venerdì 21 luglio 2006

Spie contro spie contro spie contro spie contro spie...


Colonna sonora obbligatoria: Bauhaus, "A Spy in the Cab"

An eye for an eye
A spy for an eye
An eye for an eye
A spy for a spy...


N.B. Copincollo tutto l'articolo perché il finale della vicenda Abu Omar/Sismi è da romanzo (e poi l'articolo di Bonini potrebbe sparire nei meandri della Rete):

Il nastro smonta la linea difensiva tenuta sino qui dal Sismi sulla vicenda
I due parlano e il generale ammette che fu il direttore a dare il via all'operazione
"Pollari ordinò il rapimento"
Ecco il nastro che lo inchioda

di CARLO BONINI



Mancini e Pignero si incontraro davanti al negozio Ferrari in via Tomacelli a Roma
ROMA - Il direttore del Sismi Nicolò Pollari ordinò agli uomini della prima divisione del controspionaggio il sequestro dell'imam Abu Omar. Concordò personalmente l'operazione con l'allora capo della Cia in Italia, Jeff Castelli, nel suo ufficio di Palazzo Baracchini, sede del ministero della Difesa. Gli uomini della prima divisione lavorarono alla preparazione del piano e quindi lo informarono della loro contrarietà. L'operazione venne portata a termine il 17 febbraio 2003. Eccolo, dunque il segreto. Nessuno avrebbe dovuto o potuto violarlo. Nemmeno la Procura di Milano. Perché il segreto doveva morire con l'unico uomo del Servizio, oltre il direttore, che lo custodiva: il generale Gustavo Pignero, che oggi lotta con una malattia terminale. Ma alle 9 del mattino del 2 giugno, un microfono nascosto incide su nastro oltre 60 minuti di una conversazione che riscrive alcuni passaggi chiave di questa storia. Marco Mancini, numero due del Servizio, è a colloquio con il generale Pignero e al generale strappa con l'inganno la confessione che vale uno scacco matto.

Per trenta giorni quel nastro è rimasto nella cassaforte di uno studio legale nel cuore di Roma. Un'arma difensiva "a futura memoria". "Un'assicurazione sulla vita", come è prassi nel mondo fangoso delle spie. Il 7 luglio, il nastro viene ascoltato nella sala interrogatori del carcere di san Vittore, dove Marco Mancini risponde alle domande dei pubblici ministeri e del gip che lo hanno arrestato con l'accusa di concorso aggravato in sequestro di persona. L'11 e il 13 luglio, il generale Pignero, dal letto della sua abitazione, dove è costretto agli arresti domiciliari, riconosce la propria voce nel nastro. Trasforma una confessione rubata in una resa volontaria. Il segreto cede di schianto. La storia può essere riscritta. A partire dal primo pomeriggio del 1° giugno, a Milano, quarto piano del palazzo di giustizia.


Il generale Gustavo Pignero, ex direttore della prima divisione del controspionaggio, si presenta spontaneamente dal pubblico ministero Armando Spataro per proporre un nuovo aggiustamento alla versione ormai insostenibile con cui il Sismi, da oltre un anno, protesta la propria assoluta estraneità al sequestro di Abu Omar. Pignero ammette che qualcosa, nel dicembre 2002, è accaduto. Che Marco Mancini, allora coordinatore dei centri Sismi del nord Italia, arriva con la sua squadra a Milano con l'incarico di pedinare Abu Omar, studiarne le abitudini. Pignero spiega che l'operazione è fine a sé stessa e non ha un seguito. Che quando l'Imam sparisce nel febbraio 2003, di nulla il Servizio viene informato e nulla apprende. È una storia che non sta in piedi. Soprattutto perché monca.

Alle 15.22, Pignero ne parla al telefono con Marco Mancini. La conversazione è intercettata e vale la pena ricordarne un passaggio. "Ho tenuto fuori il number one", dice Pignero riferendosi a Pollari. Mancini vuole sapere in che modo e le risposte che sente non gli piacciono affatto. "Così mi metti nei casini", dice a Pignero.

Marco Mancini - per quel che ha raccontato ai pubblici ministeri dando conto di quella telefonata, come di quella ancora più importante che segue - è convinto di essere finito in una trappola. Due settimane prima, Pollari lo ha scaricato, rimuovendolo dal comando della prima divisione del controspionaggio e costringendolo ad un congedo per malattia. Ormai, del direttore del Servizio, Mancini pensa tutto il male possibile ("È un codardo e i codardi vanno fucilati alla schiena", dice in uno dei suoi sfoghi telefonici).

Capisce, ascoltando Pignero, che aver consegnato il suo nome a Spataro e averlo collocato sulla scena del sequestro poche settimane prima che avvenga, equivale ad averlo condannato. Alle 16.57 di quello stesso giorno, chiama Luciano Seno, ufficiale del Sismi che gli fa da tramite con Pignero. Gli racconta una balla: "Ho saputo che forse mi chiamano in Procura... Dì a Pignero che ci vediamo domattina a Roma, alle 9 in via Tomacelli, alla "Ferrari"".

Marco Mancini ha già deciso cosa vuole fare. Ne ha parlato con i suoi avvocati e se ne è convinto una volta di più. Sabato 2 giugno, di buon mattino, infila la giacca e sistema come sa la cimice che dovrà registrare ogni sussurro della conversazione che si prepara ad affrontare con Pignero. Mancini racconta ai pm milanesi che, quella mattina, non ha altra scelta. Sa come sono andate le cose con Abu Omar. Ma sa anche che, se tutto dovesse precipitare, nessuno gli crederà. Se resterà stritolato dall'inchiesta della Procura di Milano, la sua parola non varrà nulla contro quella del direttore del Servizio e del generale Pignero, che di Mancini è stato il superiore. Non ci sono pezzi di carta cui aggrapparsi. Nulla di nulla. C'è una sola strada. Tirare in trappola Pignero. Fargli raccontare la storia che Mancini ha ascoltato tante volte dalle sue labbra e che ora il generale si rifiuta di raccontare ai pm milanesi.

Alle 9 del mattino di sabato, non c'è grande animazione in via Tomacelli. Le vetrine del concessionario "Ferrari" sono sul lato sinistro della strada che unisce il Tevere a via del Corso. Lungo lo stesso marciapiede su cui affacciano le redazioni dei quotidiani il manifesto e Corriere della Sera. Pignero e Mancini si salutano. Non sanno di essere pedinati e fotografati dalla Digos, ma questo poco importa. I poliziotti sono lontani e non possono sentire quel che i due hanno da dirsi. Camminano lentamente. Mancini comincia a sollecitare Pignero e Pignero parla. La cimice cattura le due voci e incide su nastro.

Mancini chiede: "Ti ricordi Gustavo? Ti ricordi che l'ordine del sequestro arrivò dal direttore". E Pignero: "Sì me lo ricordo". Ancora Mancini: "E ti ricordi che dissi ai miei che dovevamo prenderlo? E ti ricordi che, dopo due giorni, ti dissi che non si poteva fare perché non siamo in Sudamerica?". "Sì, me lo ricordo". "Ti ricordi che non fui io a decidere il trasferimento a Roma di D'Ambrosio (il capo centro Sismi di Milano). Che io lo volevo mandare a Trieste?". "Sì". Mancini fa ammettere dunque a Pignero che l'ordine del sequestro arrivò direttamente da Pollari e che lui espresse il suo dissenso attraverso le vie gerarchiche.

Di più: fa dire a Pignero che se fosse stato vero che il trasferimento improvviso di D'Ambrosio da Milano avesse avuto a che fare con il sequestro non avrebbe avuto senso raccomandarne l'assegnazione a Trieste, il centro Sismi con competenza sulla base di Aviano (luogo in cui Abu Omar sarà prelevato da un aereo della Cia diretto a Ramstein e da qui in Egitto).
Ma per Mancini il lavoro è ancora a metà. Non può dirsi completo senza far dire al generale cosa è accaduto a Roma, a Palazzo Baracchini.

Pignero ammette che sulla vicenda Abu Omar ebbe con Pollari due incontri. Il primo, nell'inverno del 2002. "Sì, è vero, entrai nell'ufficio di Pollari mentre ne usciva Jeff Castelli (allora capo della Cia in Italia) e notai che aveva lasciato una busta sulla scrivania". Pignero fa riferimento alla lista dei 12 sospetti che la Cia intende rimuovere all'inizio del 2003. A Milano, Torino, Vercelli, Napoli. Ma, soprattutto, Pignero spiega che, sollecitato dalla Cia, Pollari ha immediatamente mobilitato lui e gli uomini della prima divisione che in quel momento comanda. E non è tutto. Stimolato, Pignero ricorda anche il secondo incontro con Pollari, quando torna a riferirgli del dissenso manifestato da Mancini all'operazione di sequestro: "Gli riferì che per noi l'operazione non si poteva fare e lui prese atto".

Siamo all'epilogo. Mancini chiede a Pignero perché si ostini a non raccontare tutta la storia alla procura di Milano. Il generale risponde: "Sono molto malato e non ho nulla da perdere. In questa storia, preferisco saltare io, piuttosto che far saltare il direttore. Perché se salta il direttore, salta il governo e saltano pure i rapporti con gli americani". Ora, Mancini ha davvero tutto ciò che gli serve. Nella prima settimana di giugno, consegna il nastro ai suoi avvocati. La bobina resta in una cassaforte fino alle sei del mattino del 5 luglio. Quel giorno, mentre una macchina della Digos, vola da una casa di Lugo di Romagna (l'abitazione di Mancini) verso il carcere di san Vittore, gli avvocati Luigi Panella e Luca Lauri si affannano a trascrivere la confessione rubata di via Tomacelli.

Certo, devono dimostrare che quel nastro non è un trucco. Ma Mancini, questa volta, ha fortuna. Quella mattina del 2 giugno, mentre parla con Pignero, il suo cellulare squilla. Lo cerca Gian Vigio Curti, l'ufficiale che ha preso il suo posto al vertice della prima divisione. E' una conversazione brevissima. La cattura la cimice che Mancini nasconde nella giacca. Ma la registrano anche i nastri con cui la Digos tiene sotto controllo il telefono di Mancini. Sovrapposte, le due registrazioni combaciano. È la prova che convince i pm di Milano che la bobina di Mancini non è un arma posticcia. Mancini lascia san Vittore. Pignero confessa e ritrova la libertà. E quel che il generale Pollari ha scritto neppure due settimane prima per "la Rivista di Intelligence", nel numero di giugno dedicato ai "Sequestri di Stato", sembra ora davvero un beffardo epitaffio: "Nel deserto di ombre e di specchi dell'intelligence solo la pienezza dell'umanità, coerente con i fondamentali principi etici e morali, può riuscire a illuminare la realtà".

(21 luglio 2006)

non capirci un tubo (anzi, due o tre)

Quelli del piano di sotto che bussano, ci hanno la macchia sul soffitto, telefona alla padrona di casa, cerca un idraulico...

Questa era la causa: una perdita nello scarico del lavandino della cucina...


Questo è il risultato dopo la riparazione...





...e questo è il tubo che era rotto, sotto...

Un paio di giornate perse, una casa sottosopra, i vicini che sbavano, l'idraulico che può andarsene una settimanella a Sharm-el-Sheik, la padrona di casa che sbuffa ma è sollevata che non c'era da sradicare il parquet nel salotto a fianco (v.sotto il tubo), e tu che resti con la netta sensazione che hai sbagliato mestiere...

giovedì 20 luglio 2006

la storia (dell'homevideo) siamo noi


Dopo mesi e mesi in cui non toccavo un VHS, oggi mi sono messo per guardare la puntata di "La storia siamo noi" sul G8 di Genova... nella foto il risultato!
E' stato inutile anche un estremo tentativo di montaggio: taglio del nastro magnetico arricciato e giuntura con scotch sottilissimo - quel pezzo è passato sotto le testine, ma poi s'è piantato tutto, forse a causa di un difetto del nastro (rotelle come bloccate), perché altri vanno bene.

Mannaggia alla tecnologia analogica del secolo passato! Babbo Natale, voglio un HDD/DVD-RW o come cavolo si scrive un videoregistratore digitale!

Intanto un appello: chi avesse registrato quella trasmissione, mi scriva! Per favore!!
Vi ricambio con una copia del DVD di "Quale verità per Piazza Alimonda?".

(non) ci posso credere!


Andreotti: "Se fossi nato profugo anch'io ora sarei un terrorista"
«Credo che ognuno di noi, se fosse nato in un campo di concentramento e non avesse da 50 anni nessuna prospettiva da dare ai figli, sarebbe un terrorista». Giulio Andreotti, interviene a Palazzo Madama in un dibattito sulla guerra e ricorda che, «nel '48, l'Onu ha creato lo Stato di Israele e lo Stato arabo. Lo Stato di Israele esiste, lo Stato arabo no». Parlando a un'aula attenta e silenziosa, Andreotti si è rammaricato che «nel nostro vocabolario abbiamo la parola equidistanza ma non esista la parola equivicinanza». Quindi la proposta: «Riattiviamo attraverso il nostro stimolo un intervento dell'Unione Europea», perché questa è «una situazione che moralmente dovrebbe impegnarci di più». Infine Andreotti ha concluso: «Quando erano gli ebrei gli ammalati, chi non era al loro fianco mancava ai propri doveri morali. Adesso è certamente più malato il mondo palestinese». (dalla stampa)


Nel sito del Senato si trova la trascrizione integrale dell'intervento. Leggetela assolutamente, è una lezione di realtà.


Sono scioccato, illuminato e confuso.

Applaudirei anch'io!

POST 0.1

Aggiornamento del Post numero zero di questo blog, a sette mesi e mezzo dalla sua fondazione.
Ogni tanto qualcuno mi chiede perché "L'Errico": nel POST 0 qualche motivo.

Qui, di seguito - e mi pare oggi più giusto del solito- qualche altro:

Io non sono veramente libero che quando tutti gli esseri viventi che mi circondano, uomini e donne, sono ugualmente liberi. La libertà, lungi dall’essere un limite o la negazione della mia libertà, ne è al contrario la condizione necessaria e la conferma. Io non divento libero veramente che per mezzo della libertà degli altri, di modo che più numerosi sono gli uomini liberi che mi circondano e più profonda e più ampia diventa la mia libertà. Al contrario è la schiavitù degli uomini che pone una barriera alla mia libertà, o ciò che è lo stesso, è la loro bestialità che è una negazione della mia umanità; perché, ripeto, non posso dirmi libero veramente che quando la mia libertà, o ciò che significa la stessa cosa, quando la mia dignità d’uomo, il mio diritto umano(che consiste nel non obbedire a nessun altro uomo e nel non determinare i miei atti se non conformemente alle mie proprie convinzioni), riflessi dalla mia coscienza egualmente libera di tutti, mi ritornano confermati dall’assenso di tutti. La mia libertà personale così confermata dalla libertà di tutti si estende all’infinito.

Si vede come la libertà, qual è concepita dai materialisti, è una cosa molto positiva, molto complessa e soprattutto eminentemente sociale, perché non può essere realizzata che tramite la società e soltanto nella più stretta uguaglianza e solidarietà di ognuno con tutti. Vi si possono distinguere vari momenti di sviluppo, o elementi, di cui il primo è eminentemente positivo e sociale; è il pieno sviluppo e il pieno godimento di tutte le facoltà e potenzialità umane per ciascuno attraverso l’educazione, l’istituzione scientifica e la prosperità materiale, tutte cose che non possono essere date da ciascuno se non con il lavoro collettivo, materiale ed intellettuale, muscolare e nervoso della società tutta intera.

Il secondo elemento o momento della libertà è negativo. E’ quello della rivolta dell’individuo umano contro ogni autorità divina e umana, collettiva e individuale.

Prima di tutto è la ribellione contro il fantasma supremo della teologia, contro Dio. E’ evidente che fintanto avremo un padrone nel cielo, noi saremo schiavi sulla terra. La nostra ragione e la nostra volontà saranno ugualmente annullate. Finchè crederemo di dovergli un obbedienza assoluta, e di fronte a un Dio non è possibile altra obbedienza, dovremo necessariamente sottometterci passivamente e senza la minima critica alla santa autorità dei suoi intermediari e dei suoi eletti(messia, profeti, legislatori ispirati da Dio, imperatori, re e tutti i loro funzionari e ministri), rappresentanti e servitori consacrati delle due grandi istituzioni che si impongono a noi come predisposte da Dio stesso per guidare gli uomini:la Chiesa e lo Stato. Ogni autorità temporale o umana discende direttamente dall’autorità spirituale o divina. Dio, o piuttosto la finzione di Dio, è dunque la consacrazione e la causa intellettuale e morale di ogni schiavitù sulla terra; e la libertà degli uomini non sarà compiuta fino a che non avrà completamente annientato la finzione nefasta di un padrone celeste.

Il secondo elemento è, di conseguenza, la rivolta di ognuno contro la tirannia degli uomini, contro l’autorità sia individuale che sociale rappresentata e legalizzata dallo Stato. Qui bisogna tuttavia intendersi bene, e per intendersi bisogna cominciare con lo stabilire una distinzione ben precisa fra l’autorità ufficiale e di conseguenza tirannica della società organizzata in Stato, e l’influenza e l’azione naturale della società non ufficiale, ma naturale, su ciascuno dei suoi membri..

La rivolta contro l’influenza naturale della società è molto più difficile per l’individuo che non sia la rivolta contro la società ufficialmente organizzata, contro lo Stato, sebbene spesso sia altrettanto inevitabile quanto quest’ultima. La tirannia sociale, spesso schiacciante e funesta, non presenta, però questo carattere di impetosa violenza, di dispotismo legalizzato e formale che contraddistingue l’autorità dello Stato. Essa non si impone come una legge alla quale ogni individuo è obbligato a sottomettersi a meno di incorrere in una punizione giuridica. La sua azione è più dolce, più insinuante, più impercettibile, ma molto più potente di quella dell’autorità dello Stato. Essa domina gli uomini con i costumi e le usanze, con la massiccia pressione dei sentimenti, dei pregiudizi e delle abitudini sia della vita materiale che dello spirito e del cuore e che costituiscono ciò che chiamiamo opinione pubblica. Essa avvolge l’uomo fin dalla sua nascita, lo attraversa, lo penetra, e forma la base stessa della sua esistenza individuale, in modo, che ognuno ne è in qualche modo, più o meno, il complice contro se stesso, e il più delle volte senza nemmeno sospettarlo. Ne risulta che, per ribellarsi contro questa influenza che la società esercita naturalmente su di lui, l’uomo deve, almeno in parte, ribellarsi contro se stesso, poiché con tutte le sue tendenze e aspirazioni materiali, intellettuali e morali, egli stesso non è altro che il prodotto della società.

(da Mikail Bakunin, in Arvon B)

(Fonte, non verificata: post su Indymedia.)

(Anche) a Carlo.

mercoledì 19 luglio 2006

5 anni fa

Ero a Cascia, a lavorare: giravo una serie di documentari sui luoghi di pellegrinaggio in Italia per Stream. Viaggi della fede visti con occhio laico, perché a volte i luoghi santi sorgono in o vicino a posti meravigliosi per storia, cultura, cibo...
Ricordo, rientrando in un albergo affollato anche da stranieri, un TG1 forse in edizione straordinaria, con un Giorgino commosso come non mi è mai più capitato di vedere: un ragazzo era stato ucciso a Genova, a Piazza Alimonda.

Ora, come da quel giorno in poi, spesso, ci sto pensando. E vedo la bella mamma laica Haidi Giuliani e la confronto al perdono di Rita da Cascia per gli assassini dei suoi figli...
Ho letto libri, navigato per giorni interi tra siti, visto foto e filmati sul web e su Blob, ascoltato racconti di chi c'era e di chi non ci era potuto andare. Io non ci potevo andare, ma ricordo ancora il timore. Lo stesso che espresse esemplarmente Jacopo Fo.

E ora vado di là a vedermi la puntata di "La storia siamo noi" (di Giovanni Minoli) andata in onda ieri sera in terza serata su Raidue.
Ne scriverò ancora, a breve. Il 20 luglio è domani, ma il giorno prima si può ancora evitare il giorno dopo?

purquà?


TG1 dell'ora di pranzo, oggi. Un servizio idiota su quello che secondo loro sarebbe il tormentone del momento: l'audio, o il video col commento originale, del telecronista francese che alla finale Mondiale, al colpo di testa di Zidane a Materazzi, dice "Mais pourquoi? Mais pourquoi?"... dal servizio si vede pure riportato da qualche testata italiana con la storpiatura "Purquà? Purquà?". In Rete, dopo una rapida ricerca, non salta fuori niente. Invece il vero tormentone è "La danse du coup de boule", come citato per esempio in un articolo del 12 luglio (sette giorni fa!) sul sito di Repubblica. Se ne può sentire l'accattivante ritornello sul sito della casa discografica. La canzone si può scaricare ovunque, per esempio da qui...


Pessotto sta meglio, ha visto le figlie, respira da solo. Bene. Il medico ha chiesto alla stampa di non nominare più l'accaduto e il fatto che si trattasse di un tentativo di suicidio. Perché? Anzi: purquà?
Per non turbare le bambine (5 e 10 anni). E passi. Ma anche per non turbare lui, che non si ricorda quello che ha fatto? Ma davvero, dottore? Ci crede, a quello che dice? Purquà?


Ultimo post sul calcio, poi basta che non me ne sono mai occupato tanto come in questo periodo (e ancora penso che la Svizzera poteva battere bene l'Ucraina, e forse i Mondiali sarebbe finiti diversamente...): è finita anche la mia stagione calcistica. Già: il venerdì sera, tra le 19 circa e le 20 passate, gioco con alcuni amici (perlopiù professori universitari di matematica...) a calcetto. Ora, però, l'organizzatore, Angelo, è in Brasile per un seminario (almeno così dice) e non abbiamo organizzato più partite. A settembre, dunque! La mia pancia è preoccupata... chiede purquà?

lunedì 17 luglio 2006

anni non in più, dubbi non in meno


Oggi sarebbe stato il 19° compleanno di Federico Aldrovandi (nella foto, dove è evidente il suo abbigliamento che ha suscitato nei poliziotti il timore che si trattasse di un pericoloso frequentatore di Centri Sociali, tanto da far intervenire la Digos; inoltre si noti come evidentemente appaia come un adulto di 35-40 anni, come dal referto del medico legale intervenuto sul luogo quella mattina...).
Stasera a Ferrara è in programma una manifestazione per ricordarlo.
Io non potrò esserci: ho una diretta da Piazza Farnese...
E' di ieri (domenica!) un comunicato stampa del sindacato di Polizia SILP (diramazione della CGIL), segreteria provinciale di Ferrara. Lo trovate citato ampiamente qui..
Che strano tempismo...
Personalmente più che legare, come si fa nell'articolo di Estense.com, questa uscita con l'invio di cartoline al Questore (iniziativa civile, tutto sommato innocua), mi viene il dubbio che sia legata, se non altro, ad altre due date: una, precedente, è l'inizio degli incontri tra medici legali delle parti per dare il via alla "superperizia" che dovrà stabilire la verità medica sul caso; l'altra, successiva, è ovviamente quella di oggi.
E non a caso il passaggio più interessante del comunicato scritto dal segretario Mauro de Marchi, è quello in cui conferma “la propria fiducia nell’operato della Magistratura e dei periti che stanno analizzando l’episodio” e chiede “di fare piena luce e di sgombrare il campo da tutti i dubbi e le perplessità ingenerate soprattutto da una gestione dell’informazione e della comunicazione tra la Questura, gli organi di stampa e la cittadinanza, a dir poco lacunose”..
Insomma: spetta ai medici legali ovviare agli errori di comunicazione del Questore? E basta un nuovo esame autoptico/tossicologico a sgombrare il campo da tutti i dubbi? E soprattutto, perché dirlo ora?

E che dire di quell'altro buffo passaggio che dice è questa lacuna di comunicazione ad aver "creato una barriera che sta diventando sempre più alta e invalicabile, tra gli operatori di polizia e la cittadinanza, soprattutto le fasce più giovani”? Mi permetto di dubitarne: forse che una certa sfiducia nelle forze dell'ordine venga da un pò più lontano? Per esempio da Genova2001: per esempio dal comportamento di un tale Aldo Tarascio, sindacalista del SILP, indagato per abuso d'autorità per i fatti di Bolzaneto (l'unico, per altro, ad individuare una catena di comando con vertici politici, in quei giorni), o da quelli del vostro portavoce nazionale Sgalla, il primo a ventilare l'ipotesi che le ferite sanguinanti dei 93 macellati alla Diaz fossero "pregresse" all'intervento degli agenti? O anche da quei tanti poliziotti iscritti ad un sindacato "di sinistra" che non denunciano, conoscendoli da vicino, autori di abusi recenti e passati, diventandone di fatto complici?

Urca, oggi ho qualche perplessità in più, non in meno!...

P.S. Cliccando sulla foto (come su tutte quelle pubblicate, o ri-pubblicate, su questo blog) se ne apre una versione più grande in un'altra pagina: a vostra discrezione...

due paesi, due misure


13:30 Forze di terra israeliane nel sud Libano
Forze di terra israeliane sono entrate nel sud del Libano,
per attaccare le basi di Hezbollah lungo il confine.
(Associated Press)


Quando nel 1990 l'esercito di Saddam Hussein superò il confine terrestre del Kuwait, invadendolo,
l'ONU impose sanzioni economiche, e nel gennaio 1991 iniziò "Desert Storm", la prima Guerra del Golfo.
Alla fine, all'Iraq l'ONU impose di distruggere il suo arsenale di armi di distruzione di massa,
cosa che sostanzialmente fece (visto che la "scusa" che Saddam ne avesse ancora per scatenare la seconda Guerra del Golfo, è stata ampiamente smentita)...

Oggi l'esercito israeliano invade il territorio di uno stato legittimo. Aspetto che l'ONU attivi le procedure per imporre sanzioni economiche al paese. Poi che una coalizione di caschi blu imponga il cessate il fuoco e determini aree di non-conflitto tra Israele e i paesi confinanti. Poi che qualcuno risolva il problema di uno Stato Palestinese, che manca ormai da 60 anni...
Insomma: qualcuno fermi Israele. Presto.

P.S. Le due foto sono relative a bombardamenti in Iraq e in Libano. Notate differenze?

Tascisti


Adesso hanno veramente rotto: i tassinari a Roma hanno aggredito un altra volta un giornalista, dopo aver attaccato l'auto del ministro Mussi...
Che la reazione della lobby dei tassisti alla paventata "liberalizzazione" delle licenze (magari!) fosse corporativa, fascistoide e un tantino a-democratica, s'era capito. Ma questo è troppo.

mercoledì 12 luglio 2006

sì, ma...


Sì, certo: l'Italia ha vinto il Mondiale, comunque.
E soprattutto la reazione di Zidane è sbagliata, esagerata e stupidissima.

...ma cosa cacchio gli avrà detto Materazzi?
(Qui in una tipica espressione italiana)

sabato 8 luglio 2006

peggioramenti

Gianluca Pessotto sta ancora molto male e non potrà vedersi neanche la finale dei Mondiali in TV: forse è pure meglio, visto l'impatto che l'incontro in Germania con gli ex-compagni può aver avuto sul suo umore, almeno a interpretare certe frasi della moglie...
Stanotte gli è risalita la febbre. E' un peggioramento prevedibile ma comunque preoccupante.

Ma quel che peggiora inesorabilmente, e qualcuno dovrebbe dirgli qualcosa, è quell'idiota di medico che lo cura e che fa conferenze stampa allucinanti.
Ecco cosa ha dichiarato nell'ultima:
"Le partite si vincono e si perdono ma non si vincono mai 4-0 - ha detto - l'evoluzione di un paziente di questo genere è sempre così. E' un miracolo che sia arrivato vivo in ospedale, è un miracolo che non sia morto entro 48 ore, ma per il terzo miracolo ci vorrà ancora del tempo. Al momento in cui Pessotto arrivò all'ospedale avrei messo la firma per essere in queste condizioni ora. Dopo quattro giorni, invece, avrei sperato che oggi fossimo in una condizione migliore. Però in questi casi i conti si fanno sempre alla fine".
Il 29 giugno aveva dichiarato:
"Le cause acute di morte immediata sono superate, ma adesso ha di fronte un percorso difficile. E' come dire che ha fatto gol ed è 1-0 al 20' del primo tempo, ma questo non significa aver vinto la partita(...)nelle prime 48 ore Pessotto rischiava un cartellino rosso,cioè di morire, adesso sono possibili una serie di cartellini gialli".

Basta. Per pietà.

venerdì 7 luglio 2006

disagi


"Maltempo: nubifragio a Roma. Disagi"
E' piovuto, stamattina. Era tanto tempo. Un normale temporale estivo, di quelli che da bambino ti coglievano di sorpresa nel bel mezzo di una partita di pallone, o di un gita in bicicletta. E allora montavi in sella e tornavi a casa, senza troppa fretta, ché tanto la bici da cross non aveva il parafango dietro e a casa ci saresti comunque tornato con una striscia di fango sulla schiena...
Eppure, in questa città sempre a disagio col suo essere città, capitale per forza, è subito il panico: strade intasate più del solito di auto chiuse con unico occupante, vetri appannati, pugno sul clacson. Si allerta la Protezione Civile. Si allagano gli scantinati, quelli con i mobili imbarazzanti di nonna che guai a buttarli, con i Topolini ingialliti che nessuno legge. Le buche delle strade diventano trappole luccicanti, di un nocciola metallico. Si rubano gli ombrelli nelle banche, nei supermercati. Escono i cingalesi con i loro ombrelletti che durano il tempo dell'emergenza: un giorno o due al massimo. (Ma quando c'è il sole che fanno, organizzano attentati Tamil?)

Salgono, in percentuale di molto, da ieri, le visite a questo sito. E' stato segnalato nell'ultimo post della mamma di Federico Aldrovandi. E' normale. Eppure sono un pò a disagio. Da piccolo mi piacevano i giorni di pioggia perché sotto l'ombrello nessuno poteva vederti, anche se stavi in mezzo agli altri...
Eppure quei filmati su Federico li hanno visti oltre 3 milioni di persone, quando sono andati in onda.
Niente panico, il mio scantinato è al sicuro. E quindi, sorriso e mano tesa: benvenuti!
L'area "comments" è a vostra disposizione.

P.S. Giusto un attimo prima di cliccare su "Pubblica post", uno sguardo dalla finestra: è tornato il sole!

giovedì 6 luglio 2006

Vlog, movlog, o phlog?


No, non ho ingoiato una pallina da ping-pong!

E' che stamattina mi è venuta un'idea balzana: aprire anche un vlog.
Innanzitutto: cos'è un vlog? E' un blog video, un videoblog insomma.
Cioè: questo è scritto, quello è in video (e audio). Semplice, no?

Lo si trova qui: lerrico.blip.tv.




Una delle cose più interessanti è la possibilità di aggiornarlo col telefonino!!
Sì, basta fare un filmatino col videofonino, spedirlo via e-mail a un indirizzo,
e subito dopo è visibile sul vlog... in questo caso si chiama movlog.
Mmh, preferisco phlog, allora!

mercoledì 5 luglio 2006

videomar quant'è bello - megamix 2 (a 0)

La partita Italia-Germania 2 a 0 rischia di passare alla storia come quella del 1970 (17 giugno, 4 a 3, mentre a mia madre venivano le doglie...). Quindi oggi l'attenzione dei media è concentrata quasi tutta su questo...

Peccato, perché c'è un'altra notizia che rischia di fare storia: è stato arrestato il numero 2 del SISMI, Marco Mancini, il vice di Pollari per il sequestro di Abu Omar (nella foto; di lui avevo già parlato in un post precedente).
Sul sito di Repubblica.it ampio spazio e il solito buon lavoro di Bonini. Interessante anche una cronistoria della vicenda, qui.

Vi si legge tra l'altro:
7 giugno 2006. Il relatore dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa Dick Marty denuncia l'esistenza di una "rete" di Paesi coinvolti nelle detenzioni e trasferimenti di presunti terroristi da parte della Cia ed elenca sette Stati membri del Consiglio d'Europa, fra i quali figura l'Italia, che potrebbero essere ritenuti responsabili, a vari livelli, per aver violato i diritti di determinati individui e partecipato a tali operazioni.


Dick Marty (nella foto) è un senatore liberale del Canton Ticino, un mio conterraneo, una persona per bene. Come Carla del Ponte.

martedì 4 luglio 2006

l'autore sono io


Sono l'autore e regista dei due filmati di "Chi l'ha visto?"
dedicati alla vicenda di Federico Aldrovandi.
Sono io ad aver aperto un mini-sito,
che ho chiamato aldro.iitalia.com.
Ci ho messo io i due filmati.
Io ho segnalato il mini-sito sul blog della famiglia
sotto lo pseudonimo "Vertov".

Ora, qui, pubblicamente mi assumo tutte le responsabilità (legali e non) del caso: questo post va considerato uno spazio di autopromozione professionale, un esempio del lavoro che so fare e che in questo momento non posso svolgere per i motivi che ho elencato in un altro post...

Aspetto riscontri.

P.S. Visto che questo post continua tuttoggi (febbraio 2008) ad essere tra i primi risultati su Google quando si cerca "Federico Aldrovandi" e "Chi l'ha visto?", invito chi ci fosse arrivato direttamente a cliccare qui per leggere qualche notizia più aggiornata. Grazie. Dean Buletti
P.P.S. Il mini-sito non è più funzionante: i primi due filmati sul caso Aldrovandi si trovano qui.

Morto (dal ridere) il 4 luglio

Guarda un pò come ti celebro il forfofgiulài!
Tre canzoncine dedicate al miglior rappresentante del paese più progredito del mondo...

Videoclip di George Bush che canta "Imagine" e "Give Peace a Chance" di John Lennon: qui!
Ancora più carino, come montaggio e campionamento, questo video dove canta "Sunday Bloody Sunday" (thx Sam!)
E col suo amichetto Tony Blair duetta in "At the Gay Bar" degli Electric Six!

lunedì 3 luglio 2006

il giorno delle labbra fiammeggianti


Mi ci sto preparando psicologicamente da qualche giorno, più che se la Svizzera fosse andata avanti in questo che è il più brutto Mondiale che ricordi.
Ma in realtà li aspetto dal 1992, l'anno in cui fui colpito a morte nella testa del futuro... (questa è per pochi)!

Finalmente vedrò in concerto i FLAMING LIPS !!!

Stasera, a Villa Ada.

E allora un paio di canzoni, una vecchia e una nuova...pensando a Ferrara, dove i FL hanno suonato l'altra sera:

Hit Me Like You Did The First Time
Go, people wanna know
All the pleasures of
I've got my favorite place
You know just what to say
Hit me like the first time
All of your friends go there
They're not like me
I got my favorite place
You know just what to say
Kill me like you did the first time
Come on now (3x)
Hit me like the first time
Mount this heavy snow
It's warm like a winter coat
That's my favorite place
'cause you know just what to say
Kiss me like you did the first time
Come on now (8x)


The Yeah Yeah Yeah Song (With All Your Power)
Yeah yeah yeah yeah, yeah yeah yeah yeah [x10]

If you could blow up the world
With the flick of a switch
Would you do it?
(Yeah yeah yeah yeah, yeah yeah yeah yeah)
If you could make everybody poor
Just so you could be rich
Would you do it?
(Yeah yeah yeah yeah, yeah yeah yeah yeah)

If you could watch everybody work
While you just lay on your back
Would you do it?
(Yeah yeah yeah yeah, yeah yeah yeah yeah)
If you could take all the love
Without giving any back
Would you do it?
(Yeah yeah yeah yeah, yeah yeah yeah yeah)

And so we cannot know ourselves
Or what we'd really do

With all your power
With all your power
With all your power
What would you do?

With all your power
With all your power
With all your power
What would you do?

(No no no no, no no no no)

If you could make your own money
And then give it to everybody
Would you do it?
(No no no no, no no no no)
If you knew all the answers
And could give to the masses
Would you do it?
(No no no no, no no no no)

Are you crazy?
It's a very dangerous thing to do
Exactly what you want
Because you cannot know yourself,
Or what you'd really do

With all your power
With all your power
With all your power
What would you
Do do do do, do do do do [x6]
(Yeah yeah yeah yeah, yeah yeah yeah yeah) [x26]

With all your power
With all your power
With all your power
What would you do?

With all your power
With all your power
With all your power
What would you do?

With all your power
With all your power
With all your power
What would you do?

(I quit, you, you... I didn't make it all the way through that.)

mercoledì 28 giugno 2006

Dalla parte di (s)pessotto

Affrontare un avversario
è come affrontare le difficoltà quotidiane
a volte ti supera
a volte riesci a bloccarlo
sapendo che non devi mai smettere di correre
Grazie calcio
per avermi insegnato a vivere giocando



Oggi doppio post. Va così...
perché questo mio coetaneo, questo ragazzo che di mestiere faceva il calciatore
e dicono (solo ora) avesse spesso un libro in mano, ieri si è buttato da una finestra,
e sta tra la vita e la morte.
Giocava per la Juventus (squadra che da sempre, non solo perché interista, odio)...

Ho appena letto un articolo di giornale, in proposito. Mi ha commosso. E non capita spesso che un articolo di giornale mi sappia commuovere. Leggetelo.

E' caduto tenendo un rosario in pugno. Un dettaglio che merita solo rispetto.
E silenzio.

... (non?) a proposito, invece, mi viene in mente una canzone dell'ultimo album di Vinicio Capossela, "Ovunque Proteggi", intitolata
"Dalla parte di Spessotto", che ad un certo punto fa così:

Dalla parte di Spessotto, dalla parte finita di sotto,
ma siamo tutti finiti per terra, tutti a reggerci le budella,
gli ubriachi, brutti dannati, ma pure i sobri, belli fortunati.
E quando verrà il giorno che avrò il giudizio,
dirò da che parte è intricato il mio vizio,
per che pena pagherò il dazio, in che risma sono dall'inizio.

Da che giorno ho levato il mio canto
da che pietra dato fuoco al pianto
perchè cielo ho sparso il mio botto
non da Davide solo da Spessotto...


Della canzone, la recensione linkata di Ondarock.it, dice questo:
""Dalla parte di Spessotto" (niente a che vedere con terzini della Juve, bensì un inno all'infanzia vissuta da "loser")...
beh, anche Spessotto è oggi un "Beautiful loser" come quelli cantati o scritti dal poeta Leonard Cohen.

Ma ce la farà. Sopravviverà, nonostante tutto. E spero trovi ancora ragioni per farcela, giorno per giorno.

(ec)citazioni


Il Sindaco di Ferrara, Gaetano Sateriale (nella foto), ha da un mese un suo blog "ufficiale", che aggiorna almeno una volta a settimana (un record, per essere un politico).
Dopo qualche riflessione sul Palio di Ferrara (quest'anno funestato dal ferimento e dal conseguente abbattimento di tre cavalli) e un paio di interventi su una disputa "ecologica" con Beppe Grillo, ieri ha scritto una pagina sull'incidente probatorio del 16 giugno: lo potete leggere direttamente qui.
Il suo blog è stato citato ieri dal blog della famiglia di Federico Aldrovandi, a sua volta citato da una serie di bloggers italiani che hanno dato vita all'iniziativa "Un post al giorno finché giustizia sarà fatta", e ovviamente ripreso anche da parte della stampa locale cartacea e non.
Mi piace questa idea di mettere in rete, in circolo, notizie e riferimenti tra cittadini, media e rappresentanze istituzionali.

Ma voglio venire a qualche riflessione più circostanziata su alcuni punti toccati dal post del sindaco:

1)"Continuiamo a restare fedeli al principio per cui, finché non c’è una sentenza del giudice, nessuno può essere considerato colpevole di alcunché. E crediamo che, in attesa del giudizio definitivo, ogni imputato o indagato debba essere considerato innocente. Continuiamo a sostenere il diritto di ciascuno alla propria autodifesa, anche col silenzio."
Concordo pienamente: i poliziotti finora hanno il pieno diritto di "difendersi dal" processo (meglio: dall'indagine), tecnicamente è sacrosanto che la loro versione rimanga fino a prova contraria quella registrata nei verbali di quel 25 settembre. Però, se verranno rinviati a giudizio e si inizierà un vero e proprio processo, la testimonianza di Anne Marie assumerà un peso determinante, contro il quale il silenzio risulterebbe perdente. Ho detto "se". Invece, se il giudice deciderà per l'archiviazione, la famiglia ha nella testimonianza di Anne Marie un'arma legale per opporvisi. Ma io non sono un legale.
Andando un passo oltre, resta comunque poco comprensibile a chi non è addetto ai lavori, alle sottigliezze del codice, comprendere tale silenzio: sul blog di Patrizia in molti chiedono di "sentire la voce" e vedere in volto i poliziotti. E' una richiesta legittima, democratica e dettata dal senso di civiltà e di trasparenza che nella convivenza sociale sono un dovere di tutti, anche e soprattutto per chi rappresenta i cittadini: se gli agenti hanno il diritto di non parlare al giudice perché questi può leggere i loro verbali, l'opinione pubblica esprime una richiesta precisa - che la loro versione, dettagliata, venga resa pubblica, di pubblico dominio. Anche per sgomberare il campo da illazioni, polemiche e pregiudizi che non fanno bene alla convivenza civile. Mi piacerebbe parlare con loro, coi loro avvocati...

2)"Sentiamo (...) il dovere di ringraziare quella signora camerunense per aver trovato il coraggio di portare la sua voce al magistrato: pur non essendo cittadina italiana, pur non essendo residente stabile nella nostra città, pur avendo un permesso di soggiorno che scade fra qualche mese.(...) quella signora ha reso un esempio di responsabilità civile che dovremmo, come cittadini, avere tutti, sempre: specie nelle circostanze difficili, quando sono in gioco i diritti degli altri e la nostra personale coscienza."
Bene, questo ringraziamento pubblico rende onore al sindaco. E' un bel gesto, che va al di là dei formali doveri del suo mandato. E' inevitabile pensare che sia anche indirettamente un appello ai suoi cittadini, italiani, residenti ferraresi del quartiere dell'Ippodromo. Non spetta al sindaco renderlo esplicito, questo invito. Viene lasciato alle coscienze individuali, su cui la politica non può e non deve incidere. Mi piacerebbe tornare a Via Ippodromo, e citofonare di nuovo ai campanelli...

3)"Sono trascorsi molti mesi difficili e oscuri dalla morte di Federico, ma l’indagine giudiziaria oggi sembra essersi avviata su di un normale percorso di ricerca della verità."
Dunque, prima di "oggi" l'indagine noncercava opportunamente la verità. Forse c'era qualche modalità, nelle indagini, non "normale". Forse perché c'era una PM che poi ha dovuto abbandonare le indagini per gravi motivi familiari, qualcuno in città parla di un congiunto coinvolto in indagini di polizia...Forse perché c'era, e c'è tuttora, un Procuratore della Repubblica, che ha tenuto un comportamento "non normale", perlomeno con i media...

infatti

4)"Nei giorni scorsi i giornali ci hanno informato che il Gip non ha riscontrato, nel comportamento della stampa, il reato di "oltraggio a corpo dello Stato". Un’accusa molto discussa dalle associazioni (anche nazionali) dei giornalisti, perché apparsa come volontà di limitare l’esercizio del dovere di cronaca.
Il 25 febbraio (due giorni dopo la messa in onda del mio secondo filmato sul caso Aldrovandi), perveniva, alle redazioni di diversi quotidiani locali e nazionali, un fax della Procura Generale della Repubblica di Ferrara, dunque dall'ufficio del dottor Messina.
(Cito da estense.com): "Nel fax si annunciava l’apertura di un procedimento penale in cui venivano ipotizzati, in maniera generica e senza l’indicazione dell’articolo sotto accusa, i reati di diffamazione a mezzo stampa e offese rivolte all’autorità inquirente. Nella nota della Procura venivano, inoltre, richieste, “con cortese sollecitudine”, copie di tutti i giornali che riportano notizie “sull’infausta vicenda che ha portato alla morte del giovane Federico Aldrovandi”, le generalità dei giornalisti autori dei servizi e quelle del direttore responsabile."
In conseguenza alle proteste delle associazioni nazionale e regionale della stampa, il 20 aprile si è tenuto a Ferrara un dibattito sulla libertà d'informazione sul caso Aldrovandi: tra gli ospiti, il Questore Elio Graziano, che dal confronto coi giornalisti è uscito piuttosto imbarazzato. Io non c'ero. Ma mi sarebbe piaciuto poterci essere, magari col portavoce della Polizia di Stato dottor Roberto Sgalla, e poter parlare liberamente del clima intorno al trattamento del caso Aldrovandi nei media... Mi piacerebbe molto poterci parlare, ora, col dott. Sgalla, e magari anche coi rappresentanti dei sindacati di Polizia che nei mesi scorsi non hanno mancato di far sentire la loro parola sul caso, perdendo più di un'occasione per avvalersi della facoltà di non parlare...

mercoledì 21 giugno 2006

(non) guardare tanto per il sottile -2

Insieme a Salvo Sottile, è indagato per concussione sessuale, una fattispecie di reato a me ignota fino a ieri, anche Giuseppe Sangiovanni, carnale carneade di questa vicenda (non solo) pecoreccia.
Il signore, oscuro dirigente RAI (ce ne sono così tanti che non ci immaginiamo), era vicecapo del personale.
Ora è stato sospeso. Bene, no?

Mica tanto... perché era lui, tra le altre cose, che doveva firmare il rinnovo del contratto a me e ad altri colleghi di "Chi l'ha visto?". Dunque, ora viene tutto rimandato sine die, in attesa che qualcuno si assuma la responsabilità vacante. Il suo diretto superiore pare sia il signor Gorla, ex-uomo Fininvest messo in cima alla RAI personalmente da Berlusconi. E lui, come tanti dirigenti nominati dal precedente governo, sono in vacanza, in aspettativa; in questi giorni è in atto il gran ballo di corte delle nomine: direttori e vicedirettori, di reti e testate, margheritini e diessini si contendono col bilancino ogni fazzoletto di potere all'ombra del cavallo, nella migliore tradizione della "prima azienda culturale del paese"... dunque, tutti con la sedia che comincia a scottare sotto il culo.

E intanto io, che da marzo a oggi ho anticipato oltre 5000€ di spese per le trasferte, durante le quali ho prodotto una dozzina di filmati in più rispetto a quelli previsti dal mio contratto (insomma: in nero), tra l'altro stando a Parma per il caso del piccolo Tommaso per settimane intere, intervistando (inconsapevolmente) l'assassino Mario Alessi, eccetera... io devo pagare le tasse, versare l'IVA di maggio in ritardo e con la sanzione, tirare a campare, rinunciare alle vacanze e sperare che vengano presto spartite le poltrone tra i partiti di governo, così poi potrò andare a firmare (forse dopo agosto) un contratto, che come solito sarà datato a 3-4 mesi prima, e poi presentare una fattura che poi sarà pagata a sessanta giorni...
Viva la Rai, come cantava Renato Zero!

martedì 20 giugno 2006

(non) andare per il sottile

Che in RAI ci fossero stuoli di "signorine" che arrivano a condurre programmi per essere state a letto con un politico, è cosa nota. Che Vespa sia più un sarto che un giornalista, anche. Eppure politici di entrambi gli schieramenti, e parlo dei vertici, usano questi metodi. Dunque Vespa fa quel che fa con tutti, e tutti ne son ben contenti, e non guardano tanto per il sottile.
Poi si parla dell'abuso delle intercettazioni, e salta fuori che una delle prime leggi del centrosinistra servirà a stopparle: dunque, lo scandalo è sempre il ragazzino che grida che il Re è nudo!
Che commentare? Aveva ragione Gaetano Bresci!

Ecco, da Dagospia,
un paio di intercettazioni sottili sottili (tanto fini, proprio) in ambiente RAI:

SOTTILE E LE RAGAZZE
Sottile parla con il funzionario della Rai Giuseppe Sangiovanni delle prospettive professionali della «protetta» Elisabetta Gregoraci.
Giuseppe Sangiovanni: Volevo dirti che la ragazza sarà chiamata.
Sottile: Con la “m” o con la “v”?
G: Con? Uhm... come con la...
S: No, scusami, con la “m” chiamata, con la “v”... (ridono)
G: Mi hanno assicurato che hanno tutta l’intenzione di prenderla in considerazione, questa trasmissione per ora ha quattro puntate, dovrebbe essere inserita nella quarta.
S: Uh, uh.
G: E insomma, mi hanno dato abbastanza per certa la cosa, però adesso aspettiamo. Io ho parlato anche oggi col direttore generale, che mi ha confermato che anzi, essendo una grande gnocca, per il tipo di trasmissione gli fa anche comodo, perché hanno inquadrature molto strette, sul viso, un tipo di ripresa in cui lei potrebbe essere...
S: Valorizzata.



MASSIMO GILETTI A "UNOMATTINA"
Il 21 aprile del 2005 Paola Saluzzi, conduttrice televisiva, telefona a Salvatore Sottile. Saluzzi è «P», Sottile è «S».

P «Prezioso Sottile sono Saluzzi!»
S «Oh...!»
P «Come una cavallettina, perché ti ho visto ieri... come vedi subito ti penso!»
S «Guardi signora io l´ho vista ieri e... ho pensato, peccato che non è da sola perché, porca miseria... eh... (risata)»
P «Lei è un uomo sposato, e ha una donna stupenda, sa... per cui...»
S «Non ha importanza... perché io se la rivedo lo... lo ripenso di nuovo e io che pensavo.... e io che pensavo, guarda questa però, c´hanno ragione quelli che mi dicevano che è pure bona! Eh! Quello è stato il mio pensiero. Ieri poi, quando ti ho visto, ho detto porca miseria, questa la fermo»
P «Io rientro il due maggio con Falon Selvaggio, ho bisogno di te, Salvo! Giletti si sta fottendo Unomattina!»
S «Uno Mattina!»
P «E questo è un´ingiustizia, si! Perché il frocione prima di andare via sistema... sistema la fidanzata, scusami i toni... Allora, Salvo, sono furibonda perché sono mesi che quelli... Massimo Cinque sta chiedendo di me, in continuazione, perché dai, dai risultati di mercato.. emerge solo il mio nome... E Del Noce vuol chiudere, portando la sua ragazza a condurre Unomattina. Allora Salvo (...) il problema è Giletti, cioè questo si va a conquistare un programma che, Salvo credimi non è il suo. E poi per parlare con te con quella concretezza che con altri non è possibile avere, Salvo!»
S «Va bene, va bene!»
P «Perché tu ci... esisti perché sei quello che sei e... altri vivacchiano e... partecipano più o meno alla mensa ma così, in maniera molto privata. Sappi Salvo che per l´estate, siccome io non ho più una lira, ma questo è un problema mio non deve essere tuo, sto chiedendo lavoro a Paolo Ruffini!»
S «Se tu vuoi io glielo dico, eh! Siccome lo conosco... so che mi chiederà... mi chiederà di mandare di mandarci Fini... di mandare Fini a Ballarò»

lunedì 19 giugno 2006

io c'ero

Ieri sera al TG3 delle 19, è andato in onda un servizio sull'incidente probatorio di venerdì a Ferrara: al collega Luca Ponzi ho dato io le immagini riprese dalla mia troupe al tribunale di Ferrara!


Il PM Nicola Proto che guida le indagini.


La testimone (nel servizio si dice ghanese, ma è camerunense).


Lino Aldrovandi, il papà di Federico, all'uscita del tribunale.

Il servizio si può rivedere qui, a circa 3/4 del filmato: per la precisione tra i minuti 20.05 e 21.52.

E' stato proprio un bel regalo di compleanno, no?

sabato 17 giugno 2006

cittadini


Questa donna col permesso di soggiorno in scadenza è una delle migliori cittadine (italiane e non) che conosco.
Qui e qui potete leggere perché.





Venite dalla miseria, dalla paura e dalla fame;
venite a frotte, e in fretta,
abbiamo bisogno di voi,
perché stiamo morendo:
siamo sempre meno, sempre più vecchi,
vigliacchi, ipocriti, egoisti
e stiamo smarrendo il senso della libertà,
della civiltà, della verità.

Grazie, Anne Marie.
Hai migliorato di un pezzetto Ferrara, l'Italia, questo mondo.
Domani è il mio compleanno, mi hai fatto un bel regalo!

martedì 13 giugno 2006

Human links (le conseguenze dell'amicizia)


Ieri pomeriggio ho letto questa notizia, esattamente qui:

FESTIVAL
10:25 - Biografilm: vince film su Mauro Rostagno


La seconda edizione di Biografilm Festival ha assegnato i seguenti premi: il Lancia Award attribuito dal direttore del festival Andrea Romeo è andato a How to eat your watermelon in white company (and enjoy it) di Joe Angio, un documentario sul padre della blaxploitation Melvin Van Peebles, attore, regista, sceneggiatore, produttore, autore satirico a Parigi, musicista e broker.
Il Premio del Pubblico è stato attribuito ex aequo a How to eat your watermelon in white company (and enjoy it) e Una voce nel vento di Alberto Castiglione, su Mauro Rostagno, il giornalista che denunciava mafiosi e collusi con Cosa Nostra attraverso una piccola emittente privata di Trapani, assassinato 17 anni fa.Una giuria composta da membri dell'associazione Home Movies ha scelto il miglior film familiare: Josh's Trees di Peter Entell, girato come pegno all'amico del cuore Josh che, malato di tumore al pancreas, ha chiesto a Peter di aiutarlo a raccontarsi al figlio di un anno che non avrà modo di conoscerlo.
[di Cr P]


Con il sito di Cinecittànews collaboravo anch'io fino ad un paio di anni fa;
si trova ancora qualche mio video in archivio:
- qui una videointervista al regista tailandese Apichatpong Weerasethakul (a Cannes2004 col film "Tropical Malady");
- qui un'altra a Mario Martone su "L'odore del sangue" (Cannes 2004);
- qui Martone, Michele Placido e Fanny Ardant parlano del film;
- qui intervisto il regista marocchino Mohamed Asli;
- qui invece il (poco simpatico) Roberto Andò su "Sotto falso nome";
- qui la conferenza stampa in cui Procacci, Sorrentino e il cast raccontano "Le conseguenze dell'amore";
- qui infine interviste volanti all'uscita della proiezione per la stampa di "Le conseguenze dell'amore".
Nel sito c'è ancora pure qualche mia vecchia intervista scritta, qualche recensione o altri articoli, come questi:
- questo per esempio sulla presentazione di "Almost Blue" di Alex Infascelli tratto dall'omonimo romanzo di Carlo Lucarelli;
- qui un'intervista al mitico Sergio Citti;
- oppure questa delirante intervista a Paolo Marcellini, delirante autore di un film... delirante: "Tafanos"...

Bei ricordi! Il migliore di tutti, oltre all'amicizia con Cristiana Paternò (autrice dell'articolo citato sopra: ciao Cri!) e gli altri,
è l'incontro della mia vita, con Eloisa, avvenuto proprio a Cannes 2004! Il primo film che abbiamo visto insieme è "Le conseguenze dell'amore"!

Ma siccome la vita è fatta di incroci e bivi, il doumentario premiato a Biografilm Festival è di un bravo regista siciliano, il mio amico Alberto Castiglione. E come ci siamo conosciuti? Grazie al fatto che mi stavo documentando su Mauro Rostagno!

Ecco, dunque queste righe vogliono essere un abbraccio a tutte le persone citate, che neanche sanno di essere in qualche unite nei miei affetti! :-)

martedì 6 giugno 2006

06/06/06 o 666

Il Codice da Vinci è una cagata pazzesca!
In realtà Maria Maddalena non era la moglie di Gesù Cristo, ma la sua manicure.

Ecco, fatto il post del "giorno del numero della Bestia"... mammamia come sono sacrilego! ;-)

mercoledì 31 maggio 2006

God Save Fallaci

In una lunga intervista, che trovate qui in originale, Oriana Fallaci (?) esprime (?) ancora una volta le sue (?) idee (?)...
Repubblica cita l'intervista di The New Yorker col titolone: Fallaci, l'ultima provocazione "Faccio saltare la moschea in Toscana".
Una frase in particolare mi ha colpito: "andrò dai miei amici a Carrara, la città dei marmi. Lì sono tutti anarchici; con loro prendo gli esplosivi e la faccio saltare per aria"

Che a Carrara ci siano ancora degli anarchici, lo sapevo. Tra l'altro per coincidenza il giorno prima ho visto un "documentario" a proposito: questa a fianco è la brochure (clic per ingrandire!).


Che potessero essere amici della Fallaci non ci potevo credere... E infatti, per fortuna ho trovato il comunicato del circolo Germinal: lo trovate riportato qui, ma vale la pena trascriverlo per intero senza ulteriori commenti:

30/05/2006
Ancora una volta ci troviamo di fronte all'ennesima provocazione verso il movimento anarchico; questa volta è la signora Fallaci a dare il la ed ecco tutta la stampa in coro che ripropone a gran voce lo stereotipo dell'anarchico bombarolo a tutta pagina.
Non soltanto: la signora Fallaci insiste nel suo delirio paventando amicizie che a suo dire sarebbero pronte ad accompagnarla nella sua arrogante scelleratezza.
Ci dispiace per la signora Fallaci, ma noi siamo amanti e fautori della libertà nel suo senso più alto.
Ci spiace per la signora Fallaci, ma noi non abbiamo amicizie razziste e guerrafondaie.
Ci dispiace per la signora Fallaci, ma noi siamo contro tutte le religioni nel preciso momento in cui tentano di imporsi con i loro dogmi e le loro credenze, non ultima quella cattolica romana che da millenni deturpa i paesaggi toscani e non solo.
Ci dispiace per la signora Fallaci, ma le nostre idee non collimano certo con le sue.
Teniamo a far presente ai quotidiani che hanno dato tanto rilievo a queste scempiaggini che se invece che la signora Fallaci fosse stato il signor X a destare tanto scalpore anzichè a guadagnarsi le prime pagine gli sarebbe valso soltanto a una denuncia per ubriachezza molesta.

Gruppo Anarchico Germinal-FAI Carrara

lunedì 22 maggio 2006

gli infiniti strati dell'azzurro cielo


Ieri pomeriggio, io&eloisa abbiamo visitato una mostra a Villa Medici, che consiglio (nonostante gli 8€ del biglietto):
Il colore si stende asciuga spessisce,si riposa.
Ettore Spalletti



Ecco una citazione dell'artista tratta dalla cartella stampa della mostra:

“Le radiazioni azzurre e violette, quando l’atmosfera è attraversata dalla intensità della luce, producono
nei giorni di sereno la colorazione azzurra del cielo.

I rossi di Roma impasteranno di nuovo colore il colore

Un piano nero
Non c’è racconto, non c’è ironia
È così com’è, rompe lo spazio
Non c’è sopra ne sotto
È sistemato all’altezza degli occhi
Non senti la città
Non senti la campagna
Non senti la luna

Nel dormiveglia del mare troviamo il grigio argento. L’accoglienza è un grigio, un colore che si muove
verso il bianco ma anche verso il nero, che offre la più alta qualità di tutti i colori.
L’azzurro è atmosferico, gli azzurri usati nelle mie opere sono sempre diversi, anche dosi quasi
impercettibili li distinguono.
L’azzurro è un colore che ci è sempre intorno. È un colore dentro cui viviamo.
Nell’azzurro lo sguardo vi affonda senza incontrare ostacoli.
Il rosa, il colore dell’incarnato.

Il colore cerca dentro il colore

Il colore si stende, asciuga, ispessisce, si riposa.”
(Ettore Spalletti)


Si parte con un trittico in rosa, di carne delicata; si attraversano stanze, colori e polveri, quasi da sfiorare col palmo della mano aperta; e si arriva alla stanza azzurra - un'immersione in cui il fiato si allarga anziché stringersi.
Le opere di Spalletti non sono, come troppa arte contemporanea, aggressive, violente, dimostrative. No, le opere di Spalletti, anzi, non ti parlano. Ti ascoltano, in silenzio.

mercoledì 17 maggio 2006

Allora è proprio vero che...


... ce lo siamo tolto dalle palle!


Arrivedòòòòrci!

martedì 16 maggio 2006

Ma quale scandalo?


Ebbene sì, ho resistito finora, ma non riesco a non parlare di questo "scandalo calcio" in scena su tv e giornali da qualche giorno. Che Luciano Moggi non fosse una persona perbene si sapeva da molto prima. Che non sia l'unico, anzi che appartenga antropologicamente ad una razza di arroganti al potere, è una banalità che però ogni tanto è meglio tirar fuori (forse sarebbe bello che qualche schiena dritta dell'ultim'ora se lo ricordasse quando le acque, e il fango, sono fermi).
Che il prendere accordi sottobanco e dietro le quinte per ottenere vantaggi personali sia una prassi lo dimostriamo tutti i giorni: da quello che si fa mettere da parte i tagli migliori dal macellaio amico (e io, mi devo prendere i pezzi peggiori?) in su (o in giù). Ora, alcune belle teste come Beppe Grillo e Michele Serra si scandalizzano dello scandalo come sto facendo io, tirando in ballo l'etica.

Per l'etica ci vuole coraggio, per resistere ci vuole forza, non solo personale ma condivisa con altri. Ci vorrebbe un terreno comune di "minima moralia" da condividere comunitariamente e dal quale partire. Oggi, neanche nei discorsi "destruens" di Grillo, Serra e neppure nel mio, ne vedo la possibilità.

Allora, per restare al calcio, forse bisognerebbe riuscire tutti quanti a fermarsi, per un attimo. E tornare a rincorrere una palla in un campo spelacchiato, sudati e impolverati, per ricordarci cosa sarebbe il calcio.
Un giocatore lo vedi dal coraggio, dall'altruismo e dalla fantasia...

lunedì 15 maggio 2006

Per mezzo centimetro Beethoven vinse la cappa


Per la serie. "Lo sapevate?" - "No, e chi se ne frega?", Baricco ha cominciato a scrivere una roba a puntate sul sito di Repubblica. Oggi, tra gli sbadigli, mi si è soffermato un occhio su questa frase:

"Perché i cd sono grandi così e contengono quella certa quantità di minuti di musica? In fondo, quando li hanno inventati potevano farli un po' più grandi, o un po' più piccoli, perché proprio quella misura lì? Risposta: alla Philips, nel 1982, quando si trattò di decidere, pensarono questa: ci deve stare dentro l'intera Nona Sinfonia di Beethoven(...)"

Ora, chi si accontenta, gode, e va bene. Io ho fatto una ricerchina, ed ecco qui la mia storiella a proposito
(per la serie "Chi se ne frega again"):

Alla Philips nel 1979 arrivarono a "inventare" un progenitore del CD con queste caratteristiche: diametro 11,5cm; durata 60 minuti - questo perché la pietra di paragone era l'audiocassetta (che misurava in diagonale 11,5cm) e la durata potesse contenere un intero LP. Sti olandesi, oh: precisi, puliti, di idee aperte, all'epoca, ma insomma fantasia pochina...
Nei vari incontri per mettere a punto lo standard comune da far adottare al mercato, i capoccia della Philips dovettero vedersela con l'allora presidente della Sony Norio Ohga, che aveva studiato da cantante lirico in gioventù ma che era pure un bel paraculo: si era fatto assumere alla Sony dopo aver scritto una lettera in cui si lamentava della qualità del suo walkman! Ma soprattutto nel 1982 sapeva che la Polygram (proprietà dei soci-concorrenti della Philips) era in grado da subito di produrre milioni di CD da 11,5cm e da 60 minuti. A lui piaceva il Ludovico Van Beethoven, e potersi ascoltare tutta la Nona Sinfonia di fila senza doversi alzare a girare il disco e piazzare la puntina dovette sembrargli una cosa buona e giusta. Però, mannaggia, quel crucco di Karajan la eseguiva in 66 minuti. Mandò sicuramente un'occhialuto impiegato a scartabellare i cataloghi della Polygram, ed ecco che quello tornò trafelato urlando "見つけられる!", il corrispettivo nipponico di "Eureka!": c'era una registrazione della Nona registrata alla Bayreuther Festspiele nel 1951 e diretta da Wilhelm Furtwängler di ben 74 minuti!

Norio Ohga (ritratto qui mentre si diletta a dirigere un'orchestra di impiegati Sony che scoreggia l'Inno alla Gioia) tirò fuori il vinilone alla riunione e chiese gentilmente ai signori della Philips perché non si potesse mettere quella "loro" meravigliosa musica su un unico supporto. Quelli, piuttosto che dire "nun se pò ffà", risposero a caldo "Ma certo, che ci vuole: mezzo centimetro in più e risolviamo tutto".
Così nacque lo standard che ancora oggi usiamo, e che ha fatto diventare bello ricco il signor Ohga, che un paio d'anni fa è andato in pensione (chissà se si ascolta la superba versione di Abbado che dura SOLO 61 minuti?)...

La storia, raccontata dagli olandesi, la trovate qui. Ma qui un ingegnere che faceva parte del progetto della Philips dice che è solo una leggenda (stà a rosicà?)...chissenefrega: è una storiella divertente anche se non sarà proprio vera del tutto, no?
.
.
.
.
A proposito: perché si dice "per un punto Martin perse la cappa?" E che cavolo è sta cappa che Martino ha perso? Soluzione qui!

venerdì 12 maggio 2006

Questa mi era sfuggita


Oggi sulla consueta rubrica di Marco Travaglio su Repubblica.it
(a Travà, mo' bbasta: à pperso, daje tregua! Mo' passa a quell'artri!!),
una serie di frasi di Berlusconi sui sondaggi elettorali degli scorsi mesi.

Tra le tante, ce n'è una che merita di essere citata pari pari:

"Era tardi, mi era passato il sonno e in tv c'erano solo film preistorici. Ho fatto zapping in tv e sono finito su un canale dove si vedevano delle signorine che invitavano a telefonare. Ho voluto tastare il polso della situazione: 'Mi consenta, signorina, ma lei il 9 e 10 aprile per chi voterà?'. Sette su nove hanno detto Berlusconi" (Silvio Berlusconi, Libero, 2 aprile 2006)

L'articolo citato è riportato integralmente (con commento) sul blog di Franco Grillini.
Ora, a parte l'osservazione col senno di poi che pure le signorine lo hanno preso per il culo (un consiglio: mentite sempre ai sondaggi!), ma voglio dire: ve lo immaginate?



No, dico: provate ad immaginarvelo...

giovedì 11 maggio 2006

Chi l'ha visto Omar quant'èbello (megamix)


Fabrizio Gatti e Peter Gomez, due giornalisti tra i pochi in Italia a meritarsi questo titolo, hanno scritto sull'Espresso un articolo molto interessante: lo potete leggere qui.

Giuseppe D'Avanzo, altro giornalista e saggista serio, ha scritto un commento molto diretto ed efficace, a cui vi rimando.

Il Governo (scaduto) ha prontamente smentito, mentendo su un elemento della notizia secondario e soprattutto sbagliato e sostanzialmente lasciando tutti i dubbi che una vicenda come questa suscita in chiunque abbia un minimo di senso civico: è possibile che una persona, che sta (a pieno diritto) in Italia, venga rapita dalla CIA con l'aiuto o almeno col consenso di fatto delle autorità italiane, torturata e letteralmente fatta sparire dalla (libera) circolazione? Sì.

E invece di occuparcene, preferiamo fare i voyeur con le ennesime intercettazioni telefoniche, di Moggi stavolta, o farci le pippe su Provenzano ("liberato" il giorno dei risultati elettorali), o ancora sulla morte del piccolo Tommy? Magari, nel frattempo, dimenticando che a Ferrara quattro poliziotti si avvalgono della facoltà di non rispondere al giudice che ha recapitato loro degli avvisi di garanzia per l'omicidio preterintenzionale di Federico Aldrovandi.

Di un imam scomparso nel nulla, di un 18enne un pò sballato morto così, chi se ne frega, finché c'è il Totoministri?

A proposito: l'ex-ministro degli Interni Napolitano, per non aver rivelato nulla dei troppi misteri di cui è fatta la storia di questo paese quando ricopriva quella carica, è stato messo sul Colle. Chissà chi sarà il prossimo? Non sto nella pelle per l'eccitazione di saperlo!

lunedì 8 maggio 2006

A heart of gold never rusts!


Ho appena ascoltato il divertito e divertente nuovo disco di Bruce Springsteen: banjo, violino, trombe e cori gospel per un tuffo nella (buona) vecchia musica popolare americana...voto8.

Ho ascoltato per caso dal vivo i Melon Rouge, un trio salernitano di cui sentiremo ancora parlare (con un altro nome, pare): qui potete sentire la loro musica.

Ma sopra tutti il grande vecchio Neil Young (a quando l'uscita in Italia del documentario biopic di Jonathan Demme?)
è tornato con i Crazy Horse per il disco più diretto, ruvido, politicamente deciso, semplice ed efficacemente quattroquarti!

Living with war si può ascoltare per intero cliccando qui

Grandioso.
Ecco un testo "tanto per fare a capirci", visto che qua rischiamo di avere la Bonino ministro della Difesa...

Back in the days of shock and awe
We came to liberate them all
History was the cruel judge of overconfidence
Back in the days of shock and awe
Back in the days of “mission accomplished”
Our chief was landing on the deck
The sun was setting on a golden photo op
Back in the days of “mission accomplished”
Thousands of bodies in the ground
Brought home in boxes to trumpet’s sound
No one sees them coming home that way
Thousands buried in the ground
Thousands of children scarred for life
Millions of tears for a soldier’s wife
Both sides are losing now
Heaven takes them in
Thousands of children scarred for life
We had a chance to change our mind
But somehow wisdom was hard to find
We went with what we knew and now we can’t go back
But we had a chance to change our mind

mercoledì 3 maggio 2006

Una risata li seppellirà?




Una risata durante un lungo, pallosissimo, ingessatissimo, funerale? Beh, e allora? Quanti funerali di vecchi parenti più o meno sconosciuti vi siete sorbiti da piccoli? Vi siete mai, sinceramente, rotti le palle? E' umano.
Trovo più discutibile continuare a mitizzare, santificare, eroicizzare esseri umani armati, vivi o morti.

P.S. E' da molto che non aggiornavo il blog, a causa di impegni personali, di lavoro e altro. Era previsto fin dall'inizio...nulla di preoccupante

mercoledì 22 febbraio 2006

senza parole



Sì, questo è Federico Aldrovandi.
Ecco perché da più di un mese non aggiornavo il blog.
Io so...
Io so che non è morto per droga,
io so anche che la droga non spiega il suo comportamento
e quindi quell'intervento di quei poliziotti.
Io so, ma non ho le prove...