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martedì 25 novembre 2008

un colpo al cuore


Processo Aldrovandi: spunta una nuova foto del cuore di Federico. C'è un vistoso ematoma.
Il professor Gaetano Thiene, direttore dell’Istituto di anatomia patologica dell’Università di Padova, ci ha scritto una relazione. La trovate qui.
Presentata dai legali della famiglia, è stata ammessa dal giudice Caruso. Gli avvocati della difesa hanno protestato per il metodo e i tempi con cui queste prove sono entrate nel dibattimento.

Quella foto (e altre?) è stata fatta nel settembre 2005 da chi ha eseguito l'autopsia su Federico, i consulenti della procura Eleonora Lumare e Stefano Malaguti. Ma non è mai entrata nel fascicolo consegnato all'allora PM Maria Emanuela Guerra (che ha poi mollato l'indagine per "motivi personali" mai chiariti).

Gli avvocati della difesa hanno ragione.
Non importa che siano prove a favore o contro gli imputati.
La cosa è gravissima in sé. Qualcuno ha nascosto delle prove.


Qualcun altro, ancora una volta in questa vicenda, non ha fatto il proprio dovere quando doveva...

martedì 30 settembre 2008

terra a terra


Altra udienza al processo per la morte di Federico Aldrovandi: hanno parlato i periti di parte civile.
Federico sarebbe morto per asfissia - questa la tesi che è (sempre stata) sostenuta dalla parte civile, ma ci sono un paio di dettagli in più:

1) il volto di Federico porta i segni evidenti che è stato tenuto con la faccia premuta a terra,
dunque i segni e i graffi al volto sono dovuti alla pressione e allo sfregamento contro l'asfalto;
2) la "fame d'aria" che ne ha provocato l'insufficienza respiratoria e quindi l'arresto cardiocircolatorio, è dovuta anche (anche!) ad un edema cerebrale di tipo post-traumatico.

Edema cerebrale di tipo post-traumatico... la prima autopsia disposta dalla Procura, i cui risultati furono anticipati dal Capo della Procura ferrarese nel febbraio 2006, parlava già di quella "ferita lacero-contusa" di circa 3 (tre!) centimetri sulla sommità del capo del ragazzo; e tra le pagine diceva che quel colpo era da attribuirsi "più all'azione di un oggetto sul capo che a quella del capo su di esso" (cito non testualmente). Esplicito, nei limiti della sua professionalità, il prof. Beduschi in aula: l'edema è causato da un trauma "come da manganello" (come da!).

Più esplicite ancora, le foto dell'autopsia che mostrano quella ferita. Io le ho viste.
Patrizia e Lino, quando - agli inizi della mia inchiesta- mi diedero il CD che le conteneva, ancora no.
E mi auguro che non si siano mai costretti a vederle.
Ne basterebbe una sola a mettere del tutto e per sempre a tacere chi ha sempre parlato di autolesionismo, di Federico aggressivo "a freddo", di malore per droga. O forse no: pensarla così è da prevenuti...
A me sono bastate per non dormire diverse notti.


Di sicuro mi piacerebbe tanto, alla prossima udienza, sentirla spiegare dai periti della difesa, quella ferita.
Se potessi andarci. Ma visto l'aria che tira dalle mie parti, mi sa che resterò a terra...

mercoledì 24 settembre 2008

anniversari


Sono quasi tre anni (domani) che è morto Federico Aldrovandi. Forse fra un pò arriverà una prima sentenza di tribunale a dirci come è morto. Io mi sono fatto una mia idea...

E sono quasi vent'anni (dopodomani) che è morto Mauro Rostagno. Forse fra un pò arriverà un rinvio a giudizio per qualche sicario. Sono ancora lontani mandanti e moventi, anche se io mi sono fatto una mia idea...

E' molto tempo che non mi sento più quel brivido profondo, quella sottile febbre sotto la pelle,
quella passione che nasceva dalle mie idee e che le nutriva, quella certa necessità
di fare quello che faccio.
Non so perché, ma qualcosa è cambiato.


(Intanto scopro che sono quasi ventitre anni (ieri) che è morto Giancarlo Siani, un giornalista napoletano di 26 anni.)

E mi trovo a chiedermi se davvero ne vale la pena.
Fuori c'è freddo e c'è rumore, e sto qui con le mani in mano,
nelle retrovie di una battaglia che forse
certi nostri generali combattono solo fra loro,
per avere il comando,
una battaglia dove non si capisce più chi è il nemico,
qual è lo scopo,
una battaglia da combattere per un popolo
a cui in fondo forse non importa,
o - peggio- per quei pochi che non contano nulla,
da anni.

E guardo il mondo da un oblò, mi annoio un pò...

giovedì 17 luglio 2008

no comment, no party

Lo Stato è come la religione, vale se la gente ci crede. (Errico Malatesta)

C'è da commentare la vicenda tribunalizia che riguarda le violenze di Stato alla Diaz e a Bolzaneto...?
C'è da non farlo?

C'è chi lo fa rivolgendo un pensiero ai nostri cari concittadini, al "popolo":
Sono convinti che in fin dei conti quelli se lo meritavano, peggio, sono convinti che sia giusto che la polizia ci vada con la mano pesante, che la faccia pagare a ragazzi, per di più in maggioranza stranieri, tanto per aggiungere vigliaccheria a vigliaccheria, che stavano manifestando, punto. Ma anche fossero stati tutti criminali incalliti, ma per caso si perdono i diritti umani quando si delinque?
Non sappiamo proprio più cosa sia la democrazia, come ho letto da qualche parte c'è una prepotente richiesta di dittatura in questo paese

(la scrittrice Licia Troisi in un commento sul blog dello scrittore Sandrone Dazieri)

C'è chi (ri)scopre Bakunin, come Giuseppe Genna, che ho letto su Carmilla.

Allora forse c'è da tornare a citare uno degli ispiratori di questo blog:
Il governo fa legge. Esso dunque deve avere una forza materiale (esercito e polizia) per imporre la legge, poiché altrimenti non vi ubbidirebbe che chi vuole ed essa non sarebbe più legge, ma una semplice proposta che ciascuno è libero di accettare e di respingere. Ed i governi questa forza l'hanno, e se ne servono per potere con leggi fortificare il loro dominio e fare gl'interessi delle classi privilegiate, opprimendo e sfruttando i lavoratori. limite all'oppressione del governo è la forza che il popolo si mostra capace di opporgli. Vi può essere conflitto aperto o latente, ma conflitto v'è sempre, poiché il governo non si arresta innanzi al malcontento ed alla resistenza popolare se non quando sente il pericolo dell'insurrezione. Quando il popolo sottostà docilmente alla legge, o la protesta è debole e platonica, il governo fa i comodi suoi senza curarsi dei bisogni popolari, quando la protesta diventa viva, insistente, minacciosa, il governo, secondo che è più o meno illuminato, cede o reprime.
(Errico Malatesta, Il nostro programma)

martedì 15 luglio 2008

gasp!


E aggiungerei: sob! proot! ka-pow!...

Nuova udienza al processo Aldrovandi: tutti i dettagli nella (come sempre ottima) cronaca di Estense.com (grazie a Marco Zavagli).

Cito dall'articolo:
Di cosa è morto Federico allora? “Sono poche – ammette l’anestesiologa - le cause che portano in così poco tempo alla morte. La più frequente è quella cardiaca, oppure l’insufficienza respiratoria acuta, che credo la più probabile nel caso in questione”.
Uno stato fisico che provoca fame d’aria, cianosi, aumento di pressione, congestione vascolare, emorragie, petecchie. Un soggetto in queste condizioni chiede aiuto, cerca di respirare a tutti i costi, emette rantoli, sussulta. La biografia medica lo chiama “gasping”.


Stava così, Federico, prima di morire. Prima di vedere un'ambulanza, prima di essere aiutato da un medico, prima di vedere una divisa di un altro colore...

mercoledì 25 giugno 2008

la faccia giusta

Sto studiando una faccia per domani...

Quale sarà la faccia giusta da "indignato speciale", quale l'espressione un pò imbronciata, tremendamente seriosa, da indossare in un tribunale, per passare da giornalistaimpegnato?

Scherzi a parte, mi dà un pò fastidio vedere sempre sui media la faccia di Saviano al processo Spartacus contro i Casalesi:
è un pò come inquadrare il dito e tenere fuori-campo la luna...

D'altra parte, è diritto degli imputati essere giudicati ma non guardati in faccia (da un obiettivo)...

giovedì 29 maggio 2008

(ri)metterci bocca

Quasi quasi dimenticavo di rimetter bocca sul caso Aldrovandi: pare che "Leonardo" abbia confermato in aula quanto già detto davanti a PM e carabinieri nel luglio scorso, riguardo alle abitudini intime del "bufalo", specificando ulteriormente che era solito accompagnarlo a Ferrara per incontri con giovani di entrambi i sessi in luoghi appartati...non era con il suo padrone, quella notte (ma dalla famosa telefonata si poteva già capire); ma si ricorda anche che la moglie di lui in quel periodo era lontana da casa... Avrebbe anche confermato di aver accettato di subire una certa pratica erotica per avere il lavoro di giardiniere che svolgeva per lui. Dunque ha mentito in aula più volte, Silvestri. A questo punto è lecito chiedersi se abbia detto la verità su dove si trovasse la notte del 25 settembre 2005, con chi stava quella notte?

lunedì 14 aprile 2008

la citazione

E dopo essere stato intervistato, sono stato anche citato.
In tribunale, a Ferrara, il 22 aprile prossimo, come teste al processo per la morte di Federico Aldrovandi.
Per un risolutivo confronto con Ivo Silvestri.

Diversamente da quanto scritto da qualche ignorante che mi cita su Wikipedia, io (che ho sempre un cognome con una L sola, nda) non sostengo affatto che fosse in Via Ippodromo, la notte del 25 settembre 2005. Non ne ho alcuna prova.
Ho solo registrato una telefonata, di cui ho già parlato ampiamente e che verrà sentita in aula, nella quale:
a) mi riferisce molti dettagli della sua vita privata, che risultano veri;
b) mi riferisce molti dettagli su quella notte che rendono plausibile il suo racconto.


domenica 17 febbraio 2008

fruttino


Oggi ho mangiato l'ultimo.
Lo sappiamo solo in tre, di cosa parlo.
Ma va bene così.

martedì 12 febbraio 2008

nodi


Avevo già sentito parlare di "sistema dei media", e di come certe notizie non diventano tali davvero finché a parlarne non sono "le principali testate". Che s'intrecciano, si legano tra di loro secondo percorsi tortuosi.
In Italia non c'era bisogno di aspettare il profeta Grillo per sentir parlare di una certa autoreferenzialità del mondo dell'informazione...
Ma di fronte all'eco avuta dal video della Polizia Scientifica su Federico Aldrovandi, mi sono un pò stupito.
N.B. Eco tardiva, ma sempre meglio tardi che mai, sia ribadito!

Presentato al processo nell'udienza dell'11 gennaio scorso, ripreso dal mio operatore dal monitor in aula, ne avevo incluso una buona parte nel filmato che "Chi l'ha visto?" ha mandato in onda il successivo 21 gennaio. Nel blog della famiglia un post dello stesso 21 gennaio, aggiornato un paio di giorni dopo, parlava di quella trasmissione e ne segnalava anche la "trasposizione" fatta su Youtube (in due parti: qui la prima, e qui la seconda).

"Improvvisamente" dallo scorso weekend pare si siano accorti in tanti (dal Corriere della Sera a Studio Aperto, fino ai fogli-spazzatura "regalati" in metropolitana) dell'esistenza di quel filmato.
Era doveroso tornare a mostrarne alcune parti, lasciando ai genitori di Federico un commento, riannodare con loro i fili di una storia lunga e da altri riassunta con lacune e imprecisioni...
Soprattutto era doveroso cercare di far sentire alcuni suoni: il cinguettìo degli uccellini mentre un ragazzo sta lì morto per terra, il suo cellulare che suona a vuoto e nessuno sa ancora cosa inventarsi e quindi nessuno risponde, una agghiacciante risata fuoricampo, i singhiozzi di pianto di uno dei quattro poliziotti imputati dell'omicidio (colposo) di Federico, le sue parole nel descrivere il punto "dove ha avuto luogo la prima colluttazione" negata quel giorno ai genitori e ammessa a fatica solo 4 mesi dopo, quando alla Camera il ministro Giovanardi rendeva pubblica la notizia che si fossero spezzati due manganelli sul corpo di quel diciottenne...

Era ancora più importante far ascoltare una telefonata tra Questura e Comando dei Carabinieri (la si può sentire qui), che ha rappresentato la vera grossa novità inedita della serata. Qualcuno la potrebbe definire la smoking gun, non tanto del delitto su cui è in corso un processo (che si svolge solo e soltanto dentro il tribunale), ma piuttosto dei depistaggi, degli insabbiamenti, delle versioni fasulle, degli accordi tra "colleghi" anche di corpi diversi dello Stato (deviati?)...
Un filo d'indagine, quello su quanto sia successo (e quanto non è successo) dopo la morte di Federico, che inevitabilmente si annoda a quello centrale, quello della vita di Federico, assurdamente strappato...

mercoledì 30 gennaio 2008

si! può! fareee!


Capolavoro del cinema parodistico, Frankenstein Junior.
Scena-culmine: il professor Frederick Frankenstein ("si pronuncia Frankestiin!"), nipote del famoso Viktor Von Frankenstein, scopre che il nonno aveva ragione: con scariche elettriche si può ridare la vita alla materia inanimata. Pronuncia così la frase del titolo, scandendola in modo indimenticabile.
Per chi volesse (ri)vedere la scena, ecco il linketto.

Fin qui la finzione comica.
Ora la realtà, tragicomica.


A Ferrara continua il processo contro quattro poliziotti per omicidio colposo, omissione di soccorso eccetera. Ingaggiando una colluttazione con il 18enne incensurato Federico Aldrovandi, durante la quale si sono rotti due manganelli, ne avrebbero causato la morte. Poi lo avrebbero lasciato a pancia sotto, manette ai polsi, inanimato come lo trovano i carabinieri giunti sul posto poco dopo. Il personale medico del 118, dopo aver fatto togliere le manette, ne constata il decesso: il suo cuore era in asistolia (assenza totale di segnali di attività muscolare e elettrica) da diversi minuti.
Qui e qui, in due parti, il mio ultimo filmato sul caso.

Una delle due volanti era dotata di defibrillatore. Uno dei quattro agenti era istruito, ma non obbligato, ad usarlo.
Forse il ragazzo sarebbe morto lo stesso.
Ma almeno, forse, si poteva tentare di salvargli la vita.

Assumendo il rischio di suscitare polemiche su un intervento di soccorso sbagliato (che sarebbe stato pur sempre meglio che l'intervento messo in atto dagli agenti, secondo il loro stesso racconto).

Abbiamo saputo che nel frattempo la Questura di Ferrara avrebbe deciso che i defibrillatori, sulle sue auto, è meglio toglierli.
Per non sapere né leggere né scrivere, come si dice...

Viviamo strani giorni, come cantava Battiato: piuttosto che fare e sbagliare, si preferisce non fare, non aiutare chi sta male, chi è in pericolo, chi è meno fortunato, più debole, chi è vittima. Meglio non intervenire, lasciar stare a crepare qualcuno per terra piuttosto che sporcarsi le mani. Meglio non assumersi responsabilità, evitare di andarsi ad intrigare in guai, meglio chiudersi in casa dietro le tende, dietro la paura e i confini del proprio quieto vivere...
qualcuno poi ci mette del suo, facendo soffrire di più, fino a morire, qualcun altro più debole, più indifeso, più incosciente.
Questa è la filosofia che va per la maggiore, di questi tempi: la chiamano berlusconismo, qualche vecchio anche fascismo, ma è qualcosa di più antico, di più ampio, di più profondo.

martedì 22 gennaio 2008

perché ci vuole orecchio


Una precisazione più che doverosa a chi me ne ha chiesto ragione: mi è stato chiesto perché di tutto il filmato di sopralluogo della Scientifica di Ferrara, si è sentito solo l'audio dell'unico momento a cui a qualcuno (non uno degli imputati di sicuro) "scappa" una risata.
In altri momenti si sente più volte una persona piangere (è uno degli imputati, come è stato sottolineato da uno dei difensori in aula), e in un altro momento si sente qualcuno dire (o chiedere) "era la prima volta che si impasticcava" (o qualcosa di simile).
Ma nessuno di questi due momenti era stato registrato in modo tecnicamente utilizzabile: il video è stato mostrato in aula su un monitor di computer, che abbiamo ripreso a distanza, con tutti i limiti (specie per l'audio, praticamente inascoltabile in aula). Dunque l'omissione, oltre che per ragioni di sintesi, è dovuta anche a ragioni tecniche.

Questo per correttezza verso chi, in quel momento, in quel luogo, stava soffrendo e oggi si trova imputato per le proprie responsabilità penali personali ma anche additato per responsabilità morali superiori subentrate anche dopo la morte incancellabile di Federico.
E inoltre per chi, seppure magari anche presente in aula, da quell'orecchio proprio non vuol sentirci.

Ora, davvero, torno a ballare sul soffitto.

lunedì 21 gennaio 2008

una raccomandazione

Mi raccomando: stasera guardate "Chi l'ha visto?".
In particolare, verso la fine, un mio nuovo filmato su Federico Aldrovandi.

(e ditelo pure a un ex-ministro degli Interni con la K)

lunedì 14 gennaio 2008

la porcata


Da estense.com:

(...)È toccato poi a Ivo Silvestri entrare in aula. Il “testimone” di “Chi l’ha visto?” ha negato tutto quello che aveva riferito in due precedenti telefonate (nel febbraio 2006 e nel luglio 2007) alla trasmissione di Rai3: “quella mattina ero in casa – ha assicurato -; ho chiamato la tv perché volevo parlare con “Chi l’ha visto?”, ma erano tutte palle”. Una ritrattazione della quale non si è convinta l’accusa, tanto che il pm Nicola Proto ha chiesto di acquisire la registrazione di quelle telefonate, richiesta che ha ricevuto l’opposizione della difesa. A questo punto il giudice Francesco Maria Caruso si è ritirato per decidere. Dopo circa mezz’ora il “responso”. “la prova si forma nel dibattimento e di queste registrazioni andrebbe richiesta copia autentica oppure una testimonianza giurata di chi l’ha acquisita”. Richiesta rigettata, dunque, anche se “qualora indagini separate e autonome – ha aggiunto Caruso – potessero far emergere nuovi elementi, mi riservo una diversa valutazione, ove si tratti di fatti influenti nel giudizio in corso”.(...)

Ore 19 e qualcosa, pausa in aula mentre il giudice Caruso si ritira per decidere sull'ammissibilità delle registrazioni.
Nei corridoi, vicino al sottoscritto il giornalista de "La Nuova Ferrara" Daniele Predieri, il PM Proto, l'avvocato di parte civile Anselmo. Si avvicina l'avvocato della difesa Trombini, che rivolto al PM, dice che "questo processo è un ginepraio e una porcata". Un ginepraio proceduralmente, per le complicazioni tecniche sulle quali non ho strumenti per commentare. Ma soprattutto una porcata perché il sottoscritto (non nominato esplicitamente) avrebbe imbastito un improprio processo mediatico (con quale sentenza, avvocato?), di fatto costruendo una falsa "testimonianza" oltretutto inutilizzabile in aula.
La porcata sarebbe cioè il comportamento tenuto dal sottoscritto nei modi e nei tempi con cui ha acquisito la "testimonianza" di Silvestri (che in aula ha dichiarato il falso su questo), e di aver poi semplicemente consegnato al magistrato incaricato delle indagini la registrazione affinché lui, unica figura legittimata a ciò, ne verificasse l'attendibilità.
Addirittura Predieri, con il suo giornale mai stato troppo tenero con "Chi l'ha visto?", si è sentito in dovere - non tanto per difendere il sottoscritto, ma il diritto all'informazione e il rispetto civico della legge- di chiedere cosa avrebbe fatto lui al posto mio, se avesse avuto in mano una possibile testimonianza diretta di un omicidio...

Resta il fatto che in aula, unica sede della formazione come prova di qualunque testimonianza, l'uomo ha smentito il racconto fatto nella telefonata. Punto.

Per quanto riguarda la registrazione, come dice l'articolo sopra citato, non finisce qui.
Ma è opportuno che io ne parli solo se, dove e quando verrò chiamato a deporre.
Dunque, su questa vicenda, sospendo qui qualunque ulteriore comunicazione pubblica.
Torno a ballare sul soffitto...

giovedì 10 gennaio 2008

i 691 giorni del bufalo

Per le "puntate precedenti" clicca qui.


23 gennaio 2006: va in onda il mio primo filmato sul mistero della morte violenta di Federico Aldrovandi.
19 febbraio 2006: viene registrata sulla segreteria telefonica di "Chi l'ha visto?" una telefonata - nell'immagine sopra il testo trascritto.
27 febbraio 2006: va in onda il secondo filmato sul caso e in diretta Federica Sciarelli fa un appello al signore "non più giovane" a farsi vivo di nuovo.

Nel frattempo passa un anno e mezzo di difficile inchiesta...

20 giugno 2007: a Ferrara, nell'udienza preliminare, il GIP decide per il rinvio a giudizio dei quattro poliziotti accusati di omicidio colposo per la morte di Federico (tra l'altro hanno ingaggiato con lui una colluttazione non necessaria durante la quale hanno rotto due manganelli...);
quella stessa mattina, mentre eravamo in aula, arriva alla segreteria del programma una nuova chiamata. La redazione richiama l'anziano sul cellulare, egli ribadisce di sapere ma di non poter dire.
Intorno alle 15.30 vengo avvisato della chiamata, e telefono subito a questa persona, registrando in audio e video il nostro colloquio. Sono una quarantina di minuti di sofferenza, di emozione, di dettagli precisi (poi confermati da riscontri oggettivi) e non necessari sulla sua vita privata (è lì il motivo principale della sua ritrosia), ma soprattutto sui fatti che racconta, con diversi elementi in contraddizione con molte delle informazioni di dominio pubblico fino a quel momento.

Nel frattempo il PM acquisisce agli atti la registrazione della telefonata, interroga il testimone, che rocambolescamente prima nega e non firma il verbale, poi si ripresenta (evidentemente ben consigliato) e ritratta tutto dicendo di aver scherzato...

Nel frattempo è partito il processo...


Domani, infine, l'anziano signore verrà chiamato a deporre al processo.

Staremo a vedere, e a sentire.

lunedì 26 novembre 2007

distanze


Ho l'impressione che non riuscirò ad aggiornare molto spesso il blog, prossimamente. Non che voglia prendere le distanze, ma il lavoro mi terrà distante da questa attività che ho sempre svolto con passione a tempo perso. E adesso, di "tempo da perdere", ne ho poco: sto per imbarcarmi in un lavoro intenso che mi porterà da Roma a Torino, a Palermo, da Trapani a Trento, all'Umbria e forse altrove in poche settimane.

Dopo più di due anni che raccolgo materiale mi fanno finalmente partire per una "missione impossibile":
raccontare qualcosa della vita e della morte di Mauro Rostagno, i 19 anni di indagini, di piste e depistaggi
che hanno portato a indagare anche la moglie e la figlia, il socio, gli amici, gli ex-compagni di Lotta Continua, parecchi mafiosi, a ventilare l'ipotesi dell'intervento della massoneria, dei servizi segreti, di Gladio, a rincorrere tracce sottilissime che collegano questa morte a quella di Ilaria Alpi in Somalia, eccetera eccetera eccetera: una bella sfida, un lavoro importante che mi fa già venire il mal di testa! ;o)

Mi ricordo l'autore di "Chi l'ha visto?" (il mio capo, insomma!), nel gennaio 2006, quando gli proposi "il caso Aldrovandi": mi disse di aspettare con Rostagno, e di affrontare prima quello; sarebbe stato, disse, il mio esame di maturità.
Siamo arrivati ad un processo, a Ferrara: ed è già un piccolo risultato.
E nonostante le minacce, le pressioni, le censure, le querele ai colleghi, siamo ancora in ballo. Anche se all'udienza di giovedì non potrò esserci...
E' stata dura e non è finita, ma la lezione di civiltà di Lino e Patrizia mi hanno insegnato molte più cose di quelle che potevo imparare sul mio mestiere.
E su "la giusta distanza" di cui si parla nel bel film di Mazzacurati (che consiglio a chi non l'ha ancora visto!).

Ecco: (ri)parto per prendere altre ripetizioni, diciamo!

lunedì 19 novembre 2007

lui ha visto la luce!


Anch'io, come Carmelo Bene, posso dire: "Sono apparso alla Madonna"!

Spulciando nelle statistiche di questo blog, ogni tanto balza agli occhi qualche visita... particolare.

Tanti ci capitano cercando in Rete le informazioni più disparate. Tra le parole-chiave più gettonate ci sono:
- "gnocche", per questo post;
- "posizione missionaria", per quest'altro e magari cercavano questo libro;
- "sconti auto giornalisti", per quest'altro;
e così via...

Tanti ci capitano, a volte, cliccando da altri blog...

L'altroieri è capitato qui qualcuno da un link sul blog della famiglia Aldrovandi, e non è certo la prima volta. Ma questo visitatore ha una particolarità in più, e cioè che si connette alla Rete da dentro il Vaticano!
Che dire? Allelujah!



P.S. Speriamo che l'apparizione sia stata gradita...
(certo non pretendo che lo possa essere
più di questa)

licenze

Serve una licenza per guadagnarsi da vivere,
una patente per stare sulla terra,
un permesso per occupare coi propri piedi e un carretto
qualche metro quadro di strada.
Se non ce l'hai, arriva qualcuno
con l'autorizzazione a punire
con la ricetta per curare
con il permesso di abusare
con il libretto d'istruzioni del tuo cervello,
e a volte
con la licenza
non poetica, di uccidere...



Vendeva frutta senza licenza, arrestato in piazza e "legato al letto"

Accusa di omicidio colposo
per il primario dell'ospedale
in cui morì Giuseppe Casu


Walter Falgio

L'assurda storia di Giuseppe Casu, pensionato di Quartu Sant'Elena morto a 60 anni dopo aver subito un ricovero coatto e sette giorni di contenzione, con mani e piedi legati al letto, giunge a una svolta. A conclusione dell'inchiesta aperta sulla vicenda, il sostituto procuratore del Tribunale di Cagliari, Giangiacomo Pilia, ha rinviato a giudizio con l'accusa di omicidio colposo il primario del Servizio psichiatrico dell'ospedale cagliaritano Santissima Trinità, Giampaolo Turri, e la psichiatra dello stesso reparto che ha avuto in cura il pensionato, Maria Cantone. A breve si attende l'udienza preliminare.
Storia ancora più assurda se si tiene conto che il trattamento sanitario obbligatorio subito da Giuseppe Casu il 15 giugno dello scorso anno non è stato comunicato al giudice entro i termini di legge. Il pensionato è morto nelle stanze dell'ospedale "Santissima Trinità" durante un ricovero coatto non convalidato nei tempi stabiliti.
Si aggiunga che parti anatomiche di Casu, utili per lo svolgimento dell'inchiesta aperta dalla Procura di Cagliari, sono sparite misteriosamente dagli scaffali dello stesso ospedale.
Giuseppe Casu non poteva essere costretto nel letto di contenzione per sette giorni di seguito. Per di più il paziente era stato sottoposto a trattamento farmacologico. La commissione di inchiesta interna della Azienda sanitaria 8 ha ritenuto «non accettabile sotto il profilo clinico, oltre che etico, un così prolungato provvedimento di contenzione fisica in assenza di tentativi finalizzati alla sua interruzione».
Un secondo procedimento, oltre quello per omicidio colposo, è stato aperto dalla Procura sulla distruzione di parti di cadavere. Ad accorgersi che il flacone con i pezzi anatomici di Casu era stato sostituito sono gli stessi consulenti tecnici della Procura. Il barattolo con le parti del corpo del pensionato, morto per tromboembolia, sarebbe stato scambiato con un recipiente contenente parti del corpo di un altro paziente, morto sempre per tromboembolia, causata da un tumore. Ma all'origine di questo disturbo ci può essere anche una immobilizzazione prolungata, così come successo a Casu. In questa direzione la Procura indaga anche per il reato di frode processuale.
La questione della ritardata notifica del trattamento sanitario obbligatorio è un altro aspetto che gli avvocati della famiglia Casu, Mario Canessa e Dario Sarigu, hanno sottoposto all'attenzione della magistratura. «Il fatto documentalmente provato della trasmissione tardiva al giudice dell'ordinanza sindacale relativa al Tso applicato a Casu, può rappresentare un'ipotesi di reato da approfondire», dicono i legali. Il sindaco di Quartu Sant'Elena ha disposto il ricovero con l'ordinanza numero 7 del 15 giugno 2006. Per legge il provvedimento del sindaco deve essere trasmesso al giudice tutelare per la convalida entro le 48 ore successive. Invece il giudice riceve la notifica solo il 20 giugno, come risulta dal timbro di deposito della Cancelleria del Tribunale. Cioè cinque giorni dopo l'ordine di ricovero. Il 21 giugno, con procedimento numero VG. 1176/06, avviene la convalida del Tso. Il 22 giugno Casu muore. Gli avvocati Canessa e Sarigu sottolineano come desti sconcerto la motivazione addotta dai medici per giustificare il Tso. In un modulo prestampato della Asl si legge: "Agitazione psicomotoria". Due parole che hanno attivato la procedura d'urgenza nei confronti di Casu mentre esercitava la sua occasionale attività di venditore ambulante. Ma se si osservano le fotografie del freelance Italo Orrù, depositate in Procura, si vede Casu quella mattina in atteggiamento sereno e scherzoso nei confronti di carabinieri sorridenti. Atteggiamento che pare incompatibile con lo stato di agitazione che ha giustificato il ricovero. Scavando nella vicenda si scopre invece che Casu si rifiutava di sgomberare la sua bancarella e che: «Era un pensionato che saltuariamente faceva l'ambulante senza avere la licenza. Non era l'ultimo, né l'unico degli ambulanti abusivi di Quartu Sant'Elena, era piuttosto il soggetto più vulnerabile. Svolgeva questa attività in modo anomalo perché in realtà spesso lasciava la merce e il mezzo incustoditi», racconta il "Comitato verità e giustizia per Giuseppe Casu" nel sito Comitatogiuseppecasu.it , ricco di informazioni e documenti sulla vicenda. «Nella tarda mattinata del 15 giugno, come in molte altre occasioni, si presentano al signor Casu i vigili urbani, i quali, va sottolineato, la mattina precedente avevano comminato a quest'ultimo una contravvenzione di ben 5000 euro "per vendita senza licenza di frutta e verdura in strada"», spiega nella interrogazione presentata dal senatore Mauro Bulgarelli ai ministri dell'Interno e della Salute. «Sanzione di importo analogo viene elevata a Casu anche nella mattinata del 15, suscitando la comprensibile reazione di quest'ultimo. Una reazione assolutamente pacifica», continua il senatore. Dopodichè in pochissimo tempo intervengono i carabinieri e un'ambulanza. Casu viene afferrato di fronte a molti passanti. Cade a terra, viene immobilizzato e ammanettato, come appare chiaramente nella fotografia di Orrù pubblicata in questa pagina . Quindi caricato sull'ambulanza. Ancora Bulgarelli: «Non vi è, apparentemente, alcuna spiegazione plausibile che giustifichi un intervento tanto violento, essendo il signor Casu un individuo indifeso e pacifico, tanto da far pensare che l'intervento delle forze dell'ordine sia motivato dall'intenzione di infliggere una "punizione esemplare" a uno dei tanti venditori abusivi che ogni mattina affollano la piazza».

(da "Liberazione", 18/11/2007)

martedì 13 novembre 2007

to comment or not to comment?


I fatti di domenica continuano a far scorrere fiumi di bit, ne scrivono tutti. E' il tentativo collettivo di leggere un racconto dei fatti che non soddisfa i suoi lettori, che non ci si rispecchiano. E tentano di raccontarlo a loro modo. Un enorme gioco di scrittura collettiva, un wiki come si dice oggi...

E allora, il massimo che il sottoscritto, labilmente memore dei suoi trascorsi di letterato a tempo perso, poteva fare, era questo. Scrivere un commento (il 60°) in un post interessante di un blog scritto (e letto quasi solo) da tanti letterati, che si chiama Nazione Indiana: un nome spesso più simpatico e leggibile di molti interventi...

... però - pensandoci - forse, non so, il minimo che il sottoscritto poteva fare, era non parlarne oltre. Per non aggiungere la sua alle troppe voci del vento, la sua goccia (o pisciatina) al fiume...
ma ormai "Post comment" l'avevo già premuto!

lunedì 12 novembre 2007

area di sosta


"Gabriele Sandri, ragazzo" si potrebbe intitolare questo post.

Perché, se davvero - come riporta questo articolo di D'Avanzo- il poliziotto ha sparato pensando ad una rapina al distributore, questa non è una vicenda di "calcio malato", di "tifo violento", di "scontri tra ultras e forze dell'ordine" come i soliti forzati del commento del lunedì raccontano.
No, questo è l'ennesimo tragico episodio di abuso delle armi da parte delle forze dell'ordine, di chi detiene il monopolio della violenza nella nostra società.

E chiedersi se andava/andrebbe fermato il campionato di calcio, è una questione di lana caprina.
E lasciare a quattro (s)fascisti incappucciati di nero il monopolio di una protesta che dovrebbe coinvolgere l'intera società civile e portare, pacificamente, al disarmo di chi deve gestire l'ordine pubblico, è una sconfitta.

Dovremmo fare una sosta tutti quanti, e chiederci chi e perché arma la mano di quell'agente della Stradale, o di un Placanica qualunque. Perché se non ce lo chiediamo, tiriamo anche noi quel grilletto. E io non ci sto.
E mi va ancora meno che a chiederselo si rischi di finirci davanti, a una pistola carica, o a un manganello...
o (quasi) peggio ancora davanti alle (im)perizie ballistiche del portavoce della Polizia Sgalla, lo stesso che fuori dalla Diaz che colava sangue e barelle zittiva giornalisti e operatori, come ha fatto in molte altre occasioni, dal caso Aldrovandi alla conferenza stampa di ieri ad Arezzo...

Questo episodio non mi fa venire in mente altre "morti da stadio", ma piuttosto i troppi casi di adolescenti uccisi a colpi di arma da fuoco perché non si erano fermati a un posto di blocco, o ancora mille altri ragazzi morti sulle strade "per mano poliziotta", come recitava una vecchia canzone di Guccini:

Libera nos domine (da "Amerigo", 1978)

Da morte nera e secca, da morte innaturale,
da morte prematura, da morte industriale,
per mano poliziotta, di pazzo generale,
diossina o colorante, da incidente stradale,
dalle palle vaganti d' ogni tipo e ideale,
da tutti questi insieme e da ogni altro male,
libera, libera, libera, libera nos Domine!

Da tutti gli imbecilli d' ogni razza e colore,
dai sacri sanfedisti e da quel loro odore,
dai pazzi giacobini e dal loro bruciore,
da visionari e martiri dell' odio e del terrore,
da chi ti paradisa dicendo "è per amore",
dai manichei che ti urlano "o con noi o traditore!",
libera, libera, libera, libera nos Domine!

Dai poveri di spirito e dagli intolleranti,
da falsi intellettuali, giornalisti ignoranti,
da eroi, navigatori, profeti, vati, santi,
dai sicuri di sé, presuntuosi e arroganti,
dal cinismo di molti, dalle voglie di tanti,
dall'egoismo sdrucciolo che abbiamo tutti quanti,
libera, libera, libera, libera nos Domine!

Da te, dalle tue immagini e dalla tua paura,
dai preti d' ogni credo, da ogni loro impostura,
da inferni e paradisi, da una vita futura,
da utopie per lenire questa morte sicura,
da crociati e crociate, da ogni sacra scrittura,
da fedeli invasati d' ogni tipo e natura,
libera, libera, libera, libera nos Domine,
libera, libera, libera, libera nos Domine...