
Quand'è che da una lamentela, da un rimprovero non accettato, da una giornata storta, si comincia a scivolare nella depressione?
Non sto parlando di me, tranquilli, ma mi chiedo com'è che succede sempre in una famiglia, in un gruppo più o meno organizzato, che sia di amici, di colleghi, che una persona pian piano inizia a proiettare un'ombra più scura che nessuno vede? Com'è che l'ignoranza sottovaluta, l'ipocrisia nega, la convenzione allontana da sé una condizione che sfiora tutti per un attimo ma che qualcuno lo trascina giù dolcemente? Chi è il depresso, come lo riconosci? E quali e quanti pensieri di morte deve avere, per considerarlo un potenziale suicida? E quanto conta se e quanti ne abbia espressi a parole, a gesti, con scelte e rinunce? Poi è facile dirsi io l'avevo immaginato, che sarebbe finito così. Ma prima, quando è ancora possibile gridargli con il sorriso e le lacrime agli occhi che lo si sta vedendo scivolare dentro se stesso, come si fa? Quali parole gridare, o sussurrare, a chi magari è stanco di parole, o già troppo stanco di silenzi, per ascoltarne ancora? Quand'è che siamo passati correndo davanti al punto in cui delle vite importanti sono esplose, e non ce la potevamo fare, a vedere una piccola vita, piccola come un punto, che stava lentamente implodendo? Quand'è che quel piccolo punto nero ha cominciato a restringersi, a farsi più scuro? Se pensi di avere vicino una persona depressa, se incontri qualcuno che ha quell'ombra negli occhi, guardaci dentro: ti ci vedrai riflesso, ma sarà solo un attimo. Fagli un sorriso, forse sarà solo un attimo, ma sarà un piccolo regalo di luce, di respiro. E se non sai se è il caso di parlargli o no, digli solo che lo starai ad ascoltare. E prova ad ascoltarne anche i silenzi, a guardarne le ombre. Ti sfioreranno, per un attimo. Ma il tuo sorriso ti terrà a galla...
(Certo, mò vaglielo a raccontare, sto lavoro a quelli del marketing...)