martedì 29 aprile 2008

angeli e santi di questa Roma



Quella Roma puttanona, borghese, fascistoide, quella Roma del "volemose bene e annamo avanti", quella Roma delle pizzerie, delle latterie, dei "Sali e Tabacchi", degli "Erbaggi e Frutta", quella Roma dei castagnacci, dei maritozzi con la panna, senza panna, dei mostaccioli e caramelle, dei supplì, dei lupini, delle mosciarelle...
Quella Roma dei pizzicaroli, dei portieri, dei casini, delle approssimazioni, degli imbrogli, degli appuntamenti ai quali non si arriva mai puntuali, dei pagamenti che non vengono effettuati, quella Roma degli uffici postali e dell’anagrafe, quella Roma dei funzionari dei ministeri, degli impiegati, dei bancari, quella Roma dove le domande erano sempre già chiuse, dove ci voleva una raccomandazione...
Quella Roma dei pisciatoi, dei vespasiani, delle fontanelle, degli ex-voto, della Circolare Destra, della Circolare Sinistra, del Vaticano, delle mille chiese, delle cattedrali fuori le mura, dentro le mura, quella Roma delle suore, dei frati, dei preti, dei gatti...
Quella Roma degli attici con la vista, la Roma di piazza Bologna, dei Parioli, di via Veneto, di via Gregoriana, quella dannunziana, quella barocca, quella eterna, quella imperiale, quella vecchia, quella stravecchia, quella turistica, quella di giorno, quella di notte, quella dell’orchestrina a piazza Esedra, la Roma fascista di Piacentini...
Quella Roma che ci invidiano tutti, la Roma caput mundi, del Colosseo, dei Fori Imperiali, di Piazza Venezia, dell’Altare della Patria, dell'Università di Roma, quella Roma sempre con il sole – estate e inverno – quella Roma che è meglio di Milano...
Quella Roma dove la gente pisciava per le strade, quella Roma fetente, impiegatizia, dei mezzi litri, della coda alla vaccinara, quella Roma dei ricchi bottegai: quella Roma dei Gucci, dei Ianetti, dei Ventrella, dei Bulgari, dei Schostal, delle Sorelle Adamoli, di Carmignani, di Avenia, quella Roma dove non c’è lavoro, dove non c’è una lira, quella Roma del "core de Roma"...
Quella Roma del Monte di Pietà, della Banca Commerciale Italiana, di Campo de’ Fiori, di piazza Navona, di piazza Farnese, quella Roma dei "che c’hai una sigaretta?", "imprestami cento lire", quella Roma del Coni, del Concorso Ippico, quella Roma del Foro che portava e porta ancora il nome di Mussolini, Quella Roma di merda! Mamma Roma: Bentornata!

(liberamente ispirato a "Mamma Roma Addio" di Remo Remotti).

6 commenti:

ISHTAR ha detto...

Sta volta ho letto tutto attentamente, ascoltato per bene, e direi che rispecchia bene la situazione attuale!

Solo una piccola domanda: ma i mostaccioli se sono gli stessi, non sono dei dolci tipici sardi?

Bhe, anche il pecorino romano lo è in verità ma...

E' giusto una curiosità

Ciao :-)

Anonimo ha detto...

no so se siano sardi i mostaccioli,
ma quando ero bambina al cinema parrocchiale li vedevo, non li ho mai comprati perche' non mi piacciono.........almeno penso.
Mi ricordo le mosciarelle invece e, tante altre cose.
ciao

Anonimo ha detto...

sono io, sara' l'eta' ma dimentico spesso anche come mi chiamo

stefania

ISHTAR ha detto...

Be, se sono quelli sardi, vi dico solo che tra quelli in commercio e quelli tradizionali c'è un abisso a me piacciono tantissimo ma volevo sapere se magari lo stesso nome indica due cose diverse.

Qui ci sono spesso curiosità, si ride amaramente per non piangere delle realtà a cui ci stiamo assuefando e si apprendono cose nuove!

Quelli che sono in commercio hanno la forma di un trapezio il colore della cannella e una spennellata di glassa sulla parte superiore!

Quelli tradizionali per farli occorrono due giorni: l'impasto va preparato la sera prima della cottura e lasciato a riposare se non ricordo male 12 ore non ho la ricetta sotto tiro per cui non so se è esatto!

Non chiedetemi la ricetta perchè è un miracolo se sono riuscita ad ottenerla io!

Scusa Dean se ho spostato l'attenzione dal tema principale del post ad una curiosità culinaria!

Ciao

Cesco ha detto...

Posso dirlo? E' tornata la Roma dei pecoroni...

Anonimo ha detto...

Quanti cineasti hanno immortalato e amato questa citta'.
L'uomo e' un essere eretto che si alza sulla punta dei piedi per guardare l'universo.
Roberto Rossellini