
Ho appena visto la trasmissione
"Rebus" di OdeonTV sul
caso Aldrovandi: il video, diviso in quattro parti, si può vedere direttamente anche cliccando
qui per la prima parte,
qui per la seconda,
qui per la terza e
qui per la quarta.
Devo esprimere qui una serie di perplessità, ma prima sottolineo il rispetto delle scelte della famiglia che fa di tutto per ottenere pubblicità per la vicenda e verità sulla morte del figlio: in questo caso, sicuramente il primo scopo, un pò, sarà stato di certo ottenuto. Quindi ne è comunque valsa la pena.
Il conduttore,
Maurizio Decollanz (nella
telefoto), dal chiaro accento lombardo e dal baffetto da sparviero, con piglio risoluto tra Lucarelli e Poirot, in circa un'ora e mezza presenta una ricostruzione di quella ultima notte della vita di Federico.
Quelle in corsivo sono le mie istintive reazioni e i miei commenti.
Parte male: dice che Federico saluta gli amici "a pochi metri da casa". Invece ricordo, come già l'allora questore Graziano al sottoscritto specificò, che Federico fu lasciato a
ben 2,3 chilometri da casa!
(Questa è una battuta, sia detto per i meno attenti)...Parte benissimo invece con
LA domanda alla quale dovremo riuscire a rispondere, alla fine di tutto:
perché, per quale motivo Federico è stato "selvaggiamente picchiato"? E soprattutto, promette chiudendo la prima parte della trasmissione, "cercheremo di mettere in evidenza le incongruenze che sono emerse fin da subito" sulla morte di Federico.
Già in questa prima parte il racconto per immagini, la ricostruzione filmata "dei fatti", è affidata ad uno spezzone di uno dei tanti (e un pò verbosi) video di Paolo Bertazza: nessuna novità, per chi li ha visti in Rete, ma soprattutto nulla di nuovo che riguardi i fatti stessi (per fortuna Quicktime Player ha il suo "jog shuttle"!). Nell'intera ora e mezza amplissimo spazio verrà riempito col minutaggio di tali homevideo (e vabbè che OdeonTV non ha molti mezzi propri, ma almeno un lavoro di editing e di cura editoriale ce lo si poteva aspettare...).
Dopo la pubblicità viene annunciato il collegamento con "il regista", oltre che con "la mamma" e "la collega" Silvia Giatti da Ferrara. Il conduttore parla delle telefonate effettuate dal cellulare di Federico: una dozzina, in poco più di dieci minuti tra le 5.20 e le 5.30. Ed ecco lo sbalorditivo commento di Decollanz: "Il ritmo delle telefonate non lascia alcun dubbio: in quel momento ha bisogno di aiuto, di assistenza".
Ah, sì? E come lo sa? Mistero, enigma, anzi: rebus...Aldro non ha i documenti con sé: il conduttore afferma che è "probabile che stesse chiamando gli amici per affermare la sua identità".
Poffarbacco!E' sicuro: "l'incontro con i poliziotti è già avvenuto". Dunque chi è con Federico durante quei tentativi di telefonata? I poliziotti.
Acciderbolina!Finisce la seconda parte con altro materiale di Bertazza. Sono esterrefatto.
La terza parte si apre con una domanda al giovane regista: "realizzare un documento come questo non è stato facile..."
un commento tecnico sulla qualità audio e video?"...cosa ti ha spinto?": "Il bisogno di verità... ho cercato di andare a fondo..."
in che senso?Poi Bertazza parla degli insabbiamenti, dovuti a tanti, dal procuratore capo Messina addirittura all'allora ministro degli Interni... il siparietto si chiude con i complimenti del conduttore "per il coraggio" e il sorrisetto compiaciuto del ragazzo.
Edificante.
Si parla poi della terza perizia, quella condotta dai medici torinesi, e qui l'unica "notizia" di tutta la serata (per altro già nota da giorni): il rinvio della consegna della perizia al 16 novembre.
Poi Silvia Giatti chiarisce che questa perizia, in incidente probatorio, è stata chiesta dal secondo PM (Proto) che si occupa del caso dopo le dimissioni del primo titolare delle indagini, la dott.sa Guerra. Colei che, precisa il conduttore che dà l'aria di sapere più di quanto dica, non si presentò sul luogo quella famigerata mattina. E che ha addotto motivazioni personali per le sue dimissioni perché "potrebbero in qualche modo legare la sua famiglia alla vicenda"!
Urca! E non dici altro?Sciolti gli indugi, Decollanz definisce quella come una "notte della Repubblica" (citando, (in)volontariamente una storica trasmissione Rai di Sergio Zavoli), dove addirittura "la democrazia andò in tilt".
Ohibò!La quarta parte inizia con citazioni dal famoso commento di "Simone" sul blog e dalla famosa prima telefonata al 112. E qui si commette quella che più che una leggerezza risulta essere un vero e proprio errore; che fa venire, ahimè, anche un dubbio di onestà intellettuale.
Decollanz cita la telefonata e chiede a Bertazza di ripetere le parole pronunciate da Federico
(secondo la telefonata citata, ma non fu la signora a riferire le parole di Federico!): le imprecazioni contro lo stato e/o contro la polizia che varie testimonianze citano (con beneficio d'inventario) e che però il conduttore liquida con una
excusatio - sono parole "che direbbe chiunque stesse subendo un torto". Sono d'accordo, ma il modo in cui si arriva a tale affermazione, è fallace. Tanto per condire l'inciampo con la fantasia si ripete l'ipotesi che Federico avrebbe usato il cellulare per cercare di identificarsi di fronte ai poliziotti!
E' il passaggio che più di tutti mi fa arricciare il naso. Ma purtroppo non è l'unico. E lo devo dire.
Poco dopo, parlando dei due "francobolli" di chetamina (
?), si dice che Federico "pensa di aver assunto della droga e teme che i suoi genitori non approverebbero": non è che lo pensa, lo ha fatto, comunque. Questo non giustifica nulla, ma non serve giustificare quel suo gesto in modo così superficiale. Ripeto: l'assunzione di sostanze non spiega né il comportamento né la morte di Federico, ma non si può negare che sia avvenuta, con una scelta consapevole da parte del ragazzo.
Parlando di nuovo della donna che per prima chiama il 112, si afferma che ella "non vede, sente solamente: dunque non sa se Federico è solo".
E' un'affermazione che non ho elementi per sottoscrivere né per smentire, ora. Ma ne dubito, non so bene perché... Magari potessi farmelo dire da lei, quello che vede e sente in quei "primi" minuti...Per Decollanz quello che accade è "un diverbio", che poi "sale di tono", vola "qualche spintone, qualche schiaffo".
Ma sono agenti di Polizia!Sono due, il conduttore ne è certo oltre ogni dubbio
(e come fa ad esserlo?): indietreggiano e chiamano rinforzi. Così, quando Federico avanza, si trova davanti due pattuglie, quattro poliziotti.
Sì, ma non è vero come si dice che quella è "una strada senza uscita", "a senso unico": per le auto, ma uno a piedi può benissimo andarsene nell'altra direzione, diobono!Da questo momento entra in ballo la testimonianza di Anne Marie, come sappiamo. E giustamente il conduttore può parlare di Federico "selvaggiamente picchiato" perché c'è quella signora camerunense che l'ha testimoniato in aula e ci sono le foto dell'autopsia. Le botte sono ormai fuori controllo, sono bestiali. Ora, senza dubbio, sì. Tant'è che portano, di lì a poco, alla morte di Federico. Su questo possiamo essere d'accordo.
La conclusione è un altro siparietto Decollanz-Bertazza.
Decollanz: "A questo punto ritengo scontato un processo..."
e qui, scusate, ma io mi tocco"... tu, Paolo, ci sarai?"
Bertazza: "Ci sarò sempre, questo è più che una promessa..."
una minaccia?Alla fine di questi quasi novanta minuti in cui si azzarda con coraggio una ricostruzione di quell'ultima ora di vita di un diciottenne morto in seguito all'intervento sbagliato di quattro poliziotti, sono un pò amareggiato: per questo scrivo queste righe, di cui magari mi pentirò. Ma le scrivo perché non mi piace tutto quello che ho visto, e dunque questo modo di costruire una verità.
Dopodiche, il 16 novembre, e sempre, con i miei mezzi, col mio mestiere, ci sarò anch'io. E seguirò questa storia "fino in fondo", che ci sia un processo o un'archiviazione. Perché "non c'è giustizia senza verità", come chiude il conduttore di "Rebus": e la verità, come si fa nei tribunali dei film americani, bisogna dirla "tutta" e dire "nient'altro che la verità". Quella dei fatti che si possono realmente ricostruire.