Visualizzazione dei post in ordine di pertinenza per la query aldrovandi. Ordina per data Mostra tutti i post
Visualizzazione dei post in ordine di pertinenza per la query aldrovandi. Ordina per data Mostra tutti i post

mercoledì 3 ottobre 2007

prima di uscire


Sto uscendo di corsa per prendere un volo per Palermo, per un altro "caso", ma faccio almeno in tempo a fare un copiaincolla.
Ecco qua

Da La Nuova Ferrara di oggi:

Aldrovandi, gli interrogatori di garanzia
Nell’ambito dell’inchiesta-bis sentiti tre poliziotti della questura



L’inchiesta bis sulla questura di Ferrara entra nel vivo: si sono svolti nei giorni scorsi, infatti, davanti al pubblico ministero Nicola Proto, gli interrogatori di garanzia di tre poliziotti della questura di Ferrara, indagati per vari reati, tra cui falso, omissione e mancata trasmissione di atti, commessi durante la prima fase «approssimativa» dell’indagine sulla morte di Federico Aldrovandi.
Si tratta di atti dovuti e conseguenti all’acquisizione di atti e documenti, trasmessi in ritardo alla procura, di cui avevano dato notizia i legali della famiglia Aldrovandi, sottolineando le stranezze e la mancata trasparenza di una inchiesta che si trascina da due anni con ripetuti e continui retroscena, negativi per le istituzioni coinvolte.
L’inchiesta bis è stata aperta parallelamente a quella sulla morte di Federico e ha visto concretizzarsi gli interrogatori di garanzia dopo l’invio degli «avvisi» a carico dei rispettivi tre poliziotti che avrebbero avuto ruoli nei presunti ritardi, manipolazioni od omissioni. Ieri sera, interpellati, tutti i tre legali difensori dei tre poliziotti, Dario Bolognesi, Eugenio Gallerani e Gianluigi Pieraccini che hanno assistito i loro clienti davanti al pm Proto, si sono trincerati dietro il più stretto e assoluto riserbo istruttorio, lo stesso usato dalla procura. E così degli interrogatori non è trapelato alcunché.
Ma da tempo si sa che le persone coinvolte sono rispettivamente il responsabile della centrale operativa del 113 che il 25 settembre 2005 registrò nei brogliacci gli interventi e gli orari relativi alle due pattuglie in servizio, che ebbero una colluttazione violentissima con Federico Aldrovandi, che morì durante il loro intervento. Il secondo indagato è il dirigente, dell’epoca, che comandava la sezione dell’Upg, Ufficio prevenzione generale, mentre il terzo indagato è un ispettore del nucleo di polizia nella procura cittadina, che aveva incarichi di polizia giudiziaria e che all’epoca era diventato il punto di riferimento delle indagini e stretto collaboratore del pm Mariaemanuela Guerra che seguiva allora l’inchiesta Aldrovandi (poi si è astenuta per motivi personali di incompatibilità). L’inchiesta bis venne aperta nel maggio scorso, in parallelo all’indagine ormai conclusa sulla morte di Federico Aldrovandi, per cui è fissato il processo a carico di 4 poliziotti per il 19 ottobre prossimo. Inchiesta bis che sta accertando i motivi per cui il brogliaccio delle chiamate al 113, redatto dall’operatore, la mattina del 25 settembre fu corretto nello spazio in cui venivano riportati i dati dell’intervento eseguito dai quattro agenti delle due pattuglie accusati dell’eccesso colposo che ha causato la morte del ragazzo. Ma non solo. Anche il ritardo nell’invio di tamponi e reperti ematici prelevati il giorno della morte e tenuti in frigorifero per mesi. Atti trattenuti, inspiegabilmente. Una catena di responsabilità, presunte, che ha portato ad evidenziare negli atti dei poliziotti, non ancora chiari, ciò che può essere visto come ritardi, presunte omissioni, o ancora mancate trasmissioni di atti. Stranezze che da tempo legali e famiglia Aldrovandi avevano segnalato, sulle quali potrà fare luce l’inchiesta bis e alla luce degli interrogatori potrà anche sancire, in ipotesi, che da parte dei tre indagati non siano stati commessi illeciti. Soprattutto il pm Proto dovrà capire, come chiede la famiglia, se questi atti furono compiuti per depistare o rallentare le indagini o si trattò di pasticci burocratrici - discutibilissmi ma senza rilievo penale - commessi nella gestione approssimativa dei primi momenti dell’indagine.

Daniele Predieri

venerdì 9 aprile 2010

minimizzare, sottovalutare, coprire, omettere e depistare

ALDROVANDI: PROCESSO BIS, AGENTI VOLEVANO EVITARE INDAGINI
MOTIVAZIONI CONDANNA PER DEPISTAGGI DI TRE POLIZIOTTI SU QUATTRO
(ANSA) - FERRARA, 7 APR - Il gup Monica Bighetti ha
depositato le motivazioni della condanna in cui accoglie in
pieno le accuse a tre dei quattro agenti imputati nel processo
'Aldrovandi bis', sui presunti depistaggi nelle indagini per la
morte del diciottenne Federico Aldrovandi, durante un intervento
di polizia il 25 settembre 2005 a Ferrara.
Per la morte del ragazzo erano gia' stati condannati l'estate
scorsa gli stessi tre poliziotti: Paolo Marino a un anno, Marco
Pirani a otto mesi e Marcello Bulgarelli a 10 mesi (il quarto,
Luca Casoni, ha scelto il processo e andra' a giudizio a parte).
La tesi dell'accusa e della famiglia Aldrovandi cosi' accolta
voleva dimostrare che le indagini partirono male perche' la
polizia fece di tutto per minimizzare, sottovalutare, coprire,
omettere e depistare. Ora le motivazioni della condanna del gup
spiegano in sintesi che Paolo Marino, funzionario che dirigeva
le Volanti, l'ufficio Upg della questura di Ferrara, il 25
settembre 2005 non disse la verita' al pm Mariaemanuela Guerra,
magistrato di turno, sulla morte di Federico per non
''compromettere i propri uomini''. Pirani, che era stato il
braccio destro del pm Guerra, durante le indagini invece non
fece cio' che doveva fare, ovvero mettere per iscritto cio' che
aveva scoperto sui brogliacci pasticciati del 113, ''per non
esporre a rischio Bulgarelli e Marino'' che li avevano
compilati, pasticciati e poi tenuti da parte. E Bulgarelli,
responsabile del 113 quella mattina, quando interruppe la
registrazione della telefonata con Casoni (esortandolo nel
dirgli: 'stacca') ''aiuto' i quattro agenti ad eludere le
possibili indagini a loro carico''.
Il gup Bighetti ha anche ribadito che le indagini ''per far
luce sulla morte del ragazzo stentarono a decollare e presero
forza solamente nella seconda quindicina di gennaio 2006, dopo
una campagna mediatica stimolata dall'apertura di un blog da
parte dei genitori del giovane''. Un'affermazione, questa del
giudice, quasi a contrastare quella del procuratore capo Rosario
Mina che intervenne in aula durante l'udienza preliminare,
innescando tensioni nel difendere l'operato della Procura
parlando di 'fogna mediatica' attorno al caso Aldrovandi.

mercoledì 28 giugno 2006

(ec)citazioni


Il Sindaco di Ferrara, Gaetano Sateriale (nella foto), ha da un mese un suo blog "ufficiale", che aggiorna almeno una volta a settimana (un record, per essere un politico).
Dopo qualche riflessione sul Palio di Ferrara (quest'anno funestato dal ferimento e dal conseguente abbattimento di tre cavalli) e un paio di interventi su una disputa "ecologica" con Beppe Grillo, ieri ha scritto una pagina sull'incidente probatorio del 16 giugno: lo potete leggere direttamente qui.
Il suo blog è stato citato ieri dal blog della famiglia di Federico Aldrovandi, a sua volta citato da una serie di bloggers italiani che hanno dato vita all'iniziativa "Un post al giorno finché giustizia sarà fatta", e ovviamente ripreso anche da parte della stampa locale cartacea e non.
Mi piace questa idea di mettere in rete, in circolo, notizie e riferimenti tra cittadini, media e rappresentanze istituzionali.

Ma voglio venire a qualche riflessione più circostanziata su alcuni punti toccati dal post del sindaco:

1)"Continuiamo a restare fedeli al principio per cui, finché non c’è una sentenza del giudice, nessuno può essere considerato colpevole di alcunché. E crediamo che, in attesa del giudizio definitivo, ogni imputato o indagato debba essere considerato innocente. Continuiamo a sostenere il diritto di ciascuno alla propria autodifesa, anche col silenzio."
Concordo pienamente: i poliziotti finora hanno il pieno diritto di "difendersi dal" processo (meglio: dall'indagine), tecnicamente è sacrosanto che la loro versione rimanga fino a prova contraria quella registrata nei verbali di quel 25 settembre. Però, se verranno rinviati a giudizio e si inizierà un vero e proprio processo, la testimonianza di Anne Marie assumerà un peso determinante, contro il quale il silenzio risulterebbe perdente. Ho detto "se". Invece, se il giudice deciderà per l'archiviazione, la famiglia ha nella testimonianza di Anne Marie un'arma legale per opporvisi. Ma io non sono un legale.
Andando un passo oltre, resta comunque poco comprensibile a chi non è addetto ai lavori, alle sottigliezze del codice, comprendere tale silenzio: sul blog di Patrizia in molti chiedono di "sentire la voce" e vedere in volto i poliziotti. E' una richiesta legittima, democratica e dettata dal senso di civiltà e di trasparenza che nella convivenza sociale sono un dovere di tutti, anche e soprattutto per chi rappresenta i cittadini: se gli agenti hanno il diritto di non parlare al giudice perché questi può leggere i loro verbali, l'opinione pubblica esprime una richiesta precisa - che la loro versione, dettagliata, venga resa pubblica, di pubblico dominio. Anche per sgomberare il campo da illazioni, polemiche e pregiudizi che non fanno bene alla convivenza civile. Mi piacerebbe parlare con loro, coi loro avvocati...

2)"Sentiamo (...) il dovere di ringraziare quella signora camerunense per aver trovato il coraggio di portare la sua voce al magistrato: pur non essendo cittadina italiana, pur non essendo residente stabile nella nostra città, pur avendo un permesso di soggiorno che scade fra qualche mese.(...) quella signora ha reso un esempio di responsabilità civile che dovremmo, come cittadini, avere tutti, sempre: specie nelle circostanze difficili, quando sono in gioco i diritti degli altri e la nostra personale coscienza."
Bene, questo ringraziamento pubblico rende onore al sindaco. E' un bel gesto, che va al di là dei formali doveri del suo mandato. E' inevitabile pensare che sia anche indirettamente un appello ai suoi cittadini, italiani, residenti ferraresi del quartiere dell'Ippodromo. Non spetta al sindaco renderlo esplicito, questo invito. Viene lasciato alle coscienze individuali, su cui la politica non può e non deve incidere. Mi piacerebbe tornare a Via Ippodromo, e citofonare di nuovo ai campanelli...

3)"Sono trascorsi molti mesi difficili e oscuri dalla morte di Federico, ma l’indagine giudiziaria oggi sembra essersi avviata su di un normale percorso di ricerca della verità."
Dunque, prima di "oggi" l'indagine noncercava opportunamente la verità. Forse c'era qualche modalità, nelle indagini, non "normale". Forse perché c'era una PM che poi ha dovuto abbandonare le indagini per gravi motivi familiari, qualcuno in città parla di un congiunto coinvolto in indagini di polizia...Forse perché c'era, e c'è tuttora, un Procuratore della Repubblica, che ha tenuto un comportamento "non normale", perlomeno con i media...

infatti

4)"Nei giorni scorsi i giornali ci hanno informato che il Gip non ha riscontrato, nel comportamento della stampa, il reato di "oltraggio a corpo dello Stato". Un’accusa molto discussa dalle associazioni (anche nazionali) dei giornalisti, perché apparsa come volontà di limitare l’esercizio del dovere di cronaca.
Il 25 febbraio (due giorni dopo la messa in onda del mio secondo filmato sul caso Aldrovandi), perveniva, alle redazioni di diversi quotidiani locali e nazionali, un fax della Procura Generale della Repubblica di Ferrara, dunque dall'ufficio del dottor Messina.
(Cito da estense.com): "Nel fax si annunciava l’apertura di un procedimento penale in cui venivano ipotizzati, in maniera generica e senza l’indicazione dell’articolo sotto accusa, i reati di diffamazione a mezzo stampa e offese rivolte all’autorità inquirente. Nella nota della Procura venivano, inoltre, richieste, “con cortese sollecitudine”, copie di tutti i giornali che riportano notizie “sull’infausta vicenda che ha portato alla morte del giovane Federico Aldrovandi”, le generalità dei giornalisti autori dei servizi e quelle del direttore responsabile."
In conseguenza alle proteste delle associazioni nazionale e regionale della stampa, il 20 aprile si è tenuto a Ferrara un dibattito sulla libertà d'informazione sul caso Aldrovandi: tra gli ospiti, il Questore Elio Graziano, che dal confronto coi giornalisti è uscito piuttosto imbarazzato. Io non c'ero. Ma mi sarebbe piaciuto poterci essere, magari col portavoce della Polizia di Stato dottor Roberto Sgalla, e poter parlare liberamente del clima intorno al trattamento del caso Aldrovandi nei media... Mi piacerebbe molto poterci parlare, ora, col dott. Sgalla, e magari anche coi rappresentanti dei sindacati di Polizia che nei mesi scorsi non hanno mancato di far sentire la loro parola sul caso, perdendo più di un'occasione per avvalersi della facoltà di non parlare...

lunedì 18 febbraio 2008

buchi neri


Con questo post, facciamo il riassunto delle puntate precedenti, sia per quanto riguarda "Chi l'ha visto?" che questo blog, sul caso di Federico Aldrovandi.

Ecco una lista delle puntate dedicate finora a questa vicenda [con qualche accenno ai contenuti dei miei filmati]:

0) 16.01.2006: in studio Federica Sciarelli parla del blog dei genitori (io ero a Ferrara in quei giorni)
1) 23.01.2006: primo filmato dedicato a Federico [la mamma Patrizia racconta, lo zio Franco mostra i vestiti, qualche abitante di Via Ippodromo parla]
2) 27.02.2006: secondo mio filmato [nostra "perizia" con un professore di medicina legale, altri abitanti della via]
... mesi e mesi di pressioni, censure, rinvii...
3) 02.10.2006: terzo filmato messo in onda [riassuntone con la testimonianza di Anne Marie, intervista al nuovo questore, avvisi di garanzia, ecc.]
4) 22.01.2007: quarto filmato [incidente probatorio periti, rinvio a giudizio, intervista agli avvocati della difesa, ecc.]
5) 25.06.2007: quinto filmato [udienza preliminare, telefonata Silvestri; Patrizia e Lino collegati con Federica]
6) 09.07.07: sesto filmato [la "bufala" di Silvestri...]
7) 29.10.2007: settimo filmato [prima udienza del processo...]
8) 21.01.2008: ottavo filmato [udienza con filmato della Scientifica, testi Solìto, Silvestri, ecc.]
9) 11.02.2008: diretta con Patrizia e Lino da Bologna [video Scientifica, telefonata 113-112]

Ora, alcuni di questi filmati, si trovano anche in rete:
1) e 2) sul blog della famiglia, a questa pagina
3) diviso in due parti, si dovrebbe trovare qui e qui (ma io non riesco a sentire l'audio).
4) qui
5) qui, ma solo la parte del collegamento coi genitori
6) qui
8) diviso in due parti, rispettivamente qui e qui
9) diviso in due parti, rispettivamente qui e qui.

Ecco, spero che questo serva a chi magari ha "scoperto" da poco questa storia, e magari si vuole documentare meglio (magari prima di sparare contro i mass-media complici di insabbiamenti, ecc.)...

Naturalmente sono molte più le mancanze, i "buchi" (neri?) tra un filmato andato in onda e l'altro, rispetto a quanto si riesce effettivamente a (ri)trovare. Forse qualche altro filmato si troverà altrove: mi farà piacere aggiungere i link, se me ne verranno segnalati!

Per quel che riguarda altri tipi di "buchi", beh, forse è il caso di riassumere un pò i post di questo blog dedicati ad "Aldro":
1) 12.01.2006: Senza respiro
il primo post, scritto d'un fiato (senza fiato) subito dopo aver trovato un accenno alla vicenda su Indymedia...
2) febbraio 2006, senza parole
il secondo post, in un periodo intenso di viaggi a Ferrara, riprese, interviste...
... mesi e mesi di pressioni, censure, rinvii...
3) 11.05.2006: megamix
altri casi...
4) 18.05.2006: We shall overcome
5) 17.06.2006: cittadini
sulla fondamentale testimonianza in incidente probatorio di Anne Marie, cittadina camerunense.
6) 19.06.2006: io c'ero
sul servizio del TGR Emilia-Romagna a proposito dell'incidente probatorio
7) 20.06 e 21.06.2006
un paio di accenni sottili alle ragioni di alcuni "buchi"...
8) 28.06.2006: (ec)citazioni
il sindaco di Ferrara ha un blog...
9) 04.07.2006: l'autore sono io
coming out del sottoscritto, dopo i mesi di cui più sopra...
10) 17.07.2006: noncompleanno
il noncompleanno di Federico...
11) 25.07 e 28.07.2006
due traduzioni delle testimonianza di Anne Marie
12) 12.09.2006: a prescindere
il vecchio questore...
13) 19.09.2006: due caffè e un chinotto
il nuovo questore...
13) 25.09.2006: io non c'ero
manifestazione con 8000 persone per le strade di Ferrara chiedendo "Verità per Aldro"
14) 26.09.2006: nonanniversario
a un anno e un giorno dalla morte di Federico
15) 04.10.2006: ascolti, si fa notte
sul terzo mio filmato mandato in onda (dei numerosi preparati in "quei" mesi)
16) 05.10.2006: presentazioni
17) 25.10.2006: de rebus aldrii
nonostante il post iper-critico, si parla di una delle pochissime trasmissioni televisive dedicate al caso, in quei tempi...
18) 13.11.2006: non è stata la roba, non sono stati loro... sarà stato Babbo Natale?
le conclusioni della super-perizia medico-legale
19) 07.12.2006: Pif!
persone informate sui fatti
20) 10.01.2007: senza commenti
il rinvio a giudizio dei quattro agenti di Polizia
21) 23.01.2007: (senza) sosta
dopo il quarto filmato andato in onda a "Chi l'ha visto?"
22) 15.05.2007: Udite, udite!
annuncio dell'udienza preliminare
23) 07.06.2007: L'acqua di Federico
iniziativa umanitaria per costruire un pozzo in Africa in nome di Federico
24) 26.06.2007: inviti
sul quinto filmato andato in onda, con la telefonata di Silvestri, fatto vedere e sentire ai genitori in collegamento
25) 11.07.2007: la moglie del bufalo
la rocambolesca prima ritrattazione di Silvestri
26) 18.07.2007: astrophytum
altro noncompleanno di Federico
27) 30.07.2007: storie di ordinario squadrismo
i signori Aldrovandi incontrano il disonorevole Giovanardi nel salotto dello gnorri Mirabella
28) 03.10.2007: prima di uscire
l'inchiesta-bis su errori, omissioni, depistaggi da parte dei superiori dei quattro poliziotti imputati...
29) 17.10.2007: interesse sociale
ammesse le telecamere al processo, che inizia il 19 ottobre 2007
30) 29.10.2007: i did it (my way)
sesto mio filmato sulla prima udienza...
31) 26.11.2007: distanze
di cinema e di altro
32) 10.01.2008: i 691 giorni del bufalo
scritto il giorno prima dell'udienza in cui avrebbe testimoniato Ivo Silvestri
33) 14.01.2008: la porcata
scritto dopo la testimonianza in aula di Silvestri, che ha di nuovo ritrattato
34) 21.01.2008: una raccomandazione
settimo filmato in onda: contiene parti del filmato della Scientifica e diverse deposizioni...
35) 22.01.2008: perché ci vuole orecchio
il giorno dopo la messa in onda del filmato, con un accenno all'audio del filmato della Scientifica, importante ma poco udibile
36) 30.01.2008: si! può! fareee!
dopo il "caso Aldrovandi", la questura di Ferrara ha deciso di togliere il defibrillatore dalle sue Volanti
37) 12.02.2008: nodi
(ri?)esplode il "caso Aldrovandi" sui media, dopo una doppia pagina domenicale del Corriere della Sera


...wow. Prima di cominciare a spulciare il blog alla ricerca di questi post, non immaginavo fossero così tanti nemmeno io!

Ne abbiamo fatta di strada...
ma quel ragazzo è ancora là per terra, con dei buchi neri al posto delle nocche,
senza una scarpa e senza un perché.

mercoledì 23 aprile 2008

(ri)metterci la faccia


"Non sei responsabile di quello che sei, ma sei responsabile di quello che fai di ciò che sei".
(Jean-Paul Sartre, autore di "A porte chiuse").

Nessun commento sull'undicesima udienza del "processo Aldrovandi" e sul confronto, avvenuto a porte chiuse, tra il sottoscritto (col cognome che continua ad avere una "L" sola) e Ivo Silvestri, o meglio tra Silvestri e il suo racconto della notte del 25 settembre 2005: guardate qua, qua, o leggete qua.
Oppure ancora cliccate sull'immagine qui sotto per leggere l'articolo su "La Nuova Ferrara" di oggi.


P.S. Ecco invece come ha riassunto l'udienza l'agenzia stampa ANSA:
ALDROVANDI: FACCIA A FACCIA 'SUPERTESTIMONE'-GIORNALISTA
(ANSA) - FERRARA, 22 APR - Un faccia a faccia (a porte
chiuse) tra il ''supertestimone'' Ivo Silvestri e Dean Buletti,
il giornalista di ''Chi l'ha visto'' che nel giugno scorso
raccolse e registro' la sua lunga confessione telefonica: e'
stato questo il momento piu' importante dell'undicesima udienza
del processo per la morte di Federico Aldrovandi, il diciottenne
ferrarese morto il 25 settembre 2005 durante un intervento di
polizia. Per quell'episodio quattro agenti sono ora imputati per
eccesso colposo.
Silvestri in un primo tempo dichiaro' di essere stato
presente quella mattina in via Ippodromo, e di aver assistito
nascosto in auto al pestaggio del ragazzo. Rintracciato e
convocato nella caserma dei carabinieri per essere ascoltato dal
pm, ritratto' tutto. Anche in tribunale, nel gennaio scorso,
ribadi' di non essere mai stato in via Ippodromo, e di aver
chiamato la trasmissione per cercare di fare qualcosa di utile
per la famiglia del ragazzo. Il giudice per andare a fondo della
questione lo ha messo a confronto con il giornalista che
registro' la sua telefonata-confessione di 40'. Anche
riascoltando la registrazione, pero', Silvestri ha insistito
nella sua ritrattazione. E' stato ascoltato anche un giornalista
di una testata locale, ma la sua testimonianza e' stata in gran
parte viziata dalla sua impossibilita' a ricordare con esattezza
le fonti degli articoli al centro del dibattimento.
Le prossima udienza e' stata fissata per il 9 maggio, quando
saranno esauriti i testimoni della difesa. Il 19 maggio si
tornera' in aula con i primi esami degli imputati. Il processo
proseguira' poi il 3 e il 12 giugno.
(ANSA).
YWV-BS
22-APR-08 19:01 NNNN

martedì 12 settembre 2006

a prescindere


Roma, anno 1956: debutta lo spettacolo di varietà (o, come si diceva allora, di rivista) "A prescindere". Protagonista assoluto, Antonio de Curtis, in arte Totò.

La locuzione "a prescindere", col significato di senza tenere conto di, entra nel linguaggio comune e diventerà una delle espressioni care ai sessantottini, come a monte, portare avanti un discorso, nella misura in cui, eccetera.

Ferrara, anno 2006: rimosso il questore Elio Graziano.

Inciso 1: Un paio di giorni prima, il ministro degli Interni Amato visita la città e, tra gli altri, incontra per un'ora Lino Aldrovandi, il papà di Federico. Dopo l'incontro ha auspicato pubblicamente che la vicenda sia finalmente affrontata in un pubblico, democratico e regolare processo.

Inciso 2: Ho incontrato due volte il questore Graziano. Quello che mi disse in intervista è in parte riportato testualmente nei filmati di "Chi l'ha visto?", in particolare nel secondo. L'ultima volta che lo incontrai, sulle scale della Questura di Ferrara, mi fece dei sarcastici complimenti per "il bel servizio" che avevo realizzato, e puntualizzò ancora una volta che quello dei suoi ragazzi su Federico Aldrovandi non era un "fermo", termine tecnicamente inopportuno, ma addirittura un "intervento di soccorso".

Il quotidiano locale Il Resto del Carlino ha intervistato Graziano:
(...) D: Immaginiamo la sua più grande amarezza...La morte di Federico Aldrovandi.
R: «Una tragedia per la famiglia, in primo luogo, ma anche per noi, a prescindere da come è andata».(...)

Quella morte è una tragedia proprio per come è andata, non si può prescinderne. Sennò diventa una morte qualunque, una morte che come tutte le morti significa dolore per una famiglia. E nient'altro. Invece qui non è andata come doveva andare.

martedì 4 luglio 2006

l'autore sono io


Sono l'autore e regista dei due filmati di "Chi l'ha visto?"
dedicati alla vicenda di Federico Aldrovandi.
Sono io ad aver aperto un mini-sito,
che ho chiamato aldro.iitalia.com.
Ci ho messo io i due filmati.
Io ho segnalato il mini-sito sul blog della famiglia
sotto lo pseudonimo "Vertov".

Ora, qui, pubblicamente mi assumo tutte le responsabilità (legali e non) del caso: questo post va considerato uno spazio di autopromozione professionale, un esempio del lavoro che so fare e che in questo momento non posso svolgere per i motivi che ho elencato in un altro post...

Aspetto riscontri.

P.S. Visto che questo post continua tuttoggi (febbraio 2008) ad essere tra i primi risultati su Google quando si cerca "Federico Aldrovandi" e "Chi l'ha visto?", invito chi ci fosse arrivato direttamente a cliccare qui per leggere qualche notizia più aggiornata. Grazie. Dean Buletti
P.P.S. Il mini-sito non è più funzionante: i primi due filmati sul caso Aldrovandi si trovano qui.

lunedì 9 novembre 2009

misericordia

Nelle preghierine di quando ero bambino ci si doveva "ricordare" di qualcuno:
allora stasera ricordo qualcuno e gli dedico una preghierina...

Giovanardicarlo me lo ricordo bene,
è sempre il solito ordinario squadrista
che disse in faccia ai genitori di Federico Aldrovandi
che il loro figlio era morto da tossico
.
E Federico Aldrovandi e Stefano Cucchi sono miei fratelli
e non ne provo vergogna.

Che il dio dei tossici e dei pestati a morte si ricordi di lui e ne abbia misericordia,
e che i suoi figli se ne ha, si vergognino di essere stati generati da lui.
E di suo Fratellodaniele,
che per conto del suo governo gestisce dei lager nella Rozza Emilia,
abbia misericordia il dio dei senza identità, degli espulsi,
che sono anch'essi miei fratelli più di lui e di suo fratello.
E un dio della fratellanza se esiste, che provi vergogna per certi fratelli.
Che piuttosto che la vergogna di nascere fratelli di giovanardi, meglio nascer bastardi.

giovedì 18 febbraio 2010

un saluto dalla fogna


"Fogna mediatica".
Così Rosario Minna, capo della Procura di Ferrara (successore di Sewerino Messina, in carica all'epoca dei fatti), ha definito il "processo bis" sui depistaggi e le irregolarità intervenute nelle prime (non)indagini sulla morte di Federico Aldrovandi.

Tra i quattro funzionari della Questura ferrarese imputati, uno è Paolo Marino, colui che quella tragica mattina parlò al telefono con la PM di turno Mariaemanuela Guerra, che non si recò sul luogo, secondo l'accusa su suggerimento (depistatorio) dell'imputato.

Nell'udienza del 16 febbraio scorso, entrando a gamba tesa e "non invitato" in un processo in corso, Minna ha rovesciato l'ennesimo carico di fango (anzi, di fogna) su Federico, i suoi famigliari, i suoi amici, e anche sulla stampa che si era occupata del caso.
Non commento il fatto in sè, ma rimando al blog della mamma di Federico, quel blog da cui è partito tutto, per il sottoscritto. D'altronde c'è pure una risposta della Federazione Nazionale della Stampa.

Quello che mi viene da ricordare, perché ormai del "caso Aldrovandi" ho solo belli e durissimi ricordi, è che la "fogna mediatica" la contribuiscono a creare altri:
- i procuratori capi delle procure che non indagano, che convocano improvvide ed improvvisate conferenze stampa per divulgare solo certe parti di consulenze d'ufficio, di fatto censurandone parti importanti e facendole passare per la parola Fine sull'indagine (la prima, condotta dalla Guerra, che abbandonerà per "motivi familiari" mai chiariti un paio di mesi dopo quella conferenza stampa)...
- i questori capi, che invitano i giornalisti ad incontri informali dove esprimono liberamente le proprie convinzioni ("tanto verrà fuori che è morto per droga"), pregandoli poi di non riportare certi discorsi; e che magari poi incontrano tutta la stampa e arrampicandosi sugli specchi rendono merito a chi ha smascherato in televisione la balla (anzi, la fogna) dell'autolesionismo...
- i capi dell'ufficio stampa di un corpo di polizia di un paese democratico, che telefonano perché i servizi su quel "poveraccio" forse ucciso da quattro agenti non vadano in onda...

- ecc. ecc. ma la "fogna mediatica" non la creano coloro che cercano la verità, e che la trovano; naturalmente non la verità giudiziaria, ma quella accessibile ai mezzi di cui dispongono: telefono, telecamera e microfoni, per esempio...

Queste cose le so, le ricordo benissimo, ne avrei anche le prove, se servisse.
Ma ormai quello che so io, quello che so fare col mio lavoro, non interessa più, non importa.

Ci sono ben altre fogne, caro procuratore capo, di quelle mediatiche.
Sono le fogne dove le voci libere non risuonano nemmeno.
E a me fanno molta più paura.

Perchè dentro, mi creda, ci si sente molto più soli...

martedì 25 luglio 2006

traduzioni


E' stata resa pubblica la trascrizione della testimonianza, resa in incindente probatorio, da Anne Marie, la signora camerunense che ha visto Federico Aldrovandi morire in seguito ad un pestaggio della polizia. Lo riferisce con ampi stralci Il Resto del Carlino.

Ora, leggendo l'articolo, tratto da una trascrizione di una testimonianza orale, risulta evidente la difficoltà (più degli stenografi che della signora) a tradurre in parole i gesti e le azioni mostrate, le descrizioni visive, le fasi del pestaggio mimate.
Come già scritto, io c'ero quel giorno. E parlando con gli avvocati e i genitori di Federico, posso tradurre qualche passaggio meno esplicito del testo:

1) "I quattro erano 'fermi fissi' mentre lui si avvicinava: "Questi dicevano ‘apri il baule, aprilo’".:
E' evidente dal resto del racconto che qualcuno prende qualcosa dal baule; ora, se la prima coppia di poliziotti affronta già Federico con i manganelli, allora si tratta della seconda volante (seconda coppia) che si appresta ad armarsi di sfollagente...
notare quel "fermi fissi": reiterazione che intende sottolineare la risoluta immobilità, la postura già pronta all'attacco (o al contrattacco, ma Anne Marie non ha assistito a quel che avviene "prima" del cancello dell'Ippodromo) - l'attesa al varco di qualcuno che avanza.

2) "i poliziotti con i bastoni (...) arrivano qua, che fanno così per picchiarlo":
mi hanno raccontato che Anne Marie alzò vistosamente il braccio e l'abbassò ripetutamente come tenendo in mano un oggetto*, nel chiaro gesto di chi picchia dall'alto verso il basso...

*gli sfollagente che lei traduce semplicemente come "bastoni", termine che -se si trattasse dei tonfa (visti anche a Genova/G8)- sarebbe più appropriato, essendo il tonfa non una normale manganello (corto, "morbido" e vuoto internamente) ma un vero bastone a T, lungo e pieno (quindi più rigido). Personalmente non ho mai visto immagini né mai saputo con certezza di che tipo di sfollagente si parli, nel caso Aldrovandi.

3) "(Il quarto poliziotto) picchiava con i piedi, che lo vedevo fare così, pum. Pum immagino io, perchè lo vedevo proprio...". Sentiva il rumore che provocava il movimento dell’agente? "Non c’era mica del ferro, non ho visto. Ho visto il movimento, il rumore no. Ho detto che ero coperta dalle macchine. Il poliziotto era sul suo movimento libero ma che... se lo picchiava e la mia immaginazione, se qualcuno è per terra e tu fai così vuol dire picchia lui o picchia per terra".:
questo è un passaggio particolarmente poco comprensibile, trascritto così. Patrizia ci raccontò, traducendo anche la mimica, l'energia di Anne Marie nel descrivere in modo molto diretto l'episodio. Pur incalzata dalle domande dei difensori degli agenti, che tentavano di metterla in difficoltà, facendole ammettere che dalla sua visuale non vedeva direttamente la testa di Federico e quindi dove arrivassero i calci che vedeva partire, lei reagisce alzandosi in piedi e mostrando come il piede del poliziotto si sollevava anche in aria e veniva poi calato verso il basso come per pestare qualcosa... è più che evidente che Anne Marie non stava descrivendo lo spegnimento di un mozzicone...


4) "non è che vedo molto bene per dire sulla testa, sul corpo, dove. Però vedo che tutti fanno il movimento di... Quando il ragazzo fa la sua sforbiciata tutti sono su di lui a picchiarlo".:
è notte, tra il suo balcone e la strada ci sono forse anche dei rami di alberi, le auto "impallano" la vista di Federico a terra con gli agenti sopra. Ma mimando più volte le manganellate inferte sollevando il braccio sopra la testa e calandolo ripetutamente verso terra, Anne Marie traduce in gesti tutta una storia che a raccontarla a parole non basta un resoconto stenografico...
da notare, en passant, che a questo punto si ripete (nell'articolo) l'accenno alla "sforbiciata". C'è stata, ma prima (quando Federico era ancora in piedi e almeno a mezzo metro dal poliziotto più vicino, fuori dalla portata dei manganelli), ora è a terra e scalcia nel vuoto, verso l'alto come può (la poliziotta gli sta tenendo le gambe)...

5)"quando dice ‘ahi mi sta dando i calci’, quello libero picchia ancora, ma picchia...":
la donna, che lo tiene giù per i ginocchi o gli stinchi, non riesce a bloccare le gambe di Federico, che scalcia e la colpisce (personalmente ritengo si tratti della conseguenza del tentativo di ripararsi dai colpi, di liberarsi dalla stretta micidiale e dalla tortura delle manganellate e dei calci)...
notare quel "picchia ancora, ma picchia": nell'Italia (emiliano-romagnolo) di Anne Marie questa è una sottolineatura; si reitera il predicato verbale ("picchia"), accentuando con la voce la reiterazione. Un'usanza simile si ritrova nel romanesco: p.es. "l'ha fatto schiattà, l'ha fatto!", dove il secondo "l'ha fatto" sottolinea il ruolo del soggetto che fa schiattare (scoppiare, morire) l'altro (dal ridere, per esempio)...

6)"dopo un attimo loro dicono, ‘ma c’è del sangue? E’ la roba mica siamo stati noi’", successivamente sente gli stessi dire "‘moderate che ci sono le luci accese’, e a questo punto vedi che si calmano un pochettino e arriva la macchina dei carabinieri".:
Un pò riassunta, questa è la fase "dopo": Federico è fermo a terra, non si muove né si lamenta più; vedono del sangue, lo analizzano all'istante e deducono che contenga sostanze stupefacenti; poi alzano la testa e si accorgono di essere visti (e qui mi vien spontaneo un ricordo letterario: "la bocca sollevò dal fiero pasto", Dante, Inferno, Canto XXXIII)...


7)"Tra la voce dell’agente e l’arrivo dell’Arma "vado in camera per svegliare mio figlio":
non lo dice, Anne Marie, ma è da questo momento, dal timore di essere vista (lei da loro!) che inizia il suo calvario, che da quel 25 settembre s'è portata dentro fino al 16 giugno: si tira indietro, si nasconde in casa, poi prende suo figlio e fa vedere anche a lui cosa succede - cerca quasi il conforto di un'altra testimonianza per non sentirsi sola e non creduta già dentro casa...

Il finale è di nuovo il "dibattito" tra Anne Marie e gli avvocati dei poliziotti: ovvio che Anne Marie non ha visto ogni centimetro del corpo di Federico e ogni singolo colpo inferto, ma al di là di alcuni dettagli celati dal buio, dai corpi degli agenti e dalla volante, quello che nell'insieme racconta è perfettamente comprensibile.

Chissà come lo tradurrà, tutto questo, il PM...

martedì 15 dicembre 2009

lesioni personali


Il gesto folle di Tartaglia, che ha ridotto la maschera di Berlusconi ad un quadro di Bacon (immediatamente esibito ai media), qualunque "sincero democratico" in questi giorni non ha evitato di stigmatizzarlo, condannarlo senza ma e senza però...
Va bene.

Addirittura paragonare l'aggressore ad Anteo Zamboni mi sembra un pò esagerato: un bellissimo libro che lessi qualche anno fa, racconta come l'adolescente fu preso e linciato sul posto come capro espiatorio di un (finto?) attentato che pare fosse una tappa del regolamento di conti interno al fascismo (tra Arditi e squadristi)...

Ma però i miei ma e i miei però mi frullano ancora in testa, non li posso nascondere.

L'espressione "regolamento di conti interno al fascismo" l'ho usata apposta. Vi ricordate, chi fu a definire l'omicidio D'Antona "un regolamento di conti interno alla sinistra"? Leggete un pò qua.
Si parlava di "sinistra che semina odio", ed erano otto anni fa.

In questi otto (e più!) anni, Berlusconi e i suoi governi (ma pure quelli "sinceramente democratici" di centrocentrosinistra), hanno, con pensieri, parole, opere e omissioni, portato avanti una continua semina di violenza. E parecchie vendemmie.
Senza bisogno di citare le parole a caso pronunciate da B. e dai suoi ministri della Repubblica ("sinceramente democratici"? - ne potete leggere un pò in questo articolo e altre nei relativi commenti), basterebbe pensare per esempio a un paio di leggi, una chiamata Fini-Giovanardi (sulle droghe) e una chiamata Bossi-Fini (sull'immigrazione)... (parentesi: il leader della (finta?) opposizione interna al PDL ha firmato in testa ste due schifezze, lo ricordo en passant).

Ebbene, in nome di queste leggi, quanti immigrati, tossicodipendenti (veri o presunti come Cucchi o Aldrovandi) hanno ricevuto trattamenti personali ben peggiori di quello riservato l'altrasera a Berlusconi?

Si dirà: che c'entra? Niente, appunto. Intanto le truppe degli squadristi catodici e della Rete stanno sfoderando i manganelli. E noi ce ne accorgeremo, che sono squadristi non virtuali, solo quando sarà la nostra, di faccia, a sanguinare. Personalmente. E accadrà fuori dal televisore, al di là dello schermo dietro cui tu mi stai leggendo. E accadrà di nuovo, forse non a me o a te. Ma a qualche nostro fratello, o figlio matto, negro, tossico...
Di nuovo, come a Genova, per esempio. Erano otto anni fa, ricordi?

...
Certo bisogna farne di strada
da una ginnastica d'obbedienza
fino ad un gesto molto più umano
che ti dia il senso della violenza
però bisogna farne altrettanta
per diventare così coglioni
da non riuscire più a capire
che non ci sono poteri buoni
da non riuscire più a capire
che non ci sono poteri buoni.

(De André, un sincero anarchico)

martedì 12 febbraio 2008

nodi


Avevo già sentito parlare di "sistema dei media", e di come certe notizie non diventano tali davvero finché a parlarne non sono "le principali testate". Che s'intrecciano, si legano tra di loro secondo percorsi tortuosi.
In Italia non c'era bisogno di aspettare il profeta Grillo per sentir parlare di una certa autoreferenzialità del mondo dell'informazione...
Ma di fronte all'eco avuta dal video della Polizia Scientifica su Federico Aldrovandi, mi sono un pò stupito.
N.B. Eco tardiva, ma sempre meglio tardi che mai, sia ribadito!

Presentato al processo nell'udienza dell'11 gennaio scorso, ripreso dal mio operatore dal monitor in aula, ne avevo incluso una buona parte nel filmato che "Chi l'ha visto?" ha mandato in onda il successivo 21 gennaio. Nel blog della famiglia un post dello stesso 21 gennaio, aggiornato un paio di giorni dopo, parlava di quella trasmissione e ne segnalava anche la "trasposizione" fatta su Youtube (in due parti: qui la prima, e qui la seconda).

"Improvvisamente" dallo scorso weekend pare si siano accorti in tanti (dal Corriere della Sera a Studio Aperto, fino ai fogli-spazzatura "regalati" in metropolitana) dell'esistenza di quel filmato.
Era doveroso tornare a mostrarne alcune parti, lasciando ai genitori di Federico un commento, riannodare con loro i fili di una storia lunga e da altri riassunta con lacune e imprecisioni...
Soprattutto era doveroso cercare di far sentire alcuni suoni: il cinguettìo degli uccellini mentre un ragazzo sta lì morto per terra, il suo cellulare che suona a vuoto e nessuno sa ancora cosa inventarsi e quindi nessuno risponde, una agghiacciante risata fuoricampo, i singhiozzi di pianto di uno dei quattro poliziotti imputati dell'omicidio (colposo) di Federico, le sue parole nel descrivere il punto "dove ha avuto luogo la prima colluttazione" negata quel giorno ai genitori e ammessa a fatica solo 4 mesi dopo, quando alla Camera il ministro Giovanardi rendeva pubblica la notizia che si fossero spezzati due manganelli sul corpo di quel diciottenne...

Era ancora più importante far ascoltare una telefonata tra Questura e Comando dei Carabinieri (la si può sentire qui), che ha rappresentato la vera grossa novità inedita della serata. Qualcuno la potrebbe definire la smoking gun, non tanto del delitto su cui è in corso un processo (che si svolge solo e soltanto dentro il tribunale), ma piuttosto dei depistaggi, degli insabbiamenti, delle versioni fasulle, degli accordi tra "colleghi" anche di corpi diversi dello Stato (deviati?)...
Un filo d'indagine, quello su quanto sia successo (e quanto non è successo) dopo la morte di Federico, che inevitabilmente si annoda a quello centrale, quello della vita di Federico, assurdamente strappato...

lunedì 12 novembre 2007

area di sosta


"Gabriele Sandri, ragazzo" si potrebbe intitolare questo post.

Perché, se davvero - come riporta questo articolo di D'Avanzo- il poliziotto ha sparato pensando ad una rapina al distributore, questa non è una vicenda di "calcio malato", di "tifo violento", di "scontri tra ultras e forze dell'ordine" come i soliti forzati del commento del lunedì raccontano.
No, questo è l'ennesimo tragico episodio di abuso delle armi da parte delle forze dell'ordine, di chi detiene il monopolio della violenza nella nostra società.

E chiedersi se andava/andrebbe fermato il campionato di calcio, è una questione di lana caprina.
E lasciare a quattro (s)fascisti incappucciati di nero il monopolio di una protesta che dovrebbe coinvolgere l'intera società civile e portare, pacificamente, al disarmo di chi deve gestire l'ordine pubblico, è una sconfitta.

Dovremmo fare una sosta tutti quanti, e chiederci chi e perché arma la mano di quell'agente della Stradale, o di un Placanica qualunque. Perché se non ce lo chiediamo, tiriamo anche noi quel grilletto. E io non ci sto.
E mi va ancora meno che a chiederselo si rischi di finirci davanti, a una pistola carica, o a un manganello...
o (quasi) peggio ancora davanti alle (im)perizie ballistiche del portavoce della Polizia Sgalla, lo stesso che fuori dalla Diaz che colava sangue e barelle zittiva giornalisti e operatori, come ha fatto in molte altre occasioni, dal caso Aldrovandi alla conferenza stampa di ieri ad Arezzo...

Questo episodio non mi fa venire in mente altre "morti da stadio", ma piuttosto i troppi casi di adolescenti uccisi a colpi di arma da fuoco perché non si erano fermati a un posto di blocco, o ancora mille altri ragazzi morti sulle strade "per mano poliziotta", come recitava una vecchia canzone di Guccini:

Libera nos domine (da "Amerigo", 1978)

Da morte nera e secca, da morte innaturale,
da morte prematura, da morte industriale,
per mano poliziotta, di pazzo generale,
diossina o colorante, da incidente stradale,
dalle palle vaganti d' ogni tipo e ideale,
da tutti questi insieme e da ogni altro male,
libera, libera, libera, libera nos Domine!

Da tutti gli imbecilli d' ogni razza e colore,
dai sacri sanfedisti e da quel loro odore,
dai pazzi giacobini e dal loro bruciore,
da visionari e martiri dell' odio e del terrore,
da chi ti paradisa dicendo "è per amore",
dai manichei che ti urlano "o con noi o traditore!",
libera, libera, libera, libera nos Domine!

Dai poveri di spirito e dagli intolleranti,
da falsi intellettuali, giornalisti ignoranti,
da eroi, navigatori, profeti, vati, santi,
dai sicuri di sé, presuntuosi e arroganti,
dal cinismo di molti, dalle voglie di tanti,
dall'egoismo sdrucciolo che abbiamo tutti quanti,
libera, libera, libera, libera nos Domine!

Da te, dalle tue immagini e dalla tua paura,
dai preti d' ogni credo, da ogni loro impostura,
da inferni e paradisi, da una vita futura,
da utopie per lenire questa morte sicura,
da crociati e crociate, da ogni sacra scrittura,
da fedeli invasati d' ogni tipo e natura,
libera, libera, libera, libera nos Domine,
libera, libera, libera, libera nos Domine...

lunedì 14 aprile 2008

la citazione

E dopo essere stato intervistato, sono stato anche citato.
In tribunale, a Ferrara, il 22 aprile prossimo, come teste al processo per la morte di Federico Aldrovandi.
Per un risolutivo confronto con Ivo Silvestri.

Diversamente da quanto scritto da qualche ignorante che mi cita su Wikipedia, io (che ho sempre un cognome con una L sola, nda) non sostengo affatto che fosse in Via Ippodromo, la notte del 25 settembre 2005. Non ne ho alcuna prova.
Ho solo registrato una telefonata, di cui ho già parlato ampiamente e che verrà sentita in aula, nella quale:
a) mi riferisce molti dettagli della sua vita privata, che risultano veri;
b) mi riferisce molti dettagli su quella notte che rendono plausibile il suo racconto.


venerdì 24 settembre 2010

Ri-presentazioni

Ieri pomeriggio, alle 18.30, alla libreria FNAC del centro commerciale Porta di Roma, ho presentato il libro+DVD dell'amico e collega Filippo Vendemmiati "È stato morto un ragazzo".
C'erano quattro gatti, letteralmente: le persone sedute in platea si contavano sulle dita di una mano. Ma è stata comunque una chiacchierata piacevole e l'occasione di scambiare qualche opinione con Filippo.

Domani, nel giorno del quinto anniversario dell'uccisione di Federico Aldrovandi, a Ferrara, avrò l'onore di "presentare" una parte della giornata di manifestazioni (trovate il programma sul blog qui a fianco). Sicuramente ci sarà molta più gente, e sarà l'occasione per lanciare una associazione tra familiari di vittime di abusi "da uniforme".

Il giorno dopo, altro anniversario, altra presentazione: a Trapani verrà presentata un nuovo fumetto su Mauro Rostagno.
Non credo di riuscire ad esserci, ma mi farebbe molto piacere...

Per il resto, si tira a campare (sempre peggio)
in attesa che nel lavoro riesca a ritrovare stimoli
che da un pò di tempo vedo periodicamente sfumare
e non è che a me, fare il mio lavoro piaccia di meno, eh!!!

lunedì 5 ottobre 2009

motivazioni


Mi sono appena arrivate per e-mail le motivazioni della sentenza Aldrovandi.
Sono quasi 600 pagine: me le leggerò con calma...

Ma intanto, saltando alle conclusioni, leggo tra l'altro:

(...)La morte del ragazzo fu conseguenza della violenta colluttazione con i quattro agenti, armati di manganelli, decisi a immobilizzarlo e ad arrestarlo ad ogni costo, per fargli scontare le conseguenze di una precedente fase di conflitto, con reciproci atti di violenza, nel corso della quale venne danneggiata l’autovettura di servizio dalla pattuglia alfa2. L’origine le cause, le ragioni le concrete modalità di svolgimento di di tale prima colluttazione sono rimaste oscure, dovendosidichiarare l’inattendibilità della versione degli imputati Pontani e Pollastri.

Dunque la condanna a tre anni e mezzo per i poliziotti Paolo Forlani, Monica Segatto, Enzo Pontani, Luca Pollastri è motivata da ciò che si è potuto provare "contro ogni ragionevole dubbio" su quello che hanno fatto durante la seconda colluttazione.

Perché la prima colluttazione rimane oscura?
Chi ne aveva parlato, con me, era Ivo Silvestri.
Ecco cosa scrive il giudice Caruso sul confronto in aula tra il sottoscritto e Silvestri:

In successione la testimonianza del giornalista televisivo Dean Buletti che aveva raccolto per la trasmissione televisivi "Chi l'ha visto" la sconvolgente testimonianza di Ivo Silvestri, testimonianza registrata dal Buletti e mandata in onda nella quale il Silvestri raccontava di essere stato presente per caso in via Ippodromo e di avere assistito dalla sua posizione ad un autentico pestaggio nei confronti della vittima. Silvestri a dibattimento negherà ogni dichiarazione resa al Buletti, dichiarando di essersi inventato tutto e non recederà dalla posizione neppure in seguito al confronto con il giornalista e alla contestazione dei dettagli e dei particolari oggetto del racconto, per il teste assai sfavorevoli e difficilmente riferibili se non inseriti in un contesto sostanzialmente veridico e, secondo il teste, sconvolgente, avendo Silvestri dichiarato di essersi appartato nella zona di via Ipppodromo per avere un rapporto omossessuale nella sua automobile e di avere potuto perciò vedere fasi fondamentali della violenta bastonatura del ragazzo.


Non ho commenti particolari da fare.
Lavoro ancora a "Chi l'ha visto". Visto che attualmente non ho grandi motivazioni per farlo (tagli sostanziali alla retribuzione, demansionamento professionale, umiliazioni anche personali eccetera), sapere di aver fatto un buon lavoro in quel caso, mi ricorda qualche motivazione per averlo fatto finora.
E per continuare a farlo? Beh, basta leggere il post precedente
o guardare qua sotto...

martedì 11 maggio 2010

almeno lì

A Stefano Gugliotta è andata meglio che a Federico Aldrovandi.
Via Pinturicchio a Roma non è Via Ippodromo a Ferrara.
Almeno lì qualcuno si è affacciato, ha gridato "basta"
con lui, per lui,
qualcuno ha filmato...
forse ha salvato la vita a quel ragazzo.

Di quell'altro, qualcuno che è rimasto a spionare dietro le persiane
ha detto persino "avran fatto bene, si vede che si meritava una lezione".
Perché se la legge, lo stato, picchia, deve avere una qualche buona ragione
e alla fine è colpa tua.
Che sei troppo negro, ubriaco, vestito da centro sociale,
forse sei così spavaldo e incosciente da rilanciargli addosso il loro estintore,
forse indossi la maglietta del colore sbagliato e non il casco,
o solamente ti trovi lì per sbaglio,
nel posto sbagliato, al momento sbagliato, nel paese sbagliato...

martedì 15 maggio 2007

Udite, udite!


Fissata la data per l'udienza preliminare del processo per la morte di Federico Aldrovandi.
Il 20 giugno 2007, 633 giorni dopo i fatti.
Finalmente i genitori potranno vedere in faccia i quattro poliziotti.
E magari anche noi.

(Qui i post precedenti sulla vicenda)

lunedì 30 marzo 2009

stiamo inguaiati

Non ho (ancora) avuto modo di vedere integralmente la trasmissione di Fazio con ospite Saviano.
Ma ho letto alcune delle polemiche seguite a quel programma (che mercoledì scorso ha fatto saltare una puntata del mio, ma non ne sono del tutto dispiaciuto).

Della prima voglio liberarmi subito: ho letto che il procuratore aggiunto di Palermo Antonio Ingroia, intervistato da Klaus Davi, ha sottolineato il pericolo che Saviano possa essere preso per professionista dell'antimafia. Non sono proprio le sue parole, ma hanno dato il la a chi fa quotidianamente professione di anti-antimafia.
Ma mi chiedo comunque perché dovrei per forza scegliere, tra l'antimafia giudiziaria dell'allievo prediletto di Borsellino e quella culturale di uno dei migliori narratori italiani contemporanei. Non scelgo, li tengo tutti e due, alla faccia del dilettantismo di certe polemiche.

Un'altra polemica è seguita alle parole pronunciate da Saviano contro alcuni giornali locali, in particolare dell'area casertana, "controllati" più o meno indirettamente da clan camorristici, e del linguaggio spesso in codice che usano per fare, in poche parole, da ufficio stampa della camorra.
Ebbene, voglio dire due cose: è vero, e di seguito vi racconto qualcosa del come e del perché lo so; e secondo, non mi stupisce e vi dico subito perché.
C'è, tra il giornale locale e la realtà in cui il giornalista vive, una vicinanza a volte dannosa. Un esempio su tutti, vissuto sulla mia pelle: titoli e articoli sulla morte di Federico Aldrovandi sui giornali locali ferraresi nei primi giorni dopo quel 25 settembre 2005. Lì il rapporto di simbiosi con Questura e Procura ha rischiato di dare per scontato che le veline istituzionali diventassero l'unica verità possibile sui giornali e dunque nell'opinione pubblica. Altrove l'imbeccata viene dal clan, che costituisce la vera istituzione locale, e dunque la verità dei titoli diventa nell'opinione pubblica, l'unica possibile: quella del capoclan.
D'altronde anche quel che sparano più volte al giorno il TG4 o Studio Aperto, o altri media mainstream, rischia spesso di far diventare il delirio del capoclan dei capiclan come la verità del popolo...

Perché quel che dice Saviano sui giornali locali è vero? Ora vi racconto una mia piccola esperienza.
All'inizio del 2005 venni mandato a Marcianise, dov'era scomparso un ragazzo di ventanni, Francesco Spina.
La vigilia di Natale, Francesco era andato al solito bar (controllato dai Belforte), coi soliti amici. Poi è salito in macchina con uno di loro, e nessuno l'ha più visto. Nessuno ne parlava. Però qualcuno che la realtà locale la conosceva bene e provava a raccontarla, mi fece un nome, anzi un soprannome: 'O 'Nditto (forse "il benedetto"?).
Intanto qualche giornale locale parlava di fuga d'amore...
Francesco veniva dal Parco Primavera, dove qualche mese dopo fu ucciso un suo amico: gli hanno sparato mentre percorreva la strada in scooter, è rimasto a terra per ore tra le macchine che facevano zig-zag per schivare il corpo insanguinato.
Tornai a Marcianise nel marzo 2006. Avevano arrestato due fratelli, i Froncillo, con l'accusa di aver sciolto nell'acido il ragazzo, colpevole di aver spacciato per conto suo della cocaina del clan. Una "curiosità", all'epoca, mi spinse a intervistare l'allora sindaco, che all'indomani del primo filmato sul caso (31/01/2005) nel quale avevo parlato di ambienti mafiosi dov'era cresciuto Francesco, aveva polemizzato contro "Chi l'ha visto?". In occasione del matrimonio del fratello di 'O 'Nditto, un suo assessore aveva concesso agli sposi di atterrare con l'elicottero in paese, in pieno glamour hollywoodiano che tanto piace ai tamarri gomorristi. La notizia è già stata ripresa a suo tempo anche dallo stesso Saviano.
Quell'intervista che feci all'allora sindaco nel marzo 2006 è ancora in qualche cassetto. Da allora sono successe molte cose, da quelle parti: arresti, scioglimenti di consigli comunali, assoluzioni in tribunale e condanne definitive per strada. Ma la situazione si è evoluta secondo quanto si poteva intuire già all'epoca.

(immagine ripresa dal sito del giornale)
Proprio stamattina, andando in giro per siti alla ricerca di notizie sulla polemica su Saviano e i giornali locali (ripresa anche da Dagospia), mi sono imbattuto in questa notizia: Michele Froncillo, 'O 'Nditto, avrebbe coinvolto l'ex-sindaco Fecondo di Marcianise in un'indagine per degli appalti. Anzi, secondo la Gazzetta di Caserta, lo ha inguaiato. Ecco, appunto. Inguaiato.

Ha ragione Saviano: le parole sono importanti, diceva qualcuno. E a volte pesano come macigni, a volte sono badilate di letame per costruire montagne di merda, a volte te le fanno ingoiare*. A volte col piombo. Il piombo con cui si stampa(va)no i giornali e quello dei proiettili, come a Giancarlo Siani, quello (vero) di Fortapàsc. Prima che Gomorra diventasse Gomorra, ha titolato qualche giornale nazionale. Di quelli che fanno quotidiana professione di anti-antimafia. Anche se la situazione si è evoluta secondo quanto si poteva intuire già all'epoca...


*P.S. Oppure, a volte, te le fanno semplicemente mettere in un cassetto. O in un blog, che in fondo è uguale...

lunedì 6 aprile 2009

può capitare di tutto


Qui un articolo e qui il servizio del TG regionale e qui quello della tv locale Telestense sull'udienza di sabato al processo Aldrovandi.
Ora una lunga pausa, poi il 19 giugno la requisitoria del PM, le arringhe degli avvocati e la sentenza, prevista per il 30 giugno.

In questa udienza è in qualche modo entrata la vicenda Rasman: le parti civili avevano chiesto di utilizzare un manuale d'istruzione della polizia, assunto come prova per la condanna in primo grado di quattro agenti a Trieste; il giudice di Ferrara ha preferito sentire direttamente chi l'aveva scritto, chi insegna ai poliziotti come si deve svolgere un'azione di contenimento. Con l'audizione di una serie di istruttori delle scuole di polizia, è emerso che schiacciare di peso qualcuno pancia a terra, può causare un deficit respiratorio e dunque, poi "può capitare di tutto", come hanno detto in aula.

E' stato spiegato che ci sono modi appropriati di ammanettare qualcuno a terra, e prima di buttare a terra una persona per contenerla, e prima di contenere una persona esagitata, e prima di usare il manganello, e prima le parole, per calmarla. Prima.
Perché poi può capitare di tutto, se parti con le parole sbagliate...

e allora mi viene in mente una poesia di Giorgio Caproni:

Sassate

Ho provato a parlare.
Forse, ignoro la lingua.
Tutte frasi sbagliate.
Le risposte: sassate.