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martedì 19 dicembre 2006

Una letterina a Babbo Natale...e una velina a Prodi!


Caro Babbo Natale,
non ti volevo offendere con il mio post del 13 novembre. So che ti fai un culo così e neanche i no-global si ricordano di te quando gridano contro la Coca-Cola che sfrutta i suoi lavoratori!

Se non ce l'hai con me e non mi calerai la notte del 24 dai tubi dei termosifoni con un sacco di carbone, di cui non saprei che farmi, avrei una lista di desideri da esprimerti:

Per come stanno messe le cose a Ferrara, arriveremo vicini alla Pasqua prima di sapere se ci sarà un processo o no.
E se eventualmente sarà un processo con rito ordinario (e pubblico), per omicidio preterintenzionale (pena da 10 a 18 anni) o per omicidio colposo (pena da 6 mesi a 5 anni); oppure se la difesa nel caso opterà per il rito abbreviato, dunque a porte chiuse e con pene ridotte di un terzo.
Ma se anche l'anno nuovo ci portasse una richiesta di archiviazione, un'assoluzione piena o comunque una condanna che non li vedrà scontare un solo giorno di carcere (che non auguro a nessuno: per me le abolirei, ma questa è un'altra questione), caro Babbo, fai in modo che quei quattro abbiamo modo di pensare ai Natali che la famiglia Aldrovandi avrebbe potuto passare, se quel 25 settembre fossero intervenuti come si deve.

Alle persone che non sono felici di passare il solito Natale in famiglia, ricorda loro che possono non farlo.
Alle persone che sono felici di passare il solito Natale in famiglia, buon per loro.

A chi crede in te, in Dio, in Allah, nella fusione fredda, nel riconteggio delle schede bianche, o nel suo tritatutto (un consiglio per gli acquisti: clicca qui per trovare il regalo adatto a chi ti fa girare le palle!)... porta in regalo, ogni tanto, un dubbio: non è che vivendo per il proprio paradiso postumo, spesso fanno della vita altrui un inferno presente? D'altronde ognuno ha i paradisi che si merita...

A chi ha rotto i coglioni persino a Ikea perché non vende presepi, visto che sicuramente ce ne hanno già uno in casa, porta un altro presepe e poi guarda la faccia che fanno. Quando gli porgi il foglietto delle istruzioni.
Ad Anna La Rosa, sospesa per sei mesi dall'Ordine dei Giornalisti del Lazio, ma che va ancora in onda col suo pornosalotto dove i politici non si vergognano di farsi fare soffietti neanche tanto metaforici (vero, Piero Fassino?), porta un frustino di pelle nera: se non sa che farsene, darà sicuramente argomenti più coinvolgenti ai suoi telespettatori...
A Berlusconi porta un cuore nuovo, che funzioni.
A Prodi non portare niente, tanto se lo prenderà con la prossima finanziaria.
A Casini porta un frustino di pelle nera, quello di Fini.
A chi aspetta l'anno nuovo perché spera che le cose migliorino, porta il coraggio di guardarsi indietro con rabbia.
A chi non si aspetta niente di buono, dal prossimo anno con più tasse, più immigrati, più inquinamento, più rotture di coglioni, porta come nuovo vicino un evasore totale della Brianza che gli parcheggia tutti i giorni il SUV davanti al cancelletto di casa. E all'evasore totale della Brianza portagli un esattore, perché non se ne vede mai in giro uno.

Per quelli che il 25 dicembre è un giorno come un altro,
per quelli che sei in gamba perché non ti candidi in politica,
per quelli che meglio Santoro di Ballarò,
per quelli che il campionato è falsato,
per quelli che il polonio lo darebbero a palate alla suocera, al capufficio, al collega più giovane e bravo, ai musulmani e a tutti quelli che gli stanno sulle balle,
per quelli che destra e sinistra son tutti uguali: a tutti loro porta un biglietto con su scritto "Hai ragione".
Sarà il più bel regalo della loro vita. Uno dei pochi.

Per quelli che non hanno niente, non gli portare niente, neanche l'ipocrisia di chi ci pensa di più a Natale.

A quelli che hanno perso un amore, una scarpa, un Clay Regazzoni, una puntata di Lost: fagli trovare sotto l'albero quello che gli manca di più - non quella cosa lì, non quella persona che se n'è andata e che non torna comunque, ma quel pezzo di loro che si è staccata un pò di tempo fa.
A quelli che hanno vinto, che hanno avuto fortuna, che trovano parcheggio, che sono guariti, che hanno avuto culo, porta loro l'ignoranza. Che non sappiano mai quanto sono minoranza.

A Welby porta una dolce morte senza sofferenza; a chi è contrario a staccargli la spina non portare sofferenza, dolore, o addirittura morte: mi basta un piccolo malditesta. Ma le aspirine gliele requisisco io.
A Natascha Kampusch, tornata oggi in tv ingrassata e imbruttita rispetto a quando era appena uscita dalla cantina, le chiavi di un'altra cantina dove rinchiudersi e per non rompere più le balle con la sua famiglia.
Alla Franzoni, un pigiama nuovo.
A Taormina, gli originali della sua perizia psichiatrica per cui ha mollato la Franzoni.
Alla famiglia di Ilaria Alpi, gli originali dei documenti che Taormina ha insabbiato per non far venir fuori la verità sulla morte della giornalista. Che non era più coraggiosa delle altre, è che al TG1 ti danno una scorta migliore (e che costa di più).
Ai giornalisti italiani col tesserino un bel contratto nuovo nuovo, che senza certe firme non sai a chi dare la colpa.
E che non si debbano più vergognare del loro mestiere, se lo fanno.

A quelli che vogliono diventare famosi in TV senza saper fare un cazzo, porta due lauree da 110 e lode, abilità di prestidigitazione, funamboliche e di contorsionismo, forza erculea e aspetto apollineo, un pò di raccomandazioni e le amicizie giuste, così poi ci fanno una figura peggiore e non solo loro.
A quelli che vogliono rimanere se stessi, falli diventare famosi.

A tutti quelli che non ne possono più dei Telethon, della solidarietà via sms, con carta di credito,
a tutti quelli che non sopportano più chi si lamenta che non ci ha una lira e va allo stadio, segue le trasferte, compra i gadgets, si abbona a SkyCalcio,
a tutti quelli che non ce la fanno più dei cinepanettoni e di chi ne parla, di chi li fa anche se è di sinistra,
a chi non vuole le discariche, le centrali a carbone, gli anelli ferroviari, le targhe alterne
porta
una fetta di salame condivisa con uno sconosciuto sulla porta di casa,
un pallone di carta e scotch in quei corridoi delle medie,
una pellicola di Stanlio e Ollio al cinemino dell'Oratorio,
una biciclettata in campagna,
un ricordo pulito. E la forza di pulire intorno a sé.

Caro Babbo Natale, agli amici che sì, sì ci vediamo e poi non ti invitano mai,
ai colleghi che ti danno pacche sulle spalle e appena le giri spettegolano di te,
ai parenti che si fanno vivi una volta l'anno e chiedono se va tutto bene,
a quelli che non ci riescono, ad essere più buoni,
porta qualche altra occasione. E la capacità di approfittarne.

A tutti quelli che ho dimenticato: ci siete anche voi, in questa lista: rileggetela...

Buone Feste e all'anno prossimo!

martedì 25 settembre 2007

la rettifica


Devo precisare qui ora subito il senso di un vecchio post per il quale sono stato redarguito, a mio parere ingiustamente. Non lo posso cancellare, e sarebbe una sciocchezza farlo ora: chi mastica un minimo di Internet, sa che da qualche parte, ormai, quella cosa lì è stata comunque stampata, salvata, letta, memorizzata...
Cerco solo, come sempre qui, di dire la mia, di mettere nero su bianco le mie opinioni, i miei sentimenti, i miei sfoghi più o meno umorali - ammettendo gli sbagli e cercando di chiarire i possibili malintesi.

Nel post di lunedì 3 settembre storie incredibili avevo scritto una frase che può essere, e lo è stata, letta in malo modo, come se fosse stata scritta con un intenzione che non avevo, per "attaccare" qualcuno o qualcosa per cui lavoro con passione e orgoglio.

L'antefatto: quel lunedì mattina ricevo, a poche decine di minuti l'una dall'altra, due telefonate:
- la prima è di mia madre, e ne riporto una parte nel post stesso;
- un'altra dagli uffici del personale Rai, in cui mi si comunica che è quasi pronto il contratto da firmare per la nuova stagione di "Chi l'ha visto?" e che tale contratto, quest'anno, prevede una diminuzione della retribuzione del 5% in base ad una circolare interna (di cui non ho mai avuto copia né visione).
Sono due aneddoti spiacevoli, che però hanno un legame unicamente di casuale contemporaneità.

Riporto la frase-chiave:
Ma come: a me quest'anno propongono unilateralmente di abbassarmi il compenso del 5% secco e poi producono questo? perché? PERCHE'?

Ho scritto quel post come personale sfogo, per raccontare le storie(lle) incredibili che mi erano capitate quel giorno, così senza pensarci su troppo. Il tono, e la sede, davano a quel testo il senso di un "capitano tutte a me!": ogni sfogo è lo sbuffare di un attimo, non risentimento che dura nel tempo.

Quel giorno, la mia passione e il mio orgoglio mi sono suonati un pò stonati (non era la prima volta, ma non ci si deve abituare: anche il personaggio di Al Pacino, alla fine di "The Insider", preferisce abbandonare - evidentemente lui se lo poteva permettere)...
Mi sentivo un pò come tenuto all'oscuro di informazioni sul programma per cui lavoro, e anche su trattative intorno al mio contratto di lavoro che non prevedevano il mio coinvolgimento. Ma senza aver mai voluto collegare le due cose direttamente e senza aver mai pensato che certe cose accadano per la volontà di qualcuno in particolare. Però accadono.

Accade che in un periodo di "vacanza" (o di disoccupazione estiva), chi aspetta un contratto che lo ricompensi un pò della passione e dell'orgoglio (sì, anche in denaro) da parte dell'azienda a cui bene o male sta dedicando la sua vita (professionale e anche non), si senta annunciare una diminuzione (poca cosa, certo) di stipendio decisa altrove. E che non abbia nessuno, dico nessuno, con cui potersi confrontare: e quando uno ha un blog, gli capita pure di consegnare a queste pagine senza carta anche certi pensieri che non ha occasione di far diventare serena contrattazione lavorativa, costruttivo dibattito con i colleghi, azione comune sindacale o chiacchiera davanti a una birra con un amico...

Accade anche che, lavorando con un gruppo (numeroso) di persone, per un "marchio", per un programma televisivo sempre più autorevole e incisivo, chi non vede l'ora di tornare al lavoro - magari per presentare proposte di storie difficili come quella di Federico Aldrovandi (morto due anni fa oggi), di Mauro Rostagno o dei fatti di Piazza Alimonda, che magari nove volte su dieci non si possono raccontare (anche se poi Minoli, Lucarelli o altri lo fanno tranquillamente secondo il loro stile: perché?)- resta amareggiato quando viene a sapere dalla propria madre che quel "marchio", e evidentemente qualcuna e non tutte le persone di quel gruppo (di cui crede in qualche modo di far parte) produce una cosa come "Chi l'ha visto?"-Storie incredibili.
Non intendevo parlare di produzione in termini (cine)televisivi, nel senso di "costi di produzione", di budget: ho saputo, solo stasera vedi caso, che Storie incredibili è prodotto a costo zero. Ne prendo atto, ma non era questo l'argomento di quelle due righette. Intendevo "produrre", fare, nel senso di realizzare (qualcuno avrà scritto, montato, messo in onda quei filmati)...

Tutto qui: sono capitate due cose contemporaneamente che mi hanno fatto sentire un pò solo, senza interlocutori. Non è una bella esperienza. Come non è bello che si legga in quello che non è scritto ciò che si vuole attribuire a chi scrive perché si teme sia un nemico personale o un qualche tipo di avversario. Perché?

Ma cazzo, io sono solo uno che a 37 anni, venendo da una famiglia anonima della Svizzera Italiana che lavora da una vita e non si è nemmeno potuta permettere di comprare una casa, senza tessere di partito né tesserini, senza aver scambiato favori sessuali per lavorare in Rai, sta qui a fare un lavoro che a volte corrode l'anima, a volte gonfia il cuore, a volte fa piegare dal ridere, alcune fa incazzare e molte fa crescere. E sempre fa andare a testa alta.
No, non proprio sempre: vorrei essere romantico, ma non è così. Vorrei poter andare sempre a testa alta, vorrei sentire passione e orgoglio in ogni momento della mia vita lavorativa e non. Ma non è così. Perché?
Io devo moltissimo a chi mi permette di fare quello che faccio, sono fiero di saper fare quello che faccio nel modo in cui lo faccio, sono grato a chi ogni giorno mi insegna cose nuove per farlo meglio. Ma se ogni tanto c'è qualcosa di storto, avrò almeno il diritto di sfogarmi su un blog, che poi non legge nessuno, dài...

P.S. Per chi magari ha letto fin qui senza capirci molto: se hai tra i 25 e i 45 anni; se non hai un contratto a tempo indeterminato per un lavoro che ti ripaghi, in denaro e soddisfazioni, dei tuoi sforzi e della tua passione; se non hai figli o una casa perché non hai un vero futuro perché non te lo puoi permettere; se ti capita di sentirti solo, senza qualcuno con cui confrontarti su argomenti che dovrebbero interessare i tuoi interlocutori quanto te... forse un pò ci puoi capire lo stesso.

Per chi invece ha letto fin qui sapendo di cosa stiamo parlando, continuo volentieri la chiacchierata a quattro, o più volentieri a quaranta occhi. Magari davanti a una birra, che a furia di scrivere mi si secca la lingua e mi sudano i polpastrelli!

sabato 5 gennaio 2008

munnizza


Copio e incollo integralmente l'articolo di Saviano su "Le Repubblica" di oggi: lo trovate qui.

(Campania, Sicilia, Milano, Somalia: il succo, anzi il liquame è lo stesso... aggiungo solo una frasetta alla fine, nda)

J'accuse dell'autore di Gomorra: la tragedia è che Napoli si sta rassegnando all'avvelenamento
Imprese, politici e camorra ecco i colpevoli della peste
Gli ultimi dati dell'Oms parlano di un aumento vertiginoso, oltre
la media nazionale, dei casi di tumore a pancreas e polmoni
di ROBERTO SAVIANO


Roberto Saviano è l'autore di Gomorra, il best-seller che racconta un viaggio nell'impero economico e nel sogno di dominio della camorra È UN territorio che non esce dalla notte. E che non troverà soluzione. Quello che sta accadendo è grave, perché divengono straordinari i diritti più semplici: avere una strada accessibile, respirare aria non marcia, vivere con speranze di vita nella media di un paese europeo. Vivere senza dovere avere l'ossessione di emigrare o di arruolarsi.

E' una notte cupa quella che cala su queste terre, perché morire divorati dal cancro diviene qualcosa che somiglia ad un destino condiviso e inevitabile come il nascere e il morire, perché chi amministra continua a parlare di cultura e democrazia elettorale, comete più vane delle discussioni bizantine e chi è all'opposizione sembra divorato dal terrore di non partecipare agli affari piuttosto che interessato a modificarne i meccanismi.

Si muore di una peste silenziosa che ti nasce in corpo dove vivi e ti porta a finire nei reparti oncologici di mezza Italia. Gli ultimi dati pubblicati dall'Organizzazione Mondiale della Sanità mostrano che la situazione campana è incredibile, parlano di un aumento vertiginoso delle patologie di cancro. Pancreas, polmoni, dotti biliari più del 12% rispetto alla media nazionale. La rivista medica The Lancet Oncology già nel settembre 2004 parlava di un aumento del 24% dei tumori al fegato nei territori delle discariche e le donne sono le più colpite. Val la pena ricordare che il dato nelle zone più a rischio del nord Italia è un aumento del 14%.

Ma forse queste vicende avvengono in un altro paese. Perché chi governa e chi è all'opposizione, chi racconta e chi discute, vive in un altro paese. Perché se vivessero nello stesso paese sarebbe impensabile accorgersi di tutto questo solo quando le strade sono colme di rifiuti. Forse accadeva in un altro paese che il presidente della Commissione Affari Generali della Regione Campania fosse proprietario di un'impresa - l'Ecocampania - che raccoglieva rifiuti in ogni angolo della regione e oltre, e non avesse il certificato antimafia.

Eppure non avviene in un altro paese che i rifiuti sono un enorme business. Ci guadagnano tutti: è una risorsa per le imprese, per la politica, per i clan, una risorsa pagata maciullando i corpi e avvelenando le terre. Guadagnano le imprese di raccolta: oggi le imprese di raccolta rifiuti campane sono tra le migliori in Italia e addirittura capaci di entrare in relazione con i più importanti gruppi di raccolta rifiuti del mondo. Le imprese di rifiuti napoletane infatti sono le uniche italiane a far parte della EMAS, francese, un Sistema di Gestione Ambientale, con lo scopo di prevenire e ridurre gli impatti ambientali legati alle attività che si esercitano sul territorio.

Se si va in Liguria o in Piemonte numerosissime attività che vengono gestite da società campane operano secondo tutti i criteri normativi e nel miglior modo possibile. A nord si pulisce, si raccoglie, si è in equilibrio con l'ambiente, a sud si sotterra, si lercia, si brucia. Guadagna la politica perché come dimostra l'inchiesta dei Pm Milita e Cantone, dell'antimafia di Napoli sui fratelli Orsi (imprenditori passati dal centrodestra al centrosinistra) in questo momento il meccanismo criminogeno attraverso cui si fondono tre poteri: politico imprenditoriale e camorristico - è il sistema dei consorzi.

Il Consorzio privato-pubblico rappresenta il sistema ideale per aggirare tutti i meccanismi di controllo. Nella pratica è servito a creare situazioni di monopolio sulla scelta di imprenditori spesso erano vicino alla camorra. Gli imprenditori hanno ritenuto che la società pubblica avesse diritto a fare la raccolta rifiuti in tutti i comuni della realtà consorziale, di diritto. Questo ha avuto come effetto pratico di avere situazioni di monopolio e di guadagno enorme che in passato non esistevano. Nel caso dell'inchiesta di Milite e Cantone accadde che il Consorzio acquistò per una cifra enorme e gonfiata (circa nove milioni di euro) attraverso fatturazioni false la società di raccolta ECO4. I privati tennero per se gli utili e scaricarono sul Consorzio le perdite. La politica ha tratto dal sistema dei consorzi 13.000 voti e 9 milioni di euro all'anno, mentre il fatturato dei clan è stato di 6 miliardi di euro in due anni.

Ma guadagnano cifre immense anche i proprietari delle discariche come dimostra il caso di Cipriano Chianese, un avvocato imprenditore di un paesino, Parete, il suo feudo. Aveva gestito per anni la Setri, società specializzata nel trasporto di rifiuti speciali dall'estero: da ogni parte d'Europa trasferiva rifiuti a Giugliano-Villaricca, trasporti irregolari senza aver mai avuto l'autorizzazione dalla Regione. Aveva però l'unica autorizzazione necessaria, quella della camorra.

Accusato dai pm antimafia Raffaele Marino, Alessandro Milita e Giuseppe Narducci di concorso esterno in associazione camorristica ed estorsione aggravata e continuata, è l'unico destinatario della misura cautelare firmata dal gip di Napoli. Al centro dell'inchiesta la gestione delle cave X e Z, discariche abusive di località Scafarea, a Giugliano, di proprietà della Resit ed acquisite dal Commissariato di governo durante l'emergenza rifiuti del 2003. Chianese - secondo le accuse - è uno di quegli imprenditori in grado di sfruttare l'emergenza e quindi riuscì con l'attività di smaltimento della sua Resit a fatturare al Commissariato straordinario un importo di oltre 35 milioni di euro, per il solo periodo compreso tra il 2001 e il 2003.

Gli impianti utilizzati da Chianese avrebbero dovuto essere chiusi e bonificati. Invece sono divenute miniere in tempo di emergenza. Grazie all'amicizia con alcuni esponenti del clan dei Casalesi, hanno raccontato i collaboratori di giustizia, Chianese aveva acquistato a prezzi stracciati terreni e fabbricati di valore, aveva ottenuto l'appoggio elettorale nelle politiche del 1994 (candidato nelle liste di Forza Italia, non fu eletto) e il nulla osta allo smaltimento dei rifiuti sul territorio del clan.

La Procura ha posto sotto sequestro preventivo i beni riconducibili all'avvocato-imprenditore di Parete: complessi turistici e discoteche a Formia e Gaeta oltre che di numerosi appartamenti tra Napoli e Caserta. L'emergenza di allora, la città colma di rifiuti, i cassonetti traboccanti, le proteste, i politici sotto elezione hanno trovato nella Resit con sede in località Tre Ponti, al confine tra Parete e Giugliano, la loro soluzione.

Sullo smaltimento dei rifiuti in Campania ci guadagnano le imprese del nord-est. Come ha dimostrato l'operazione Houdini del 2004, il costo di mercato per smaltire correttamente i rifiuti tossici imponeva prezzi che andavano dai 21 centesimi a 62 centesimi al chilo. I clan fornivano lo stesso servizio a 9 o 10 centesimi al chilo. I clan di camorra sono riusciti a garantire che 800 tonnellate di terre contaminate da idrocarburi, proprietà di un'azienda chimica, fossero trattate al prezzo di 25 centesimi al chilo, trasporto compreso. Un risparmio dell'80% sui prezzi ordinari.

Se i rifiuti illegali gestiti dai clan fossero accorpati diverrebbero una montagna di 14.600 metri con una base di tre ettari, sarebbe la più grande montagna esistente ma sulla terra. Persino alla Moby Prince, il traghetto che prese fuoco e che nessuno voleva smaltire, i clan non hanno detto di no.

Secondo Legambiente è stata smaltita nelle discariche del casertano, sezionata e lasciata marcire in campagne e discariche. In questo paese bisognerebbe far conoscere Biùtiful cauntri (scritto alla napoletana) un documentario di Esmeralda Calabria, Andrea D'Ambrosio e Peppe Ruggiero: vedere il veleno che da ogni angolo d'Italia è stato intombati a sud massacrando pecore e bufale e facendo uscire puzza di acido dal cuore delle pesche e delle mele annurche. Ma forse è in un altro paese che si conoscono i volti di chi ha avvelenato questa terra.

E' in un altro paese che i nomi dei responsabili si conoscono eppure ciò non basta a renderli colpevoli. E' in un altro paese che la maggiore forza economica è il crimine organizzato eppure l'ossessione dell'informazione resta la politica che riempie il dibattito quotidiano di intenzioni polemiche, mentre i clan che distruggono e costruiscono il paese lo fanno senza che ci sia un reale contrasto da parte dell'informazione, troppo episodica, troppo distratta sui meccanismi.

Non è affatto la camorra ad aver innescato quest'emergenza. La camorra non ha piacere in creare emergenze, la camorra non ne ha bisogno, i suoi interessi e guadagni sui rifiuti come su tutto il resto li fa sempre, li fa comunque, col sole e con la pioggia, con l'emergenza e con l'apparente normalità, quando segue meglio i propri interessi e nessuno si interessa del suo territorio, quando il resto del paese gli affida i propri veleni per un costo imbattibile e crede di potersene lavare le mani e dormire sonni tranquilli.

Quando si getta qualcosa nell'immondizia, lì nel secchio sotto il lavandino in cucina, o si chiude il sacchetto nero bisogna pensare che non si trasformerà in concime, in compost, in materia fetosa che ingozzerà topi e gabbiani ma si trasformerà direttamente in azioni societarie, capitali, squadre di calcio, palazzi, flussi finanziari, imprese, voti. E dall'emergenza non si vuole e non si po' uscire perché è uno dei momenti in cui si guadagna di più.

L'emergenza non è mai creata direttamente dai clan, ma il problema è che la politica degli ultimi anni non è riuscita a chiudere il ciclo dei rifiuti. Le discariche si esauriscono. Si è finto di non capire che fino a quando sarebbe finito tutto in discarica non si poteva non arrivare ad una situazione di saturazione. In discarica dovrebbe andare pochissimo, invece quando tutto viene smaltito lì, la discarica si intasa.

Ciò che rende tragico tutto questo è che non sono questi i giorni ad essere compromessi, non sono le strade che oggi solo colpite delle "sacchette" di spazzatura a subire danno. Sono le nuove generazioni ad essere danneggiate. Il futuro stesso è compromesso. Chi nasce neanche potrà più tentare di cambiare quello che chi li ha preceduti non è riuscito a fermare e a mutare. L'80 per cento delle malformazioni fetali in più rispetto alla media nazionale avvengono in queste terre martoriate.

Varrebbe la pena ricordare la lezione di Beowulf, l'eroe epico che strappa le braccia all'Orco che appestava la Danimarca: "il nemico più scaltro non è colui che ti porta via tutto, ma colui che lentamente ti abitua a non avere più nulla". Proprio così, abituarsi a non avere il diritto di vivere nella propria terra, di capire quello che sta accadendo, di decidere di se stessi. Abituarsi a non avere più nulla.


(5 gennaio 2008)


Fin qui Saviano. Ci sarebbe da aggiungere che di traffico di rifiuti le mafie si occupano da decenni, insieme ad altri "traffici" (droga, armi, denaro sporco). E alla luce del sole, da Trapani a Malta, fino a seppellire bidoni di scorie sotto le strade della Somalia... ma questa è un'altra storia. O no?

E pensare che Gaber ne parlava nel 1976:
(...)Ogni giorno una città come Milano accumula duemilacinquecento tonnellate di rifiuti... duemilacinquecento tonnellate... C'è da pensarci. Intendiamoci, non si può dire alla gente di consumare di meno e di produrre di meno. È un'utopia. L'unica salvezza è il riciclaggio dei rifiuti... o la disintegrazione.(...)

mercoledì 29 settembre 2010

Via i gatti...


... i topi ballano, si dice dalle mie parti. O meglio, in dialetto ticinese, "Bala i ratt".
E' rimbalzata sui media italiani la notizia di una campagna pubblicitaria/politica che ha luogo in questi giorni nella Svizzera Italiana. Subito bollata come razzista, è già stata stigmatizzata a dovere.
Vedi qui per seguirne gli sviluppi e gli (in/evitabili?) commenti...
E qui un editoriale di uno dei più diffusi quotidiani locali, liberale di centrodestra...

Dietro il sito oggetto della campagna di affissioni pare ci sia l'UDC, che in Svizzera era il tradizionale partito della destra contadina delle vallate di lingua tedesca della Svizzera centrale (o meglio, di dialetto "schwyzerdütsch"), che da una quindicina d'anni s'è vista togliere una fetta d'elettorato dalla Lega dei Ticinesi (una pantomima di quella di Bossi capitanata da un cocainomane soprannominato "Il Nano")...
a Sud delle Alpi, però, le idee dello storico leader Christoph Blocher non sono mai passate di moda, e ultimamente si sono imposte portando al successo un referendum di cui vi mostro come promemoria, il manifesto:




Qualcuno se lo ricorderà...
Da quali soggetti "politici" può essere stata ripresa una tale iniziativa?
Ecco qua:


Serve un commento?






"Forse non tutti sanno che..." (chi ricorda la rubrica della Settimana Enigmistica?) in Ticino, il settimanale gratuito della Lega locale, esce ogni domenica con copertine come questa:



Che altro aggiungere?
I disoccupati che vivono nella Svizzera Italiana sono un decimo dei lavoratori italiani che ogni giorno varcano il confine per portare il loro sudore in Ticino. Senza italiani, senza contare gli altri "stranieri" che sostengono l'economia regionale, l'economia del Ticino fallirebbe più in fretta di quell dell'Islanda. E senza mutui subprime o derivati...
E se solo la Svizzera tassasse dell'1 per mille i depositi bancari (il 99,9% dei quali di cittadini stranieri, una percentuale incalcolabile dei quali frutto di illeciti di vario tipo), ci sarebbero soldi per risanare l'economia di qualche paese africano...
E se il 60% dei crimini è compiuto da "stranieri", beh sono pochi - perché se in proporzione, il 40% dei crimini è compiuto da svizzeri, che sono numericamente molti di più, vuol dire che tra la popolazione indigena c'è una percentuale di criminali parecchio più alta!
Eccetera eccetera eccetera
ma se i deliri dei razzistileghistifasciodemocentristi di tutte le risme si possono facilmente smontare con un minimo di razionalità e di cifre, perché da anni non è stato fatto?
Ad essersene andati, più che i gatti del titolo, sono forse i lumi?

giovedì 20 dicembre 2007

senza neanche bisogno di chiedere


Pubblicata in file audio e trascritta una telefonata tra Saccà e Berlusconi.

(...)
Saccà (S): (...)Grasso sul Magazine del corriere della sera ... scrive il potente Saccà fa quello che gli dice Berlusconi e basta ... ecc. .. che poi, non è vero, lei non mi ha chiesto mai ...
Presidente (P): allora ascoltami...
S: lei è l'unica persona che non mi ha chiesto mai niente ... vogliodire ...
P: io qualche volta di donne ... e ti chiedo ... perchè ..
S: si, ... ma mai ...
P: ... per sollevare il morale del capo .. (ridendo)
S: eh esatto, voglio dire ... ma, mi ha lasciato una libertà culturale di ... ideale totale .. voglio dire .. totale .. e questo lo sanno tutti...

(...)

P: Senti, tu mi puoi fare ricevere due persone ...
S: assolutamente...
P: .. perchè io sono veramente dilaniato dalle richieste di coso ....
S: assolutamente ..
P: con la Elena Russo non c'era più niente da fare? Non c'è modo...?
S: no .. c'è un progetto interessante .. adesso io la chiamo ..
P: gli puoi fare una chiamata? La Elena Russo; e poi la Evelina Manna. Non centro niente io, è una cosa ... diciamo ... di...
S: chi mi dà il numero?
P: Evelina Manna ... io non c'è l'ho ...
S: chiamo ..
P: no, guarda su Internet ..
S: vabbè, la trovo, non è un problema ... me la trovo io ..
P: ti spiego che cos'è questa qui ..
S: ma no, Presidente non mi deve spiegare niente ..
P: no, te lo spiego: io stò cercando di avere ...
S: Presedente, lei è la persona più civile, più corretta..
P: allora ... è questione di .. (parola incomprensibile, le voci si accavallano) ....
S: ma questo nome è un problema mio ...
P: io stò cercando ... di aver la maggioranza in Senato ...
S: capito tutto ...
P: eh .. questa Evelina Manna può essere .. perchè mi è stata richiesta da qualcuno ... con cui sto trattando ...


Un paio di considerazioni a casaccio:
la libertà o ce l'hai (e te la riesci a conquistare tu), o non è che te la regalano/prestano tipo ombrello,
perché prima o poi lo rivogliono indietro e soprattutto di piovere "rischi di illibertà" non smette mai...
poi se lo sanno tutti, perché leccare così il culo ringraziando? Excusatio non pentita!
Eppoi, che bisogno c'è di chiedere: ti hanno messo lì per fare quello...
è come se il salumiere chiedesse ogni volta all'apprendista: "scusa, ti va di tagliare quel prosciutto per questo cliente? e poi un pò di salame per quell'altro?": non c'è bisogno, l'ha messo lì apposta!
Tant'è che al solo nominare due persone, il soldatino scatta sull'attenti e dimostra la sua complicità col "capito tutto";
al CAPO basta fare il nome, il resto è problema del... servo (come altro lo vogliamo chiamare?).

Per carità, nulla di illegale, fino a un giudizio definitivo della Cassazione (se mai ci si arriva). Ma quel saporino che rimane in bocca dopo aver sentito la telefonata, intanto, chi me lo leva? Ferrara?!
E avete capito di che saporino parlo, vero?!

mercoledì 29 ottobre 2008

mai più senza n°6


A'Zizz!

Di base è sempre la micidiale poltrona di Fracchia, ma con un'idea tamarra in più.

..dopo aver intrigato l'ispirazione e i sogni di pittori, scrittori e cineasti, approda anche nel design. In anteprima mondiale al Salone Internazionale del Mobile 2005, il "Lavoratorio Creativo Home Philosophy" presenta "A'ZizZ", il primo e unico esemplare di Pop Art.

E costa "solo" 208,33€ più IVA.

giovedì 30 agosto 2007

La vendetta di Montezumolo


Qualcuno di voi sarà stato in vacanza in paesi caldi, in climi tropicali (beati voi) magari in Centro America: beh, se avete evitato l'uragano Dean, difficilmente sarete sfuggiti alla Vendetta di Montezuma...

E se anche questa l'avete scampata, ora siete tornati nel Belpaese della Libertà Obbligatoria ("…ma come, con tutte le libertà che avete volete anche la libertà di pensare?...").
Ecco: allora beccatevi quella facciazza del Luca Agnello (ah, sapete che in spagnolo "cordero" vuol dire "agnello", no? Discendenza naturale da camuffare: in Italia "si fa ma non si dice"...). E le sue ormai quotidiane deiezioni sui media.

Oggi gliene deve essere venuta una grossa, una letterona di quasi 8.000 battute al Corriere della Sera.
Vi invito a leggerla.
Qui di seguito, premettendo che non sono certo un economista, qualche mia osservazione su quella bella letterina.*

Le prime righe sono chiaramente una dichiarazione di guerra e di amore: amore per Veltroni e guerra a Prodi. In sostanza Montezemolo dice: "W Walter e abbasso le tasse", facciamo cadere il governo Prodi sulla Finanziaria 2008 con una campagna antitasse e che nasca un nuovo governo Democristoindustrialliberale con Veltroni primo ministro...
Dunque Montezemolo e i padroni delle industrie italiane hanno scelto la faccia di zio Valter da appiccicare sulla carcassa di Berlusconi. E nel corso della lettera manda segnali trasversali (mafiosi, verrebbe da dire) a Prodi e Berlusconi, della serie "sono anni che vi avevo avvisati"...

E quale Nuova Frontiera ha in mente come panorama a cui guardare? Certo non la "Vecchia Europa", ma quella "nuova" dell'Est. Dove molte industrie italiane delocalizzano (quelle grandi per convenienza, quelle piccole&medie per sopravvivenza) la produzione, grazie ai vantaggi del sistema che il nostro chiama "flat tax" a cui vuole ispirare il fisco italiano prossimo venturo. Ma che in italiano si traduce soprattutto in corruzione: si sa quanta deregulation sia in vigore nei paesi dell'ex-oltrecortina, e quanto sia facile aggirare le deboli leggi delle istituzioni (si chiamano "giovani democrazie" ma sono vecchissimi regimi feudali) ungendo qualche ruota con una bella mazzetta per ottenere di tirar su capannoni, aprire fabbriche qua e là, schiavizzare contadini e ex-operai di Stato con salari da fame e senza contratti o sindacalisti tra i coglioni...
Il generale dei padroncini Monty invoca poi una "tregua fiscale", una specie di indultino sulle tasse (un'altro? ah, già: quelli del passato governo Berlusconi hanno lasciato fuori Valentino Rossi & Amici) come panacea di tutti i mali; e lo fa invocando contemporaneamente la minaccia: "abbiamo pochi mesi", ovvero abbassate le tasse (solo) alle industrie nella prossima Finanziaria, sennò saranno cazzi!
Primo punto dell'elenco della spesa la patacca falsa che luccica sul petto di qualunque populista contemporaneo, le paroline magiche: "lotta all'evasione". Bene, caro Agnello, allora perché non rendi obbligatorio presentare il proprio Bilancio (o modello Unico, ex-740) per potersi iscrivere a Confindustria?; e perché non cacci dal vostro Club chi ha subito verifiche fiscali ed è risultato (parzialmente o totalmente) evasore?
Per non parlare di un'altra richiesta semplice semplice espressa poco tempo fa da Forgione, presidente dell'Antimafia nazionale: "perché Montezemolo non caccia un solo imprenditore condannato per mafia dalla sua associazione?"

La formula magica che LCdM spara come soluzione al problema sollevato è di quelle semplici, che capiscono anche gli scemi: "per ogni € che entra dalle tasse, 1€ in meno sulle prossime tasse".
Bene, ma così vuol dire lasciare servizi e infrastrutture pubbliche nello stato attuale e abbandonarle al loro inevitabile sfascio definitivo: anche uno scemo che si compra casa lo sa, che ogni tanto gli va data almeno un'imbiancata (e questa costa)...

Il secondo punto è: "dove vanno a finire le nostre tasse". Ora, intanto l'uso da persuasore occulto del termine "nostre", inteso come "non loro, non dello Stato" e non come "di tutti i cittadini italiani" è quanto mai banalmente capzioso.
Oggetto della filippica, i consulenti e i consiglieri d'amministrazione delle imprese pubbliche. Ce ne sono troppi, pagati troppo e spesso superflui. Come non essere d'accordo: in Rai il Consiglio d'Amministrazione pullula di magnapane a tradimento mentre a me la "prima industria culturale del paese" riduce i compensi del 5% secco per questa prossima stagione. Eppure verrebbe da chiedersi: chi ha spacciato per anni la fuffa dell'outsourcing, del delegare all'esterno (quindi ai privati) competenze vitali per le imprese (pubbliche e private)? Il mondo degli industriali, ovviamente! Che promuovevano l'esternelizzazione da esterni per poi lamentarsene da interni (e quanti soldi hanno preso Fiat&Co. dallo Stato?)... o dentro o fuori, sennò facciamo confusione! Se l'outsourcing è "male", allora bisogna andare nella direzione opposta: impiego pubblico qualificato (formazione e ricerca), tutelato e garantito (stipendi adeguati e contratti a tempo indeterminato) e utilizzo intelligente delle risorse interne alle imprese (pubbliche e private). Così le nostre tasse andrebbero a pagare lo stipendio di gente che sente di lavorare per un'impresa anche "sua", dunque davvero "nostra", per il bene di tutti e non a scapito del malessere sociale altrui (di chi resta "fuori" dall'esternalizzazione)...

Il terzo punto toccato dal nostro è una lamentela tipicamente italiana da padroncino post-tangentista: i cantieri e le infrastrutture che non crescono... ma come, se al primo punto avevi sparato la formuletta "per 1€ che entra, 1€ in meno di tasse", con cosa li fai crescere gli investimenti? Con la riduzione del debito pubblico? Qui ci vorrebbe davvero un economista, o qualcuno che in modo semplice spiegasse che non basta togliere da una parte (sbagliata) e dare a un'altra (ancora più sbagliata) per ottenere ciò che la prima non sa realizzare. La formuletta "meno tasse=meno spesa pubblica=più investimenti" funziona solo se quegli investimenti li gestisce chi gestisce le tasse, ovvero lo Stato, che deve sapere dove è meglio (per tutti i cittadini) e non più conveniente (per pochi industriali) investire. Altrimenti altro che "regalo ai ricchi", saremmo al cannibalismo di stato!
Seguono poi i soliti rosari: meno burocrazia (quale? come?), federalismo fiscale (e qua mi vengono i brividi pensando alla Triplice Alleanza Veltroni-Bossi-Montezumolo), amministrazione più efficiente (ovvero più snella). Ora, a parte la solita filosofia anoressica che "(Stato) magro è bello", perché non spiegare meglio cosa si intende con amministrazione più snella? E' forse quella che permetterebbe ai padroni d'industria di fare quel cazzo che gli pare (secondo l'antico slogan della Casa delle Libertà di guzzantiana memoria)?
Guarda caso subito dopo ecco il diktat per la politica (ormai dépendance dell'industria e della finanza), dello stesso tono (meno regole per chi comanda): riforma elettorale (chi vince governa "davvero" e non per finta come finora, coi governi costretti a mediare con leggi, Costituzione, opposizione, magistratura) e scelta diretta dei candidati (senza passare dai partiti, ormai superflui nella Vallettopoli dove candidati alla Camera e nominati del Grande Fratello si mischiano nel calderone televisivo dunque mentale degli italiani)...

In conclusione, i totem del Merito e della Concorrenza, già sconfitti dalla Storia, riesumati senza pudore: bisogna "smontare i monopoli pubblici (locali)". Per esempio si potrebbe privatizzare l'acqua come si fa in certe zone della Sicilia dove è gestita direttamente dalla mafia? La formuletta "più concorrenza=servizi meno cari" è una balla che non regge più da vent'anni (dalle privatizzazioni dell'epoca Prodi-IRI) nella repubblica dei monopoli privati (Telecom, gruppo Fiat, Fininvest, Barilla & co.), ma questo signore la tira fuori come una novità. Ci vorrebbe una di quelle belle vecchie prime pagine di Cuore per dire che "ci ha la faccia come il culo", sto Lucagnello...

Soprattutto perché la vera bomba terrorista è tra le (pen)ultime righe: legare i salari (degli operai) ai risultati (dell'impresa) e abbassare il costo (per l'industria) degli straordinari (degli operai).
Dunque, la vecchissima guerra frontale ai lavoratori, per abbassarne il valore umano a merce inerte: tu lavoratore che ti fai un culo come una casa lavorando di notte e di domenica per mantenere il figlio all'Università che costa palate di soldi perché privatizzata e la moglie cassintegrata o che aspetta il prossimo co.co.pro di merda in un callcenter, non vorrai mica essere pagato di più! Accontentati di quello che diamo a un cinese o a un ungherese a casa loro (giorno e notte, domeniche e festivi) sennò poi l'industria non guadagna abbastanza e dunque dovremo abbassarti ancora lo stipendio, accorciarti i contratti e toglierti straordinari, ferie, congedi per malattie e gravidanza... e se ancora non basterà, andremo all'Est dove in sostanza rompono meno i coglioni. E non ti lamentare se non hai più un soldo per comprarti ciò che produci: a noi che siano i tuoi soldi a far girare il mercato non interessa, meglio gli investimenti dello Stato che ti toglie i soldi in tasse che usa non per gli ospedali per i tuoi vecchi o per gli asili per i tuoi figli, ma per sovvenzionare noi che minacciamo di traslocare in Ungheria...

Mi ricordo che c'era una volta qualcuno che rapiva figli di industriali per chiedere il ricatto. Poi li lasciavano andare, o qualche disgraziato gli sparava, a loro o ai loro padri, padroni o padrini politici. Li chiamavano terroristi, banditi...
A gente come Lucagnello, che rapisce i lavoratori per chiedere il ricatto degli investimenti pubblici con la minaccia di portare sequestrati e covo all'estero (dove non pagherebbero le tasse che non pagano qua), e ogni tanto ne uccide qualcuno nei cantieri o nelle fabbriche (la sicurezza è un costo per l'industria e un risultato per i lavoratori), si dà spazio per sparare in prima pagina i loro comunicati-pizzini. Son proprio cambiati i tempi...


*Per chi ha avuto la pazienza di leggere fin qui, lascio un commento finale a un'immagine. Che, come si dice spesso, può dire più di molte parole...


P.S. Vi ricorda qualcosa? Rispondete nei commenti a questo quizzino, con dei link. Grazie. :-)

mercoledì 26 settembre 2007

mai più senza (n°0)


Ve la ricordate una delle migliori rubriche di "Cuore", assieme al "Giudizio Universale" e a "Botteghe Oscure"?
Presentava ogni volta un gadget assurdo e completamente inutile, ma trashissimo.
Ebbene, ecco a voi il numero zero di quello che conto di far diventare uno spazio più o meno fisso di questo blog!

Il primo aggeggio è questo:

Dei guanti imbottiti con un buco tra indice e medio per fumare al freddo: sono in vendita qui alla modica cifra di 15 sterline, ma bisogna aspettare metà ottobre per ordinarli (quando comincia a far freddo sul serio)...

L'annuncio avverte: "Il fumo uccide. Ma almeno morirete con le mani al caldo!"

martedì 25 luglio 2006

Due o tre cose che ho visto in Piazza Alimonda (anche se non c'ero)

Ho guardato e riguardato attentamente il video “Quale verità per Piazza Alimonda?” (in DVD distribuito con alcuni quotidiani, in vari formati scaricabile da qui).
Propongo una modesta guida alla visione.
E’ un esercizio lungo, faticoso, che non tutti avranno voglia di fare. Ma chi vuol provare ad osservare come comune cittadino, testimone, giudice popolare, potrà farsi un’idea più precisa, o farsi venire qualche dubbio in più ma circostanziato.

N.B. Non avendo strumenti più sofisticati che il lettore DVD domestico, l’indicazione di minutaggio non sarà sempre precisissima.

1’45”: Immagini del Forte San Giuliano, dei black block a stretto contatto con le forze dell’ordine, notazione sulla “giornata particolare” passata dai vertici di Alleanza Nazionale nella caserma da cui si coordinava tutto il sistema di sicurezza.
Le considerazioni di Giuliano Giuliani, che siano condivisibili o meno, toccano un elemento che sta “a monte” di tutto quanto accaduto durante il G8: la gestione della sicurezza, l’incapacità di fatto di fermare un solo black-block, la morte di Carlo Giuliani, il blitz alla Diaz e le torture di Bolzaneto, hanno delle responsabilità che vanno rintracciate in qualche punto della scala gerarchica che va dalla semplice recluta agli ufficiali in comando, alla gestione governativa delle forze di PS, su su fino a chi ha pensato a Genova dicendo “funzionerà!” (ma ce l’avete presente la morfologia di quella città?)…

3’30”: Iniziano le cariche al fianco del corteo su Via Tolemaide, almeno 400 metri prima della “zona rossa”; cariche ripetute più volte e senza giustificazione, che passano da Via Caffa.
A Giuliano Giuliani, ma anche alla Costituzione Italiana (che tutela il diritto di manifestare le proprie opinioni), quelle cariche andrebbero giustificate meglio: lì, in quel punto, in quella fase, il corteo è pacifico e ha pieno diritto di avanzare; non esiste che si giustifichi una carica in un punto, in un certo momento, per “compensare” le devastazioni che avvengono in altri punti, in altri momenti…

5’10”: La piazza viene “bonificata”; un’ambulanza è già sul punto dove morirà Carlo mezz’ora dopo. Dal filmato della microcamera impiantata nel casco di un agente (una delle parti più claustrofobiche del video, lasciata giustamente senza audio: la miglior scelta registica del filmato), si evince che un manifestante viene pestato e trascinato fino all’ambulanza.
“Come un trofeo” è un commento superfluo: qualcuno gli porge anche dell’acqua, però insomma quel che non si capisce è perché trascinino sull’asfalto il corpo esanime e non facciano avvicinare il mezzo.

7’37”: Arriva, in piazza, la Jeep del comandante (Truglio).
Contate quanti sono i carabinieri che scendono dal mezzo… sono quattro!


8’44”: la battuta sugli annichilitori di Nassiriya è un’altra uscita di G.Giuliani che si poteva tralasciare: piuttosto ricorderei come molti “dirigenti” delle operazioni di piazza sono gli stessi coinvolti nello scandalo (metà anni ’90) degli stupri e delle torture alla popolazione civile in Somalia, nella vicenda del “check-point Pasta”, eccetera.

9’39”: La Jeep di Truglio si allontana; ambulanza e cassonetto sono nella stessa posizione da almeno venti minuti.
Quanti sono, sulla Jeep che si allontana? L’altra resta all’inizio di Via Ilice.

10’20”: Al balcone un anziana seduta e vicino al cassonetto un vecchietto in calzoni corti non appaiono particolarmente minacciosi.
Al di là dell’apparente ironia, questa immagine la dice lunga sul clima che precede le cariche, tra Via Tolemaide e piazza Alimonia: gente tranquilla che passeggia per strada, che guarda dal balcone…

10’55” e seguito: I Carabinieri e le due Jeep aggirano l’aiuola centrale…
Perché? Perché semplicemente non vanno diretti?
In meno di un minuto attaccano il corteo e corrono all’indietro. Il vicequestore Lauro raccoglie un sasso e lo lancia verso via Tolemaide, sui manifestanti. Si vede anche Carlo.
Quando i CC arretrano si vedono 2 estintori, uno in mano a un Carabiniere, un altro per terra: vengono dalle Jeep? E’ mai stato appurato se sul Defender di Placanica ci fosse un estintore? Chi lo lancia o usa impropriamente per primo?
Numerosi agenti su Via Caffa, meno numerosi dei manifestanti che avanzano, ma non così meno da giustificare una “ritirata”, sono di fatto frapposti tra questi e la Jeep, che dunque non è isolata.

17’20”: ”se non addirittura lui stesso”
L’amarezza è del tutto comprensibile nel padre di questo ragazzo; comunque, quella frase è una considerazione, non un fatto.

17’55”: Il comandante chiama rinforzi, un manifestante lancia l’estintore verso la macchina.
La pistola è visibilmente già puntata (in orizzontale); l’estintore rimbalza contro il finestrino dell’auto, o viene respinto dalla suola degli anfibi del carabiniere?

18’10”: L’asse non entra nel vetro
Sì, ma primo: il vetro non c’è (aperto? Rotto in precedenza?); secondo: la foto congela un istante – dalla posizione del corpo, l’asse potrebbe (condizionale) anche entrare nel finestrino un attimo dopo…

19’10” e seguito:
La pistola è puntata in orizzontale, dritto in faccia al manifestante.
Foto D’Auria: - un fotografo di colore con pantaloni militari controlla il suo apparecchio
- un manifestante sulla sinistra dello schermo lancia qualcosa davanti alla Jeep… poco più in là, Truglio è sulle strisce pedonali, e altri agenti si muovono lungo la via, piuttosto libera…

…Ora, chi ha avuto la pazienza di arrivare fin qui, si domanderà: e allora? Niente di nuovo. Può essere…ma l’osservazione seguente, se posso permettermi, non trova riscontri nelle varie fonti che ho consultato:

20’14” e seguito: Siamo al momento dello sparo
Una sequenza che va vista e rivista molte volte, al rallentatore e con frequenti fermo-immagine, distinguendo di volta in volta dettagli, zone dello schermo, azioni…
Guardate sulla sinistra del retro della Jeep, sotto la targa: una nuvola nero-grigiastra si espande qualche istante prima dello sparo, prima del sasso che colpisce il tettuccio della Jeep (o che devia il proiettile, secondo i giudici). Non può essere il fumo uscito dalla canna della pistola, anche perché sarebbe troppo veloce, pesante, e poi perché al secondo sparo non c’è. No, quello è fumo di scappamento! Il Defender era a motore acceso quando parte lo sparo!
Guardate ancora: la mano sinistra dell’autista si muove sul volante, come per iniziare una manovra, (ancora) possibile prima dello sparo!
Guardate ancora: sulla destra della Jeep sembra di intravedere la luce di retromarcia accesa!
Guardate un’altra volta: Carlo cade avvolto nel fumo di scarico della Jeep!


Quando Carlo cade, notiamo:
- il fotografo di colore notato prima scatta immediatamente delle foto (chiamiamolo fotografo 1); un altro, con t-shirt nera e bermuda verdi si avvicina scattando (chiamiamolo 2).
- due manifestanti (t-shirt rossa e coda di cavallo) scappano.
- un manifestante (braccio imbottito) fa segno ad altri di arretrare, di scappare via.
E’ ovvio che ognuno reagisce secondo un istinto. E la solidarietà non è tra i più forti e diffusi…

21’45”: La telecamera si abbassa e si rialza: in 6 secondi, la Jeep è sparita.
In realtà, dallo sparo passano quasi 10 secondi, ma sono comunque pochissimi.

Rivediamo il filmato, con qualche altra annotazione:
- l’estintore, a ben guardare, sembra rimbalzare sulla ruota di scorta; ma la mano che impugna la pistola si ritrae (verso l’interno e verso l’alto) solo un attimo e torna subito ad altezza uomo, come era già nei fotogrammi precedenti!
- dall’altro lato della Jeep spunta un terzo fotografo, con una bandana sulla bocca, il gilet blu, t-shirt bianca e pantaloni “alla pescatora” (chiamiamolo fotografo 3): anche lui sta scattando raffiche di foto.
- tralasciando per un attimo la fondamentale differenza di velocità tra luce e suono, se poniamo come zero l’istante in cui si sente lo sparo (e visivamente il sasso va in frantumi), circa quattro secondi e mezzo dopo, mentre Carlo sta ancora rotolando per terra, la ruota anteriore sinistra della Jeep si muove: si notano i fori del coprimozzo, che iniziano a girare in senso orario (retromarcia)!
- l’auto passa sopra Carlo: l’immagine, prima di uscire bruscamente di campo, ci mostra la gamba e il piede destro di Carlo muoversi verso l’alto per reazione alla ruota che lo schiaccia all’addome. E’ una reazione meccanica, riflessa dai muscoli, o c’è una volontà inconscia di difesa, c’è ancora la vita dietro quel movimento?
- appena la camera torna a inquadrare, i fotografi 1 e 3 sono sopra Carlo.
- il fotografo 3 poi si avvicina alla camera: a 20’50” c’è un fotogramma in cui è ben riconoscibile, con le Birkenstock ai piedi, stempiato, i capelli corti, il collo muscoloso, la t-shirt nera con un disegno simile a un “atomo” giallo e rosso.
- arriva un altro fotografo (4) con un vistoso teleobbiettivo, la camicia bianca e rossa, il casco in testa.

23’06”: Seconda telecamera
All’inizio si vede l’altra Jeep uscire di campo a sinistra, mentre un finestrino va in frantumi per il colpo inferto da un dimostrante con quello che somiglia a una sbarra di ferro.

23’10”: L’estintore lanciato la prima volta contro la Jeep
può sembrare anche fermato dalla suola della scarpa dell’agente, ma non è così:
23’44”: qui si vede bene il piede che rimane appoggiato sulla ruota di scorta. Non viene ritratto: quel carabiniere non ha paura di un estintore vuoto, e sa che potrebbe benissimo fermarlo con un piede, se gli arrivasse addosso!

Di nuovo indietro:
23’12”: All’angolo posteriore sinistro si vede benissimo il tubo di scappamento che esce dal lato della vettura
e inizia ad emettere il fumo nero!

25’16”: Il PM fa tre ipotesi; la terza è che Placanica abbia sparato per colpire
Giuliano Giuliani dice che è “l’unica vera” e lui può dirlo. Fa anche una considerazione sui proiettili dum-dum in dotazione quei giorni alle forze del cosiddetto ”ordine”, sulla quale non ho prove per smentire o confermare.

26’30” e seguito: Raffone è sdraiato; dichiara in aula che “Placanica ci copriva”
C’è un quarto uomo sulla Jeep, come si è visto a 7’37”? Potrebbe essere lui a sparare?
Placanica ha entrambe le mani sulla testa, sulle orecchie
Lo sparatore potrebbe anche aver sparato “alla cieca”, se coperto?

27’23” e seguito: I Carabinieri avanzano verso il corpo di Carlo
L’unico vicino al corpo ormai è solo il fotografo 3.
27’31”: è ancora lui.
27’49”: qui vediamo il fotografo 2 sopra il corpo di Carlo
28’05”: appare un altro fotografo (5) con pantaloni e t-shirt neri
28’26”: un altro fotografo di colore (6) con casco, camicia bianca, badge giallo da giornalista

28’36": un agente sferra un calcio al cadavere di Carlo.
Ancora: il fotogramma fisso non dice nulla sugli istanti prima e dopo, come per quello dell’asse sferrato in direzione del finestrino: potrebbe essere involontario, potrebbe inciampare; oppure potrebbe sollevare il piede (chi ha detto che lui stia avanzando?) per non urtare il corpo…anche se l’impressione principale è che stia come “caricando” la gamba (cfr. un calciatore che sta per punire una punizione rasoterra)!

30’40”: Un fotografo viene picchiato e schiacciato sul corpo di Carlo
Dovrebbe essere Eligio Paoni, fotoreporter di guerra: è lui? Dalle immagini, dove appare soverchiato dalle tute nere, pardon dalle uniformi scure, di CC e PS, sembrerebbe il nostro numero 5…

Infine, sulla “performance” di Lauro in favore delle telecamere, e il supposto vilipendio di cadavere per cui con una pietra un agente avrebbe infierito sulla fronte di Carlo:
- sulla prima, è palesemente ridicola la corsetta appresso ad un supposto assassino lasciato andare così;
- prego di notare che, oltre alla troupe di "Terra!" di Tony Capuozzo arriva anche "il vicedirettore di Libero": ovvero la fonte "Betulla" del SISMI...c'è anche una betulla, a Piazza Alimonda!
- sulla seconda, non so che dire: non oso pensarlo. Resta il mistero di quella pietra che “cammina” da un lato all’altro del cadavere, tra una foto e un’altra…

E resta, amara e indelebile, resta amara e indelebile, resta amara e indelebile
la traccia aperta di una ferita…



Per chi ha avuto la forza di arrivare fin qui, di leggere magari rivedendo il DVD, un paio di osservazioni finali (ma non conclusive).
Innanzitutto è chiaro che avendo occhi per vedere, e rivedere, da queste immagini qualche stimolo sulla riapertura delle indagini, se fossi il giudice, me lo farei venire; dunque lo scopo di questo prodotto audiovisivo, per il sottoscritto, è riuscito. Pur nei limiti di uno strumento mediatico, culturale, e non giudiziario.
Non condivido, d’altronde, molte delle affermazioni fatte nel filmato (Giuliano Giuliani se ne assume la responsabilità con coraggio e senso civico), perché mi mancano elementi per poter giudicare meglio.
Dunque, di tutti quei fotografi, e ne abbiamo contati almeno sei (6!) apparentemente professionisti, vorrei vedere qualche altro scatto, per esempio. A Eligio Paoni hanno distrutto macchine, strappato rullini, rotto una mano e, se è lui, fatta molta paura schiacciandolo sul cadavere caldo di un ragazzino appena ammazzato con una pallottola in uno zigomo.
Gli altri? Chi sono, come si chiamano, dove hanno messo le loro foto? E non ci sono altri video?
E i testimoni, chi era in piazza, perché non si presenta a testimoniare? Perché nessuno porta una testimonianza nuova che, anche da sola, qualora fosse interessante, porterebbe alla riapertura del caso? Hanno ancora paura? Sono stranieri? Sono ricattati? Sono imputati al processo per devastazione e saccheggio? Chi sono? Sono tutti no-global? C’è qualcuno che dopo cinque anni, si sta ancora facendo mangiare dentro dai rimorsi? …Non vorrei che queste persone permettessero che si pensi di loro che sono vigliacchi. Forza, fatevi avanti! Che aspettate? Se avete visto qualcos'altro, venitemelo a raccontare.

venerdì 26 ottobre 2007

mai più senza (n°2)



Specchio da bagno con tergicristalli (manuale?) incorporato.
Si trova qui.

mercoledì 1 ottobre 2008

mai più senza n°5


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lunedì 17 novembre 2008

parla come magni

Inauguro qui un'altra rubrica ripresa pur'essa dal caro vecchio Cuore, come il "Mai più senza".

"Siamo un Paese strano: si discute molto piu' della commissione di Vigilanza Rai, che pure e' un tema importante, ma lo e' certamente meno della crisi economica, che invece dovrebbe costituire il fuoco della riflessione di ogni partito politico"
(il Uolter).

"Anche sulla commissione di Vigilanza Rai siamo pronti a calare le braghe, ma non ci state sempre a rompere ancora le scatole con l'Antiberlusconismo!".
(traduzione)

P.S. Mettere alla presidenza della televisione pubblica un uomo che fino all'altroieri era di area berlusconiana, e oggi si trova per caso (e forse per poco) all'opposizione, non è solo l'ennesima rinuncia a fare opposizione, ma è il compimento di una parabola verso un Grande Fratello orwelliano. E pensare che "a sinistra" c'è chi chiede "il rispetto dell'alternanza", ricordando quando si votò gente come Storace, a quella carica (ve lo ricordate Epurator?), o come quando si rinunciò a cancellare l'oscena legge Gasparri sulle telecomunicazioni (durante l'ultimo governo Prodi), o come quando si rinunciò a fare una leggina sul conflitto d'interesse (sempre, negli ultimi 20 anni di governi di centrocentrocentrosinistra).
E adesso tornate pure a farvi le seghe su Youdem, coglioni!

sabato 17 novembre 2007

mai più senza (n°3)


Questo è Mirra mentre legge su Internet la notizia che domani sarà la giornata dedicata ai gatti neri come lui.

Stiamo organizzando la settimana bianca e siccome ci piacerebbe portarcelo, forse ho trovato la soluzione:
questo pratico aggeggio per trasportare e tenere buono il micio scavezzacollo!
(Click sulla foto per ingrandire)

lunedì 5 febbraio 2007

i forzati del commento del lunedì


Un poliziotto ucciso fuori da uno stadio, Silvio che chiede scusa, il Grande Centro, i morti sulle piste da sci, il Superbowl...
e se una volta, un lunedì mattina, non si trovasse sul giornale cosa pensare delle cose del mondo?
Se un lunedì uscisse il Corriere della Sera con una prima pagina tutta bianca? Silvio rimarrebbe lo stesso, Rutelli pure...

Sono stanco: non ho mai sopportato il culto del calcio e tutti i suoi invasati, i suoi sacerdoti...
perciò trovo normale un lunedì come questo,
con quel poliziotto di cui tutti ormai sappiamo nome e cognome,
che senza tanti sacerdoti, senza tanti commenti del lunedì,
oggi forse sarebbe lo stesso anonimo e malpagato poliziotto del giorno prima, ma vivo.
E di lui, e di tutti quegli italiani in divisa dello Stato o in divisa della propria squadra
che in ogni stadio studiano alla scuola della violenza organizzata a squadre,
continuerebbe a non fregarmene niente.
E invece sono qui anch'io, un lunedì mattina, stanco e triste per quest'altra morte inutile.

Anzi, no: è utile ai soliti sciacalli. Quelli veri, quelli con le armi e i giornali dalla parte del manico.
Quelli che il 20 luglio 2001 scrivevano "Oggi sarà il giorno del morto" (Renato Farina, "Libero")
e il 21 luglio titolavano "E' legittima difesa" ("Libero")...
quelli che urlano le sentenze ("sei stato tu, col tuo sasso") mentre tra i suoi ragazzi a un ragazzo
che non è ancora morto, che respira sangue, una pietra rompe la testa dopo che uno strano proiettile l'ha già trapassata...

Ed è utile soprattutto perché c'è uno, un utile idiota, che su un muro di Livorno scrive "2/2/07 Catania vendetta per Carlo Giuliani", o un'idiozia del genere, e che così facendo nutre lo sciacallo, rinnova il Sogno numero due:

Imputato ascolta,
noi ti abbiamo ascoltato.

Tu non sapevi di avere una coscienza al fosforo
piantata tra l'aorta e l'intenzione,
noi ti abbiamo osservato
dal primo battere del cuore
fino ai ritmi più brevi
dell'ultima emozione
quando uccidevi,
favorendo il potere
i soci vitalizi del potere
ammucchiati in discesa
a difesa
della loro celebrazione.

E se tu la credevi vendetta
il fosforo di guardia
segnalava la tua urgenza di potere
mentre ti emozionavi nel ruolo più eccitante della legge
quello che non protegge
la parte del boia.

Imputato,
il dito più lungo della tua mano
è il medio
quello della mia
è l'indice,
eppure anche tu hai giudicato.

Hai assolto e hai condannato
al di sopra di me,
ma al di sopra di me,
per quello che hai fatto,
per come lo hai rinnovato
il potere ti è grato.

Ascolta
una volta un giudice come me
giudicò chi gli aveva dettato la legge:
prima cambiarono il giudice
e subito dopo
la legge.

Oggi, un giudice come me,
lo chiede al potere se può giudicare.
Tu sei il potere.
Vuoi essere giudicato?
Vuoi essere assolto o condannato?


(Fabrizio De André, da "Storie di un impiegato", 1973)

Io voglio capire se oggi mi sono svegliato...

martedì 2 ottobre 2007

lo sguardo sconosciuto del lago


Ci ho pensato a lungo: "lo scrivo, non lo scrivo...". Ho deciso di scrivere.
Che ho visto un bel film italiano che s'intitola "La ragazza del lago". E che ho letto che il candidato italiano per l'Oscar per il miglior film straniero sarà "La sconosciuta", il brutto film di Tornatore.
Non voglio fare una recensione dei due film, metterli a confronto, tranciare giudizi. Ne trovate a decine, favorevoli o meno.

Quello che mi interessa qui è fermarmi un secondo a riflettere su quale Italia rappresenta certo nostro cinema all'estero. Perché ho sempre avuto la sensazione che il manierismo compiaciuto e barocco di Tornatore, che sotto sotto è pizza e mandolini, sia più adatto per gli americani che ci guardano ancora con gli occhi de "Il Padrino". E dunque non fa una grinza che candidato all'Oscar sia il suo "thriller" grottesco e lirico, cinema di maschere più che di persone, di felliniana ricchezza visiva e di televisiva sciatteria strappalacrime. Cinema di conflitti psicologici un tanto al chilo che tanto piaceranno ("mi ci giocherei una palla") agli sceriffi alla Cofferati...

Forse non a caso Tornatore ha fatto un film nel cui titolo compariva l'oceano: "ma che paura ci fa quel mare scuro
che si muove anche di notte e non sta fermo mai", verrebbe da cantare. E invece al bordo del lago di Molaioli vien voglia solo di stare un pò in silenzio, per capire come e perché quella ragazza è finita lì, uccisa così.

Infatti il "noir" di Molaioli, che viene non a caso da un romanzo norvegese (nella foto la copertina), appartiene a un altro mondo. Il mondo della lentezza, del silenzio, di sussurri e sguardi indifesi, dei tempi morti e della riflessione.
Parentesi: a casa ci siamo abbonati a Sky da qualche mese, e guardiamo quasi solo "Fox Crime": tonnellate di CSI, NCIS, Senza traccia, Criminal Minds, Num3ers...
Davanti al film di Molaioli, l'aspettativa del "giallaro" (patito dei generi giallo-noir-thriller onnivoro e vorace, simile al "metallaro") finisce per essere delusa: la "trama" non s'infittisce di colpi di scena, non c'è il crescendo drammatico prima della confessione, non ci sono sparatorie o scene in cui i conflitti esplodono con violenza esteriore. Resta tutto sotto la pelle, e nei paesaggi calmi della provincia italiana di un certo nord... niente laboratori della Scientifica, niente inseguimenti a sirene spiegate, niente duri che si prendono a cazzotti o a bicchieroni di bourbon...
si passano in rassegna i vari sospettati (prima o poi, per un attimo, sottilmente, lo diventano tutti), finché il mistero si svela, come togliere una garza dalla statua impolverata di un angelo prefabbricato in un cimiterino di campagna...
ed è tutto lì. Il male sottile che incrinava la teiera de "La stanza del figlio" anche qui separa le vite, le famiglie, la possibilità di redenzione, di perdono, di comprensione. Non c'è nessuna liberazione nel confessare un omicidio, nell'ammetterne due, nel desiderarne forse tre...
Quasi bergmaniano più che hitchockiano per l'elaborazione del senso di colpa, questo piccolo film entra in profondità e rimane con lo spettatore.
Parentesi: ieri ho visto due CSI Miami e non ricordo quasi la trama, le facce delle vittime... di questo film invece ti rimane addosso come una rugiada sulla pelle: piccole gocce non di sangue ma che danno i brividi lo stesso.

E allora penso che quest'Italia che urla sempre, che manda affanculo, che dà la caccia ai romeni e prepara i fucili padani contro i ladroni romani, che dà addosso agli unici sospettati di certi omicidi e non pensa nulla di altri, quest'Italia sempre pronta a indicare, a condannare, a giudicare un film senza prima vederlo, un film così fatichi ad apprezzarlo. E' lento, è noioso, diranno. Meglio i primi piani urlati di Tornatore, le lacrime frontali e gli sfruttatori di prostitute brutti sporchi e cattivi. Così si capisce che il male deve fare schifo, e chi fa schifo fa anche del male.

P.S. Sono solo io a vedere, nella posizione della ragazza del lago, una certa somiglianza con questa statua?

E' la Santa Cecilia di Stefano Maderno, un ticinese...
Ho trovato anche questa foto:

Beh, il manifesto del film è questo:

mercoledì 25 luglio 2007

Clem Clem!


Oggi, non per pigrizia, copincollo uno di quegli articoli di Travaglio che lo meritano dall'inizio alla fine
(fonte: L'unità)

Clementina, sia Clemente

Siccome in Italia, invece delle notizie, si preferisce commentare le fughe di notizie, e non è importante il fatto ma evitare che la gente lo conosca, proviamo a fare un po’ d’ordine nel casino organizzato del «caso intercettazioni». «Possibile - domanda Violante - che una Procura in grado di scoprire chi ha rapito Abu Omar non riesca a scoprire chi passa le intercettazioni ai giornali?». La risposta è semplice: le due ordinanze in cui il gip Clementina Forleo chiede al Parlamento il permesso di utilizzare (e dunque riporta) le intercettazioni tra i furbetti e sei parlamentari è stata depositata nella cancelleria del Tribunale venerdì alle 12.30. Da quel momento avvocati e indagati han potuto prenderne copia. Ed, essendo caduto il segreto, se qualche avvocato o indagato passa le carte ai giornali, non è affare dei magistrati e soprattutto non è reato né fuga di notizie.

Lo stesso giorno in cui i politici inscenavano il pianto greco, uscivano sui giornali le telefonate dei presunti terroristi arrestati a Perugia: perché nessuno ha protestato per la «fuga di notizie»? Perché le ordinanze erano pubbliche. Ecco: lo stesso vale quando c’è di mezzo qualche politico.

A questo punto, però, si lamentano i presidenti Marini e Bertinotti: «È grave che un’ordinanza destinata al Parlamento esca sui giornali prima di arrivare al Parlamento». In realtà, non è grave: è fisiologico, salvo che, depositata l’ordinanza, i giudici facciano pedinare gli avvocati per sincerarsi che non la passino ai giornalisti (peraltro senza commettere alcun reato). La terza obiezione è più seria. Non quella del ministro Mastella (la Forleo avrebbe addirittura «violato la Costituzione»: il che, detto da un Guardasigilli che pretende di sindacare l’atto di un giudice con lo strumento disciplinare dell’ispezione, fa dubitare che egli conosca la Costituzione). Ma quella mossa da giuristi insigni come Grosso e Grevi e da ex magistrati come D’Ambrosio e Casson: il gip non può «accusare» parlamentari non indagati rubando il mestiere alla Procura.

Grevi parla, sul Corriere, di «anomala forzatura» e «abnorme invasione di confini», perché «non è ammissibile che il gip prospetti ipotesi accusatorie, o anche soltanto apprezzamenti di colpevolezza, a carico di soggetti non sottoposti a indagine dal pm». In effetti, se fosse vero che la Procura non ha mai considerato l’ipotesi che qualche parlamentare a colloquio coi furbetti abbia commesso reati, si tratterebbe di un’invasione di campo da parte del gip. Ma nella richiesta inoltrata dalla Procura al Gip sulle telefonate da inviare al Parlamento, i pm han chiesto di poterle utilizzare a carico sia degli indagati (i furbetti) sia di «altre persone da identificare», cioè da indagare dopo l’eventuale autorizzazione.

Ed è evidente chi siano le «altre persone», visto che al telefono si è sempre in due: i politici non (ancora?) indagati. La Forleo potrà facilmente ribattere di aver semplicemente esplicitato il concetto espresso dai pm, illustrando - come la legge le impone - la rilevanza penale che a suo avviso hanno le posizioni dei soggetti coinvolti (sugli aggettivi usati, ciascuno può pensarla come crede). Così nessuno, al momento del voto in Parlamento, potrà dire di non aver saputo che, in caso di autorizzazione, le telefonate potrebbero essere usate contro qualche politico. La qual cosa spetterà comunque alla Procura.

Solo a fine indagine il gip, se riterrà che i pm abbiano dimenticato qualcuno, potrà ordinare l’«imputazione coatta». Che però il gip - preposto al controllo delle indagini - non possa «accusare» e debba tenersi sulle generali, è discutibile: basta leggere le ordinanze d’arresto, perquisizione, sequestro scritte dai gip per capire che i gip «accusano» eccome. Solo che non lo fanno in veste di «parte», ma di giudici «terzi», dunque le loro accuse sono più gravi.

È curioso che, dopo anni di polemiche sul presunto «appiattimento» dei gip sui pm, ora si rimproveri a un gip di non appiattirsi sui pm. Ancor più curioso che, dopo tante polemiche sullo scarso garantismo dei giudici, si voglia negare alle difese l’accesso agli atti per evitare che l’opinione pubblica sia tempestivamente informata. La prossima volta, se un gip vuole vivere sereno, sa quel che deve fare. Mai intercettare un Vip indagato, onde evitare il rischio che questi parli con politici. Se i reati risalgono a due anni prima, bruciare tutto perché «comunque è roba vecchia».

E se la Procura chiede di inoltrare certe intercettazioni al Parlamento, evitare di spiegare perché sono penalmente rilevanti o, meglio ancora, dire che son tutte fesserie e invitare le Camere a negare l’autorizzazione. In ogni caso, prima di prendere qualsiasi iniziativa, chiedere il permesso a Clemente Mastella, noto giureconsulto di scuola ceppalonica.

Marco Travaglio - L'Unità

lunedì 17 settembre 2007

mai morta


Oggi voglio commentare un commento.
E' anonimo, o meglio firmato "AncoraViva"...

AncoraViva ha lasciato un nuovo commento sul post "la pistola come strumento di contenimento risolutivo della resistenza":

Vado un po' OT, ma sono capitata qui per caso.. Non è possibile che qualsiasi cosa io cerchi su internet mi venga fuori Carlo Giuliani...

Quando il 7 gennaio 1978 il Capitano dei Carabinieri Edoardo Sivori sparò in piena fronte al diciannovenne DISARMATO (sì, senza estintori, senza sassi, senza un bel niente) Stefano Recchioni a una manifestazione nessuno si è lamentato tanto.
Basti pensare che alla commemorazione, L'ANNO SEGUENTE, l'agente di polizia Alessio Speranza sparò al diciassettenne Alberto Giaquinto, uccidendolo.
Queste sono le vostre forze dell'ordine, non le mie.
Per voi diventano brutte e cattive quando ammazzano un compagno, ma "uccidere un fascista non è reato" neanche per loro?
ACAB PER TUTTA LA VITA!
ANTICOMUNISTA PER TUTTA LA VITA!


Ora, innanzitutto quando esprimo le mie opinioni, io sono abituato a metterci nome, cognome e faccia; specialmente qui che è "casa mia", dove scrivo solo io (non c'è un noi) quello che penso e quel che mi pare: non è tollerabile che qualcuno venga a commentare per dire di cosa dovrei parlare io e soprattutto in che modo... il mondo è grande, e Internet di più: se non trovi quel che vorresti leggere, scrivitelo tu, da un'altra parte! Questo è un principio dei blog. E questo è il mio blog... Right or wrong, it's my blog.

Poi, cara AncoraViva, non sei proprio capitata qui "per caso". Basta dare un'occhiata alle statistiche di accesso per stabilire che venerdì sei stata una dei 56 visitatori del blog quel giorno, che la tua visita risulta essere la prima (o perlomeno da un IP non registrato prima), che ti sei collegata alle 18.14 da una località che preferisco non rivelare per tutela della tua privacy (so anche tipo di browser, risoluzione del monitor e altre cosette)... ma soprattutto non è che sei arrivata a quel post cercando "qualsiasi cosa": tu hai cercato su Alice le parole "quando butteranno giù a calci la tua porta" (questo il link).
Quelle parole traducono l'incipit della canzone dei Clash "The Guns of Brixton" (ma ti rimando ai link contenuti nel post o una bella ricerchina con Google, per sapere di che si tratta).

Venendo ai fatti e ai nomi che citi, ti posso solo dire quel che ho detto sopra: se non ne parlo io qui, parlane tu altrove (su un tuo blog) o leggi il blog di qualcun altro... questa non è un'enciclopedia.
E poi io detesto la "par condicio", o peggio la "riconciliazione" coi fascisti. Mi spiace, non raccolgo la provocazione. Il giudizio della Storia è inappellabile, ed è di condanna definitiva nei confronti del fascismo. Punto.

mercoledì 25 ottobre 2006

nuovorespiro


Premessa: butto giù di getto (d'un fiato, in un solo espiro) un pò di "appunti per una (im)possibile recensione", questa volta senza link e ricerche in Rete: giuro che non ho letto recensioni prima (non lo faccio mai) né dopo aver visto il film... se qualcuna delle cose di cui parlo qui sotto vi incuriosisce, fate un copiaincolla in Google e cercatevela da voi! ;-)


Ho visto finalmente l'ultimo film di Emanuele Crialese, autore del geniale "Respiro" (2002).
"Nuovomondo" è un film bellissimo, che compone col precedente una specie di distico speculare.

Se non avete visto il film, anzi entrambi i film, è difficile riuscire a cogliere certi riferimenti.
D'altronde certe impressioni possono essere solamente mie, e dunque anche avendo visto i film, possono essere lontanissime dalle vostre: magari è tutta una pippa, lo so, ma intanto questo sognodicinema è mio, e mi viene come viene.
Ovviamente devo avvertire che nelle righe qui sotto svelerò alcune parti importanti della trama (che però non è la parte più importante)...

I primi venti minuti mi hanno ricordato un capolavoro: "Banditi a Orgosolo" di Vittorio De Seta (1961), forse uno dei primi "docudrama" italiani di un maestro del documentario, girato con attori non-professionisti e che raccontava una storia di pastori della Barbagia...tanto di cappello a Crialese che riesce (francamente meglio che un altro bravo giovane regista italiano con formazione documentaristica come Daniele Vicari in "L'orizzonte degli eventi") a rendere credibilmente un'atmosfera di vita dura come quella di una famiglia di pastori siciliani della seconda metà dell'Ottocento: piedi scalzi e pietre in bocca, sole che spacca e poche parole. Una preghiera di sangue e sudore come è da sempre per gli emigranti.
E poi il sogno su cartoline virate seppia di un America con alberi di monete d'oro e fiumi di latte, una terra dell'abbondanza con olive e carote gigantesche, quasi felliniane. Perché se devi mollare il tuo mondo, tanto vale sognarne uno davvero ricco.
E l'incontro con un porto, il mercato del pesce, con bestie di un altromondo fino a quel giorno sconosciuto, le scarpe messe solo dove c'è la strada per non consumarle: la fuga da un piccolo mondo antico fogazzaro che, quando parti, non puoi fare a meno di vergognarti.
E poi lei, scelta strana e fascino altero: Charlotte Gainsbourg, grandissima attrice prima che figliadi. Per lei avevo già un debole. E per lei che con quei capelli rossi rappresenta il perturbante, l'attrazione e il timore di un mondoirraggiungibile, tutta la famiglia si trasforma (positivamente, quindi con risultati opposti ma attraverso un meccanismo di influenze simile a quello del Terence Stamp nel "Teorema" di Pasolini). In lei si riconosce la bellezza e l'artificio, i suoni stranieri di un'eleganza e un comportamento che è naturale ma di una natura diversa, il bello relativo, quella della moda che aveva già i suoi estimatori (o fashion victims) come Baudelaire... e lei che porta quei capelli raccolti così mi ha suscitato fortissimo un altro richiamo: i capelli della "Arlesienne" di Van Gogh.
Poi parte il bastimento, e la nave va... e tutto diventa ombra, chiusura, spazi angusti e bui. E con quei capannelli umani mi tornano in mente "I mangiatori di patate" del primo Van Gogh. Se Respiro era la superficie al sole di una trasformazione interiore di un individuo (ma la donna interpretata da Valeria Golino passa del tempo in una caverna - forse platonica), Nuovomondo è l'interno perforza buio di una trasformazione sociale, dunque esteriore e comune.
C'è spazio qua e là per il sogno del fiume di latte e per quel galleggiante carotone felliniano a cui aggrapparsi con lei, immagine presente del futuro paradiso: e c'è una nebbia anch'essa felliniana, e canti improvvisi e non improvvisati. C'è forse un omaggio conflittuale con il grande cinema popolare (il musical, il film leaniano di massa, Titanic), con quell'America a cui abbiamo regalato i sogni della nostra civiltà perché ne facesse celluloide.
Ma poi c'è l'urto con la realtà di Ellis Island, con la Lampedusa newyorchese più simile a quella siciliana di oggi di quanto non fosse quella di Respiro: migranti di diversissima provenienza mescolati, ammucchiati, messi in fila e timbrati come animali, selezione della razza e dell'intelligenza obbediente, scarto di chi non serve al sogno americano che è sogno di un'America über alles grazie all'unica razza superiore possibile: quella ottenibile mescolandole tutte.
Se Respiro è l'auto-esclusione di una donna per la salvezza di una comunità, questo è la trasformazione di una famiglia per la realizzazione di una normalità da clinica milanese, questo è l'esclusione del muto da un sogno gridato in faccia all'ignoranza e alla "debolezza mentale".
In un dramma collettivo narrato con l'occhio ontologico del documentario e con una fantasia cinematografica da terzomillennio anche citazionista, Crialese ottiene il miracolo: non quello di far parlare i muti, ma di far tacere per un attimo il nuovomondo per permetterci di ascoltare degli esseri umani che costruiscono, trasformandone l'assetto, una nuovafamiglia.
E dunque il finale, speculare a quello di Respiro dove dal basso, dal fondale del mare siciliano si vedevano mulinare le gambe di una comunità unita e rinnovata grazie al temporaneo sacrificio di una donna: dall'alto, con la macchina da presa a picco, sul fiume di latte americano dove si vedono avanzare con calme bracciate sulla superficie, i membri di una nuova comunità, nata dal sacrificio di una donna. Che come la protagonista di Respiro sceglie alla fine di tornare a vivere nel suo vecchiomondo, che attraverso di lei è cambiato per sempre. Perché quell'America, oggi, siamo noi.
Che non abbiamo più nonne.

martedì 4 novembre 2008

assalte-rai

(...)Io so i nomi di coloro che, tra una Messa e l'altra, hanno dato le disposizioni e assicurato la protezione politica a vecchi generali (per tenere in piedi, di riserva, l'organizzazione di un potenziale colpo di Stato), a giovani neo-fascisti, anzi neo-nazisti (per creare in concreto la tensione anticomunista) e infine criminali comuni, fino a questo momento, e forse per sempre, senza nome (per creare la successiva tensione antifascista). Io so i nomi delle persone serie e importanti che stanno dietro a dei personaggi comici come quel generale della Forestale che operava, alquanto operettisticamente, a Città Ducale (mentre i boschi italiani bruciavano), o a dei personaggio grigi e puramente organizzativi come il generale Miceli.(...)

Così scriveva Pasolini nel suo celebre "Io so".

Ma chi era esattamente quel generale della Forestale?

(...) Il Maggiore Berti, già condannato per apologia di collaborazionismo e ciò nonostante giunto ad alti gradi del Corpo forestale dello Stato, conduce una colonna di allievi della Guardia forestale, proveniente da Cittàducale presso Rieti, che attraversa Roma e va ad attestarsi non lontano dagli studi RAI-TV di via Teulada.(...)
Così si legge nella relazione della Commissione Parlamentare sul Terrorismo a proposito del Golpe Borghese.

Ora, come spiega il bel libro di Camillo Arcuri "Colpo di Stato", il golpe Borghese non fu affatto un golpe da operetta.

La notte tra il 7 e l'8 dicembre 1970 fu promosso da Junio Valerio Borghese un tentativo di colpo di Stato. L'azione fu bruscamente interrotta. Non si è mai saputo esattamente perché, cosa sia accaduto veramente.

Sembra ieri. Veramente.

Stanotte, alcuni giovani neo-fascisti, anzi neo-nazisti, hanno assaltato la sede Rai di Via Teulada, a loro dire per protestare contro la trasmissione "Chi l'ha visto?", rea di aver diffuso immagini del loro assalto squadrista a Piazza Navona.


E ora, chi l'ha visto, o chi lo sa, qual è davvero il piano, e se era un generale da operetta che ha dato le disposizioni e assicurato la protezione politica...

(A sentire un pò le cronache di questi ultimi tempi, qualche strana idea può venire: da quello che voleva dare disposizioni per far assaltare la scuole da parte della Polizia come ai bei tempi della Diaz; a quello che gli spiegava che era meglio ai tempi suoi quando si usavano gli infiltrati e poi le stragi; a quell'altro, che di colpi di stato, piani e stragi se ne intende...)

P.S. Io, qualche idea di chi fossero, i "bravi ragazzi" di Blocco Studentesco, me l'ero fatta.
E ripensandoci, che un vecchio burattinaio come Amos Spiazzi si aggirasse proprio nella legaiola Verona, a marciare - tra una Messa e l'altra- col sindaco Tosi, lo sapevo già. Ma adesso mi fa un effetto più presente...
P.P.S. tanto per confermare certe attualità e fare due più due: clicca qui.