mercoledì 29 novembre 2006

bad trip defender


Un quotidiano calabrese pubblica una interessantissima intervista a Mario Placanica, che vi consiglio di scaricare integralmente in PDF da qui e leggere con calma. Con molta calma, perché fa tremar le vene e i polsi!

L'ex-carabiniere fa una serie di affermazioni che combaciano con molte di quelle che si possono trovare nel DVD "Quale verità per Piazza Alimonda?" che avevo tempo fa analizzato in questo post.

La cosa che più mi incuriosisce, è il modo in cui Placanica (non) parla del maggiore Cappello, di come lo tira in ballo e contemporaneamente ne prende le distanze... se non avessi avuto un'esperienza particolare in Calabria pochi giorni fa, leggerei quelle parole più serenamente.
Ma adesso mi chiedo, e vorrei chiedere a lui:
Come fa Cappello a essere "responsabile del nostro mezzo" e non stare sul Defender da cui parte lo sparo?
Come mai per Placanica è tutto confuso eppure ricorda bene Cappello (e Truglio) picchiare a sangue dei fotografi (fra cui Eligio Paoni?)?
Ha visto dei colleghi massacrare la testa di Carlo con una pietra e non l'ha mai detto prima? E' vilipendio di cadavere, un reato!
E a chi lo disse? A Cappello, che, a quanto capisco leggendo, lo mette a tacere!
Insomma: le cose che Placanica dice e quelle che non dice, chi difendono, chi attaccano?


Sto ancora saltando sulla sedia...

P.S. La vignetta è un omaggio a Professor Bad Trip, geniale fumettaro morto pochi giorni fa a 43 anni: buon viaggio, professo'...
Riesci a vedere il quarto personaggio sulla camionetta?

lunedì 13 novembre 2006

non è stata la roba, non sono stati loro: è stato Babbo Natale?



Dalle conclusioni della superperizia medico-legale:

La causa del decesso di ALDROVANDI Federico è da indicare in una morte improvvisa per insufficienza funzionale cardio-respiratoria, definita dagli autori anglosassoni come “excited delirium sindrome”
Né le sostanze stupefacenti assunte dalla vittima e presenti nei liquidi biologici, né il politraumatismo contusivo patito in vita, hanno rivestito alcun ruolo causale nel decesso.


Insomma: è morto perché era agitato.
Ricorda: se ti pestano quattro poliziotti, abbastanza da rompere due manganelli ma non abbastanza da ammazzarti, stai calmo. Se ti agiti potresti restarci secco, e la colpa è solo tua...

Era agitato anche perché aveva assunto degli stupefacenti: alcuni, rilevati dalle analisi, in quantità ridicole; altri, non rilevati, forse perché qualcuno ha raccontato che li ha presi. Ma qualcun altro ha raccontato che era agitato anche perché lo stavano pestando!
Dunque?

venerdì 10 novembre 2006

non riesco a respirare!


I can't breath, I can't breath, dice a fatica l'uomo sotto i due poliziotti.
E un agente dice all'altro Put the handcuffs on!, mettigli le manette: ma quello sembra preferire continuare coi cazzotti...
Ma più dei pugni, più della posizione, quelle parole... un brivido lungo la schiena, giù per i polmoni.

giovedì 9 novembre 2006

gerrymandering a casa un altro

Bush ha perso le elezioni,
e il giorno dopo manda a casa Rumsfeld. Solo lui.
Sti americani: da noi le elezioni ci sono state sei mesi fa
e Pollari è ancora lì...

martedì 7 novembre 2006

gerrymandering a quel paese


Negli USA tempo di elezioni di "mid-term": in pratica sul culo di Bush è tatuata una data di scadenza, e oggi alcuni americani decideranno se prolungarla.

Prodi dice che la sconfitta nelle regionali del Molise (dove il centrodestra passa dal 58,2 delle regionali 2001 al 54% e il centrosinistra dal 41,8 al 46%) è solo una questione locale, quasi privata, che nulla ha a che fare con la fiducia degli italiani nel suo governo: vuol dire che è contento?

Se potesse, come Bush ha fatto in America, ridisegnerebbe la cartina del Paese per avere seggi elettorali su misura: leggete qui questa storia allucinante! E quando incontrate gli amici al bar, fate la faccia superiore e prendeteli in giro dicendo: "Io lo so perché Bush ha vinto di nuovo, ma è inutile che ve lo spiego: voi non sapete neanche cos'è, il gerrymandering!"...

crocefissazioni


Il giudice Luigi Tosti (nella foto) è stato dichiarato dal CSM non idoneo alla qualifica di magistrato di cassazione perché, pur essendo capace, laborioso e diligente sotto il profilo professionale, gli difettano "la correttezza, il riserbo e l'equilibrio".

Qual è stato il suo comportamento così scorretto, sfrontato e squilibrato? Aver chiesto di rimuovere i crocefissi dalle aule del tribunale dove lui, giudice laico (di famiglia ebraica), doveva svolgere il suo lavoro di magistrato al servizio dello Stato italiano (vedi articoli 2,3,7,8,19 e 20 della Costituzione) e dunque di nessuna Chiesa.

Altri dettagli qui, qui, o qui. Infine date un'occhiata pure qui...

lunedì 6 novembre 2006

gnocche, teste e altre frattaglie

Nell'immagine (presa con "Mela-Maiuscole-4" da un filmato Windows Media aperto in Quicktime, visibile sul sito di Repubblica.it e che riprende un servizio di Striscia la Notizia che utilizza immagini di Anno Zero - uff!), sotto il volto della giornalista Rula Jebreal, l'espressione "E' una gnocca senza testa, questa qua" sfuggita(?) a microfono inaspettatamente(?) aperto a uno degli ospiti del programma di Santoro (già oggetto di dibatti sul nuovo colore della sua testa)...

Di cosa si è parlato in quella trasmissione, delle domande intelligenti che la donna è invitata a porre in quel programma, e che quella sera rivolgeva a Di Pietro, sembra non importare nulla a nessuno. Il "giallo" del giorno e dei giornali è scoprire chi abbia pronunciato quell'apprezzamento: le "teste parlanti" potrebbero essere quelle di Renato Brunetta, Filippo Facci o l'economista Giulio Sapelli...
Qualcuno dice che l'apprezzamento potrebbe essere stato diretto "contro" la biondina ventenne Beatrice Borromeo "opinionista" fissa della trasmissione (se Facci è un giornalista e Brunetta un economista, lei ha diritto a essere definita opinionista, va bene?). A chi interessa questo "giallo"? A qualche testa a cui fa gioco prenderci tutti per gnocchi...


Saddam Hussein condannato a morte. Impiccagione, o forse decapitazione: in ogni caso, ci ha da perderci la testa. Letteralmente.
E giù tutta Europa a ricordare la nostra distanza (superiorità?) culturale da certe usanze incivili. Ehi, belle teste pensanti: questa storia è tutta "made in USA", sono loro che hanno vinto la guerra, che hanno portato la democrazia e hanno catturato il feroce dittatore, loro il processo-farsa. Quindi è sacrosanto che venga applicata la massima pena della massima democrazia del mondo. Abbiamo voluto la bicicletta?...
E' come mettere a dirigere la Rai o il paese o le principali aziende del paese (dalla Telecom al Sismi, dal Billionaire a Casa Savoia) un branco di bavosi fascisti cocainomani e arruffoni e poi stupirsi del giro di mignottame e telefoni bianchi che mettono in piedi, memori delle gesta di "quando c'era lui", prima cioè che la destra becera (non esiste una destra non becera!) italiana fingesse di allearsi coi valori codini della Chiesa...

Ma torniamo coi piedi per terra e la testa tra le nuvole:
L'Inter zitta zitta per ora rimane in testa al campionato.
Claudio Lippi si è messo in testa di fare il Savonarola contro la tv-trash che lo ha arricchito per una vita
(ma solo per poter trattare meglio sul prossimo contratto).
L'altrogiorno c'è stata una manifestazione di centomila persone contro il governo, con alla testa alcune delle belle teste ...del governo.

Anch'io sono contro la precarietà del lavoro, contro la tv-trash, contro il calcio, contro la pena di morte e contro il maschilismo.
Ma in testa oggi mi gira un altro pensiero, un desiderio più intimo, una voglia più turpe... anche se non è giovedì: oggi gnocchi!

E anche per oggi rimango a vivere con i piedi ben piantati sulle nuvole...

sabato 4 novembre 2006

gomorrea



Oggi,
che pure Beppe Grillo se n'è accorto (da buon genovese solo dopo che gliel'hanno regalato),
voglio parlare anch'io del libro Gomorra di Roberto Saviano.
Io me lo ero per coincidenza appena ordinato, con altri su InternetBookShop.

Una sera, in una casa dove si svolgeva un festa un pò noiosa, ho trovato il libro (intonso: certi libri "basta averli in casa", forse) e ne ho sfogliato le prime pagine. E sono rimasto folgorato.
Da quell'immagine del porto di Napoli, col container che si apre e lascia cadere cadaveri di cinesi, in pochi minuti raccolti e fatti sparire da loro concittadini, che gestiscono questo traffico con e per conto della camorra: i cinesi preferiscono farsi seppellire nella loro terra natìa (e non finiscono negli involtini primavera come diceva proprio Beppe Grillo nello spettacolo dell'anno scorso con una battutaccia scema e un pò troppo razzista) e perciò comprano (ancora da vivi, ovviamente) un "passaggio" per farsi portare in patria dopo il decesso.

Il libro mi è parso subito interessante (lo è "a prescindere" per l'argomento), oltre che perché è valso al suo autore l'attenzione dei camorristi che ha indotto lo Stato addirittura a fornirgli una scorta armata, anche perché scritto con uno stile preciso e tagliente, da inchiesta giornalistica ma con ricordi di certe lezioni americane...

Insomma: al di là della fama mediatica che il suo autore merita (vista anche l'attualità della situazione ciclicamente esplosiva di Napoli), credo che il libro meriti una lettura.
Anche, e per me non è cosa di poco conto, per quel che leggo del pensiero politico di Saviano, per esempio in questa intervista!

Per concludere un paio di link impressionanti: una recensione al libro scritta da Wu Ming
e una videointervista a Saviano stesso.

venerdì 3 novembre 2006

Torsello libero!


Buona notizia dell'ultima ora: leggetevela qui!.

giovedì 2 novembre 2006

tutto il tuo folle amore lo soffia il cielo



Il 2 novembre 1975 moriva Pier Paolo Pasolini.

Oggi a Roma c'era un vento, un sole che scaldava il viso e che faceva sentire certi brividi alla schiena...

specchio specchio delle mie zanne


Dicono che un'elefantessa dello zoo di New York ha fornito la prova che anche gli elefanti, oltre che i delfini e alcune specie di scimmie, sanno riconoscersi allo specchio.
Complimenti.
Io, certe mattine, non ci riesco...

martedì 31 ottobre 2006

messico e nuvole

Questo è l'ultimo fotogramma ripreso dalla telecamera di Brad Will, prima di cadere colpito mortalmente da un proiettile, a Oaxaca, Messico.

Il colpo è stato sparato da uno dei pistoleros ingaggiati (per 20€ al giorno) dai rappresentanti locali del Partito d'Azione Nazionale(ex-"Rivoluzionario Istituzionale") di Vicente Fox, ex-dirigente Coca-Cola e presidente messicano, per la repressione delle proteste degli insegnanti della regione.




"...e il vento suona la sua armonica
che voglia di piangere ho…"

mercoledì 25 ottobre 2006

de rebus aldrii


Ho appena visto la trasmissione "Rebus" di OdeonTV sul caso Aldrovandi: il video, diviso in quattro parti, si può vedere direttamente anche cliccando qui per la prima parte, qui per la seconda, qui per la terza e qui per la quarta.
Devo esprimere qui una serie di perplessità, ma prima sottolineo il rispetto delle scelte della famiglia che fa di tutto per ottenere pubblicità per la vicenda e verità sulla morte del figlio: in questo caso, sicuramente il primo scopo, un pò, sarà stato di certo ottenuto. Quindi ne è comunque valsa la pena.

Il conduttore, Maurizio Decollanz (nella telefoto), dal chiaro accento lombardo e dal baffetto da sparviero, con piglio risoluto tra Lucarelli e Poirot, in circa un'ora e mezza presenta una ricostruzione di quella ultima notte della vita di Federico. Quelle in corsivo sono le mie istintive reazioni e i miei commenti.

Parte male: dice che Federico saluta gli amici "a pochi metri da casa". Invece ricordo, come già l'allora questore Graziano al sottoscritto specificò, che Federico fu lasciato a ben 2,3 chilometri da casa! (Questa è una battuta, sia detto per i meno attenti)...
Parte benissimo invece con LA domanda alla quale dovremo riuscire a rispondere, alla fine di tutto: perché, per quale motivo Federico è stato "selvaggiamente picchiato"? E soprattutto, promette chiudendo la prima parte della trasmissione, "cercheremo di mettere in evidenza le incongruenze che sono emerse fin da subito" sulla morte di Federico.
Già in questa prima parte il racconto per immagini, la ricostruzione filmata "dei fatti", è affidata ad uno spezzone di uno dei tanti (e un pò verbosi) video di Paolo Bertazza: nessuna novità, per chi li ha visti in Rete, ma soprattutto nulla di nuovo che riguardi i fatti stessi (per fortuna Quicktime Player ha il suo "jog shuttle"!). Nell'intera ora e mezza amplissimo spazio verrà riempito col minutaggio di tali homevideo (e vabbè che OdeonTV non ha molti mezzi propri, ma almeno un lavoro di editing e di cura editoriale ce lo si poteva aspettare...).

Dopo la pubblicità viene annunciato il collegamento con "il regista", oltre che con "la mamma" e "la collega" Silvia Giatti da Ferrara. Il conduttore parla delle telefonate effettuate dal cellulare di Federico: una dozzina, in poco più di dieci minuti tra le 5.20 e le 5.30. Ed ecco lo sbalorditivo commento di Decollanz: "Il ritmo delle telefonate non lascia alcun dubbio: in quel momento ha bisogno di aiuto, di assistenza". Ah, sì? E come lo sa? Mistero, enigma, anzi: rebus...
Aldro non ha i documenti con sé: il conduttore afferma che è "probabile che stesse chiamando gli amici per affermare la sua identità". Poffarbacco!
E' sicuro: "l'incontro con i poliziotti è già avvenuto". Dunque chi è con Federico durante quei tentativi di telefonata? I poliziotti. Acciderbolina!
Finisce la seconda parte con altro materiale di Bertazza. Sono esterrefatto.

La terza parte si apre con una domanda al giovane regista: "realizzare un documento come questo non è stato facile..." un commento tecnico sulla qualità audio e video?
"...cosa ti ha spinto?": "Il bisogno di verità... ho cercato di andare a fondo..." in che senso?
Poi Bertazza parla degli insabbiamenti, dovuti a tanti, dal procuratore capo Messina addirittura all'allora ministro degli Interni... il siparietto si chiude con i complimenti del conduttore "per il coraggio" e il sorrisetto compiaciuto del ragazzo.
Edificante.

Si parla poi della terza perizia, quella condotta dai medici torinesi, e qui l'unica "notizia" di tutta la serata (per altro già nota da giorni): il rinvio della consegna della perizia al 16 novembre.
Poi Silvia Giatti chiarisce che questa perizia, in incidente probatorio, è stata chiesta dal secondo PM (Proto) che si occupa del caso dopo le dimissioni del primo titolare delle indagini, la dott.sa Guerra. Colei che, precisa il conduttore che dà l'aria di sapere più di quanto dica, non si presentò sul luogo quella famigerata mattina. E che ha addotto motivazioni personali per le sue dimissioni perché "potrebbero in qualche modo legare la sua famiglia alla vicenda"! Urca! E non dici altro?
Sciolti gli indugi, Decollanz definisce quella come una "notte della Repubblica" (citando, (in)volontariamente una storica trasmissione Rai di Sergio Zavoli), dove addirittura "la democrazia andò in tilt". Ohibò!

La quarta parte inizia con citazioni dal famoso commento di "Simone" sul blog e dalla famosa prima telefonata al 112. E qui si commette quella che più che una leggerezza risulta essere un vero e proprio errore; che fa venire, ahimè, anche un dubbio di onestà intellettuale.
Decollanz cita la telefonata e chiede a Bertazza di ripetere le parole pronunciate da Federico (secondo la telefonata citata, ma non fu la signora a riferire le parole di Federico!): le imprecazioni contro lo stato e/o contro la polizia che varie testimonianze citano (con beneficio d'inventario) e che però il conduttore liquida con una excusatio - sono parole "che direbbe chiunque stesse subendo un torto". Sono d'accordo, ma il modo in cui si arriva a tale affermazione, è fallace. Tanto per condire l'inciampo con la fantasia si ripete l'ipotesi che Federico avrebbe usato il cellulare per cercare di identificarsi di fronte ai poliziotti!
E' il passaggio che più di tutti mi fa arricciare il naso. Ma purtroppo non è l'unico. E lo devo dire.
Poco dopo, parlando dei due "francobolli" di chetamina (?), si dice che Federico "pensa di aver assunto della droga e teme che i suoi genitori non approverebbero": non è che lo pensa, lo ha fatto, comunque. Questo non giustifica nulla, ma non serve giustificare quel suo gesto in modo così superficiale. Ripeto: l'assunzione di sostanze non spiega né il comportamento né la morte di Federico, ma non si può negare che sia avvenuta, con una scelta consapevole da parte del ragazzo.
Parlando di nuovo della donna che per prima chiama il 112, si afferma che ella "non vede, sente solamente: dunque non sa se Federico è solo". E' un'affermazione che non ho elementi per sottoscrivere né per smentire, ora. Ma ne dubito, non so bene perché... Magari potessi farmelo dire da lei, quello che vede e sente in quei "primi" minuti...
Per Decollanz quello che accade è "un diverbio", che poi "sale di tono", vola "qualche spintone, qualche schiaffo". Ma sono agenti di Polizia!
Sono due, il conduttore ne è certo oltre ogni dubbio (e come fa ad esserlo?): indietreggiano e chiamano rinforzi. Così, quando Federico avanza, si trova davanti due pattuglie, quattro poliziotti. Sì, ma non è vero come si dice che quella è "una strada senza uscita", "a senso unico": per le auto, ma uno a piedi può benissimo andarsene nell'altra direzione, diobono!
Da questo momento entra in ballo la testimonianza di Anne Marie, come sappiamo. E giustamente il conduttore può parlare di Federico "selvaggiamente picchiato" perché c'è quella signora camerunense che l'ha testimoniato in aula e ci sono le foto dell'autopsia. Le botte sono ormai fuori controllo, sono bestiali. Ora, senza dubbio, sì. Tant'è che portano, di lì a poco, alla morte di Federico. Su questo possiamo essere d'accordo.

La conclusione è un altro siparietto Decollanz-Bertazza.
Decollanz: "A questo punto ritengo scontato un processo..."
e qui, scusate, ma io mi tocco
"... tu, Paolo, ci sarai?"
Bertazza: "Ci sarò sempre, questo è più che una promessa..."
una minaccia?

Alla fine di questi quasi novanta minuti in cui si azzarda con coraggio una ricostruzione di quell'ultima ora di vita di un diciottenne morto in seguito all'intervento sbagliato di quattro poliziotti, sono un pò amareggiato: per questo scrivo queste righe, di cui magari mi pentirò. Ma le scrivo perché non mi piace tutto quello che ho visto, e dunque questo modo di costruire una verità.

Dopodiche, il 16 novembre, e sempre, con i miei mezzi, col mio mestiere, ci sarò anch'io. E seguirò questa storia "fino in fondo", che ci sia un processo o un'archiviazione. Perché "non c'è giustizia senza verità", come chiude il conduttore di "Rebus": e la verità, come si fa nei tribunali dei film americani, bisogna dirla "tutta" e dire "nient'altro che la verità". Quella dei fatti che si possono realmente ricostruire.

nuovorespiro


Premessa: butto giù di getto (d'un fiato, in un solo espiro) un pò di "appunti per una (im)possibile recensione", questa volta senza link e ricerche in Rete: giuro che non ho letto recensioni prima (non lo faccio mai) né dopo aver visto il film... se qualcuna delle cose di cui parlo qui sotto vi incuriosisce, fate un copiaincolla in Google e cercatevela da voi! ;-)


Ho visto finalmente l'ultimo film di Emanuele Crialese, autore del geniale "Respiro" (2002).
"Nuovomondo" è un film bellissimo, che compone col precedente una specie di distico speculare.

Se non avete visto il film, anzi entrambi i film, è difficile riuscire a cogliere certi riferimenti.
D'altronde certe impressioni possono essere solamente mie, e dunque anche avendo visto i film, possono essere lontanissime dalle vostre: magari è tutta una pippa, lo so, ma intanto questo sognodicinema è mio, e mi viene come viene.
Ovviamente devo avvertire che nelle righe qui sotto svelerò alcune parti importanti della trama (che però non è la parte più importante)...

I primi venti minuti mi hanno ricordato un capolavoro: "Banditi a Orgosolo" di Vittorio De Seta (1961), forse uno dei primi "docudrama" italiani di un maestro del documentario, girato con attori non-professionisti e che raccontava una storia di pastori della Barbagia...tanto di cappello a Crialese che riesce (francamente meglio che un altro bravo giovane regista italiano con formazione documentaristica come Daniele Vicari in "L'orizzonte degli eventi") a rendere credibilmente un'atmosfera di vita dura come quella di una famiglia di pastori siciliani della seconda metà dell'Ottocento: piedi scalzi e pietre in bocca, sole che spacca e poche parole. Una preghiera di sangue e sudore come è da sempre per gli emigranti.
E poi il sogno su cartoline virate seppia di un America con alberi di monete d'oro e fiumi di latte, una terra dell'abbondanza con olive e carote gigantesche, quasi felliniane. Perché se devi mollare il tuo mondo, tanto vale sognarne uno davvero ricco.
E l'incontro con un porto, il mercato del pesce, con bestie di un altromondo fino a quel giorno sconosciuto, le scarpe messe solo dove c'è la strada per non consumarle: la fuga da un piccolo mondo antico fogazzaro che, quando parti, non puoi fare a meno di vergognarti.
E poi lei, scelta strana e fascino altero: Charlotte Gainsbourg, grandissima attrice prima che figliadi. Per lei avevo già un debole. E per lei che con quei capelli rossi rappresenta il perturbante, l'attrazione e il timore di un mondoirraggiungibile, tutta la famiglia si trasforma (positivamente, quindi con risultati opposti ma attraverso un meccanismo di influenze simile a quello del Terence Stamp nel "Teorema" di Pasolini). In lei si riconosce la bellezza e l'artificio, i suoni stranieri di un'eleganza e un comportamento che è naturale ma di una natura diversa, il bello relativo, quella della moda che aveva già i suoi estimatori (o fashion victims) come Baudelaire... e lei che porta quei capelli raccolti così mi ha suscitato fortissimo un altro richiamo: i capelli della "Arlesienne" di Van Gogh.
Poi parte il bastimento, e la nave va... e tutto diventa ombra, chiusura, spazi angusti e bui. E con quei capannelli umani mi tornano in mente "I mangiatori di patate" del primo Van Gogh. Se Respiro era la superficie al sole di una trasformazione interiore di un individuo (ma la donna interpretata da Valeria Golino passa del tempo in una caverna - forse platonica), Nuovomondo è l'interno perforza buio di una trasformazione sociale, dunque esteriore e comune.
C'è spazio qua e là per il sogno del fiume di latte e per quel galleggiante carotone felliniano a cui aggrapparsi con lei, immagine presente del futuro paradiso: e c'è una nebbia anch'essa felliniana, e canti improvvisi e non improvvisati. C'è forse un omaggio conflittuale con il grande cinema popolare (il musical, il film leaniano di massa, Titanic), con quell'America a cui abbiamo regalato i sogni della nostra civiltà perché ne facesse celluloide.
Ma poi c'è l'urto con la realtà di Ellis Island, con la Lampedusa newyorchese più simile a quella siciliana di oggi di quanto non fosse quella di Respiro: migranti di diversissima provenienza mescolati, ammucchiati, messi in fila e timbrati come animali, selezione della razza e dell'intelligenza obbediente, scarto di chi non serve al sogno americano che è sogno di un'America über alles grazie all'unica razza superiore possibile: quella ottenibile mescolandole tutte.
Se Respiro è l'auto-esclusione di una donna per la salvezza di una comunità, questo è la trasformazione di una famiglia per la realizzazione di una normalità da clinica milanese, questo è l'esclusione del muto da un sogno gridato in faccia all'ignoranza e alla "debolezza mentale".
In un dramma collettivo narrato con l'occhio ontologico del documentario e con una fantasia cinematografica da terzomillennio anche citazionista, Crialese ottiene il miracolo: non quello di far parlare i muti, ma di far tacere per un attimo il nuovomondo per permetterci di ascoltare degli esseri umani che costruiscono, trasformandone l'assetto, una nuovafamiglia.
E dunque il finale, speculare a quello di Respiro dove dal basso, dal fondale del mare siciliano si vedevano mulinare le gambe di una comunità unita e rinnovata grazie al temporaneo sacrificio di una donna: dall'alto, con la macchina da presa a picco, sul fiume di latte americano dove si vedono avanzare con calme bracciate sulla superficie, i membri di una nuova comunità, nata dal sacrificio di una donna. Che come la protagonista di Respiro sceglie alla fine di tornare a vivere nel suo vecchiomondo, che attraverso di lei è cambiato per sempre. Perché quell'America, oggi, siamo noi.
Che non abbiamo più nonne.

lunedì 23 ottobre 2006

il corriere della pupa

Il Corriere della Sera gareggia a fatica con La Repubblica in quanto a pubblicazione on-line degli articoli più "interessanti" (cioè che possano attirare il numero maggiore possibile di lettori/cliccatori) del giorno: oggi un bel commento di Bernard-Henri Lévy su Putin va ad affiancarsi, per esempio, all'ennesima scoreggina di Aldo Grasso (che sarà pure di sinistra ma è più noioso di Enzo Biagi quando parla in tv).


Alla fine Putin che ama elogiare stupratori finisce vicino vicino agli elogi per "La pupa e il secchione": affinità (e)lettive...

Tutkium!

Viveva tra i ghiacci dell'Alaska, era un inuit, Billy Brown. E' morto in Iraq come soldato USA.
Sì, perché c'è una guerra che continua a fare vittime (molte più civili, anonime, irachene ma anche molte militari occidentali),
nel caldo bacino della Mesopotamia...
Billy è l'ennesimo inutile morto, pescato dal fondo di un barile ormai raschiato fino in fondo: quello del reclutamento militare americano, sempre più in crisi.


Che il ghiaccio ti sia leggero, Billy.

giovedì 19 ottobre 2006

Piss Christ!


(Nell'immagine la celeberrima fotografia di Andres Serrano)

Massimo Ceccherini "espulso" dall'Isola dei Famosi per aver pronunciato (fuori campo, a bassa voce, fra decine di persone urlanti fra cui la cocainica conduttrice) una bestemmia, uno di quegli intercalari toscani ben conosciuti e ancora oggi, anno del signore 2006, banditi dalla TV pubblica(?) italiana...

A me pare molto più volgare starci dentro, le isoledeifamosimusicfarmcasedeifratelligrandipiccolimedi, che bestemmiare. Volgare casomai è Bruno Vespa che spiega col modellino gli schizzi di sangue del bambino di Cogne, più di un porcodio scappato così...
intanto un giudice viene processato lui per essersi rifiutato di celebrare processi in un'aula di un tribunale dove era appeso un crocefisso, cosa contraria alla Costituzione: e che Cristo, non c'è più religione!

...Da te, dalle tue immagini e dalla tua paura,
dai preti d'ogni credo, da ogni loro impostura,
da inferni e paradisi, da una vita futura,
da utopie per lenire questa morte sicura,
da crociati e crociate, da ogni sacra scrittura,
da fedeli invasati d' ogni tipo e natura,
libera, libera, libera, libera nos Domine,
libera, libera, libera, libera nos Domine...

(Francesco Guccini, 1978)

mercoledì 11 ottobre 2006

bestie


Roma, Municipio 18°, Ufficio verbali incidenti stradali. Questa micia vive nei corridoi di questo ufficio, tra anfibi in pelle nera e mucchi di scartoffie dei vigili urbani. Forse sta lì per aiutare chi è arrabbiato, nervoso, triste o comunque di cattivo umore a causa di un incidente e che, in fila in attesa di un documento, può darle una grattatina dietro le orecchie. E magari rasserenarsi un pò. A me, ieri mattina è successo. Grazie, gattina.

Ma quello che mi è successo poco prima è incredibile. Fermata d'autobus (il 246 al capolinea di Cornelia, per i romani in ascolto): seduto al centro del bus blu, all'altezza della porta centrale (dovevo scendere 2 fermate dopo), vedo salire l'autista. Mette in moto, la gente si sistema a bordo, si aziona il meccanismo di chiusura delle porte. E in quell'istante, un piccolo pettirosso si infila in quella centrale, e vola fino a sbattere contro il vetro opposto, a mezzo metro da me. L'autobus è partito, la porta è chiusa. Riesco ad aprire la finestrella a vasistas in alto (10 centimetri, manco i vagoni per Auschwitz!) e piano piano, mentre lui si dibatte sul davanzalino di plastica nera del finestrone, lo prendo nel cavo delle mani, lo porto su e lo metto fuori. Se ne vola via, lasciandomi sui palmi delle mani il solletico delle sue zampette e la morbidezza della carezza delle sue piume. Ciao, uccellino.

Oggi devo correre a prendere un aereo per Milano, da dove ripartirò con un altro stasera per Napoli, poi in auto a Salerno, domani sera da Salerno a Campobasso e venerdì in auto ancora da Campobasso a casa. Poi sabato montaggio fino alle 10 di sera, domenica 9-18 e lunedì 9-23. Poi dice che le bestie sono loro. Arrivederci, blog.

martedì 10 ottobre 2006

a circuito chiuso


Anna Politkovskaya, giornalista russa autrice di numerosi articoli e di un libro intitolato "La Russia di Putin", fortemente critici contro Putin e la sua gestione illiberale delle cose di Russia (e di Cecenia in particolare). Ne avevo già sentito parlare, anche se la sua morte le dà un'altra luce...
E' stata uccisa sotto casa, mentre rientrava con le buste della spesa. Se lo aspettava da tempo, e faceva nome e cognomi dei mandanti, come in quest'ultima intervista.

Questo sotto potrebbe essere l'assassino, immortalato da una telecamera a circuito chiuso:


Appare chiaramente come un omicidio politico, e suscita reazioni in tutto il mondo.
Putin ha promesso di fare luce sul caso. Ma prima di tutto la polizia russa ha sequestrato i documenti e il computer della Politovskaia.

Proprio di oggi è invece la notizia che il computer di un altro giornalista, requisito illegalmente, è stato "liberato" (dopo tre mesi e dopo averne "clonato" la memoria).

Insomma: che si indaghi su stragi e torture in Cecenia o in Ossezia, o su sequestri e torture CIA in Italia, si rischia di farsi sottrarre computer e hard disk dalle autorità.
E pure di essere ammazzati come cani con quattro colpi di pistola. Che è un metodo più grossolano ma efficace di far tacere un giornalista, come successe a Pecorelli, Rostagno, Alfano, eccetera.

Si chiude un cerchio, un circuito, quando un giornalista viene ucciso. Quando a una persona che cerca di raccontare una realtà viene impedito di continuare a farlo, si occlude la circolazione dell'informazione, e quindi della libertà. L'ossigeno del sapere non circola più fino a tutti gli organi. E viene come un ictus alla convivenza civile.

P.S. Se con tutti questi link, specie ad articoli di giornale, vi sperdete a leggere chi era Anna Politkovskaya, qui trovate un bell'approfondimento che inquadra anche storicamente la sua vicenda personale e di narratrice dei suoi tempi. Il sito "Il cassetto" merita anche altre letture: è informazione "dal basso", fatta da un pool di giovani in gamba, diffusa tramite Internet...

lunedì 9 ottobre 2006

Oh mama mia, mama mia!

Leggo una notizia interessante: a fine mese esce una versione "extra" di "At War with the Mystics", ultimo album dei Flaming Lips.

Curiosità: nel nuovo "oggetto" (SACD e/o DVD non si capisce, o tutt'e due) sarà inclusa una cover di Bohemian Rhapsody, la canzone del secolo dei Queen.
La canzone era già compresa in una compilation di tributo alla band di Freddie Mercury (che non sapevo chiamarsi Farrokh Bulsara ed essere un Parsi zoroastriano nato a Stone Town, Zanzibar! Grande Wikipedia!)...


E' passato un pò di tempo, il gigantesco palloncino giallo che abbiamo preso al concerto a Villa Ada è quasi sgonfiato del tutto e sta abbandonato sopra un armadio della camera da letto, ma perché lasciarsi sfuggire l'occasione di lodare quel pazzo di Wayne Coyne: un genio, qualunque cosa fa!