lunedì 24 maggio 2010

Apichatpong


A Cannes 2010 vince (inaspettatamente, dicono gli aspettatori) Apichatpong Weerasethakul, regista thailandese, con il suo nuovo film "Uncle Boonmee".

Weerasethakul è un regista visionario, delicatamente fantasmatico e di ironico surrealismo.
A Cannes 2004, dove presentò "Tropical Malady", io e la collega&amica Cristiana Paternò di Cinecittà News, lo intervistammo:
qui si può ancora vedere e sentire l'intervista!

giovedì 20 maggio 2010

Coagulazioni (pane e sangue secchi)

E se n'è andato anche Sanguineti
e ci son rimasti loro
a sugarci il sangue ogn'ora
Draquila, L'aquila, Vaquila, Ubiquila, Ubuquila Re.
Alla macelleria messicana sono rimasti solo gli scarti
i tagli più belli li han messi da parte per loro,
con vista sul Colosseo, sul colon suo,
i tagli le botte più belle
per fare documentari, da guardarci tra di noi,
i macellati, i salsicciati, i masticati, i sanguisugati.
Messi da parte, messe da porci,
questurini promossi, preti spostati,
fan tutti carriera, fan tutti caciara
sono buoni tutti
col culo degli altri.

E tu mi canti della seconda guerra mondiale,
un'emorragia di sole e di sangue di maiale,
e i ragazzi di Salò sorridono
basta stuprar ebree ora ci son le beduine,
le spose di Allah, le figlie di Maometto,
in Padania, in Allegria, Allahgria, cria grida strepita figlia mia,
figlia della macelleria,
scarto insanguinato, su cui hanno sputato
i promossi, gli spostati,
quelli col filetto da parte
e dall'altra sempre i manganelli
quelli che hanno sempre ragione, governo, giustizia,
quelli che hanno tutto
anche il culo degli altri.


A Claudio

Pane in concerto, "Emorragia di sole"

lunedì 17 maggio 2010

all we are is dust in the wind

Per chi del vulcano islandese ha solo sentito parlare, per chi è rimasto a terra da un volo, per chi ama ogni tanto sperdersi lo sguardo e la mente guardando un paesaggio inusuale, ecco un video indimenticabile.



Consiglio di vederlo in HD a pieno schermo qui.
Ah, è girato con una Canon 5DMarkII. Ma avrebbe potuto essere girato pure con la mia 7D!

martedì 11 maggio 2010

almeno lì

A Stefano Gugliotta è andata meglio che a Federico Aldrovandi.
Via Pinturicchio a Roma non è Via Ippodromo a Ferrara.
Almeno lì qualcuno si è affacciato, ha gridato "basta"
con lui, per lui,
qualcuno ha filmato...
forse ha salvato la vita a quel ragazzo.

Di quell'altro, qualcuno che è rimasto a spionare dietro le persiane
ha detto persino "avran fatto bene, si vede che si meritava una lezione".
Perché se la legge, lo stato, picchia, deve avere una qualche buona ragione
e alla fine è colpa tua.
Che sei troppo negro, ubriaco, vestito da centro sociale,
forse sei così spavaldo e incosciente da rilanciargli addosso il loro estintore,
forse indossi la maglietta del colore sbagliato e non il casco,
o solamente ti trovi lì per sbaglio,
nel posto sbagliato, al momento sbagliato, nel paese sbagliato...

lunedì 3 maggio 2010

venerdì 9 aprile 2010

minimizzare, sottovalutare, coprire, omettere e depistare

ALDROVANDI: PROCESSO BIS, AGENTI VOLEVANO EVITARE INDAGINI
MOTIVAZIONI CONDANNA PER DEPISTAGGI DI TRE POLIZIOTTI SU QUATTRO
(ANSA) - FERRARA, 7 APR - Il gup Monica Bighetti ha
depositato le motivazioni della condanna in cui accoglie in
pieno le accuse a tre dei quattro agenti imputati nel processo
'Aldrovandi bis', sui presunti depistaggi nelle indagini per la
morte del diciottenne Federico Aldrovandi, durante un intervento
di polizia il 25 settembre 2005 a Ferrara.
Per la morte del ragazzo erano gia' stati condannati l'estate
scorsa gli stessi tre poliziotti: Paolo Marino a un anno, Marco
Pirani a otto mesi e Marcello Bulgarelli a 10 mesi (il quarto,
Luca Casoni, ha scelto il processo e andra' a giudizio a parte).
La tesi dell'accusa e della famiglia Aldrovandi cosi' accolta
voleva dimostrare che le indagini partirono male perche' la
polizia fece di tutto per minimizzare, sottovalutare, coprire,
omettere e depistare. Ora le motivazioni della condanna del gup
spiegano in sintesi che Paolo Marino, funzionario che dirigeva
le Volanti, l'ufficio Upg della questura di Ferrara, il 25
settembre 2005 non disse la verita' al pm Mariaemanuela Guerra,
magistrato di turno, sulla morte di Federico per non
''compromettere i propri uomini''. Pirani, che era stato il
braccio destro del pm Guerra, durante le indagini invece non
fece cio' che doveva fare, ovvero mettere per iscritto cio' che
aveva scoperto sui brogliacci pasticciati del 113, ''per non
esporre a rischio Bulgarelli e Marino'' che li avevano
compilati, pasticciati e poi tenuti da parte. E Bulgarelli,
responsabile del 113 quella mattina, quando interruppe la
registrazione della telefonata con Casoni (esortandolo nel
dirgli: 'stacca') ''aiuto' i quattro agenti ad eludere le
possibili indagini a loro carico''.
Il gup Bighetti ha anche ribadito che le indagini ''per far
luce sulla morte del ragazzo stentarono a decollare e presero
forza solamente nella seconda quindicina di gennaio 2006, dopo
una campagna mediatica stimolata dall'apertura di un blog da
parte dei genitori del giovane''. Un'affermazione, questa del
giudice, quasi a contrastare quella del procuratore capo Rosario
Mina che intervenne in aula durante l'udienza preliminare,
innescando tensioni nel difendere l'operato della Procura
parlando di 'fogna mediatica' attorno al caso Aldrovandi.

lunedì 29 marzo 2010

ora (più o meno) legale


Ora ci vado anch'io, a votare. Ho espresso chiaramente la mia intenzione, dunque se arrivo un pò tardi non ci sono problemi, no?

6 a 3? No, 7 a 2!


La Bigelow batte l'ex-marito 6 a 3. Una donna "con le palle". The Hurt Locker meglio di Avatar...
ormai le abbiamo lette, sentite e digerite, le stronzate all'italiana sugli ultimi Oscar. Compresi i complimenti per gli "italiani" premiati (Mauro Fiore per la Fotografia di "Avatar", Michael Giacchino per la Colonna Sonora di "Up", Joe Letteri per gli Effetti Speciali Visivi di "Avatar")...

Vi parlerò di Stephen Nakamura e vi spiegherò perché a lui e Barry Ackroyd, secondo me, sarebbe dovuto andare (ex-aequo, ma per lo stesso film) l'Oscar 2010 per la "Cinematography", cioè per la Fotografia, di "The Hurt Locker".

Ora, non me la voglio prendere con l'unico che ha pure salutato l'Italia dal palco, ma il premio a Mauro Fiore secondo me è stato il più discutibile. A me era piaciuta la fotografia di The Hurt Locker come e forse più del montaggio, che ha vinto meritatamente una statuetta. Avevo gustato il backstage nel DVD, dove il DOP (Director of Photography) Barry Ackroyd spiega perché e come aveva utilizzato una cinepresa a spalla 16mm. La qualità del film è in gran parte dovuta a quelle riprese a mano, "embedded" nelle azioni di guerra non meno che in quelle emotive dei protagonisti... c'era qualcosa in quelle immagini (ovviamente pensate e decise dalla Bigelow, schizzate da bravi storyboarder, e composte da mille altri elementi tecnici e umani) che dava una qualità sottile e unica a quel film.
Che rimane un film strano, particolare.

Non voglio entrare nel merito della discussione sul fatto che possa essere considerato un film "contro la guerra" come la maggior parte dei film "sulla guerra" da quarant'anni a questa parte, o che per una volta sia "neutro" rispetto all'argomento (e dunque risultare più citazionale in sé del film di Tarantino) come certi vecchi film degli anni '50-'60, e dunque in quella (discussione) consecutiva per cui la Bigelow non sia da considerare la prima donna a vincere un Oscar, ma una maschiaccia androgina pro-army... per quelli che cucinano stronzate all'italiana, ci son state ovviamente pure le articolesse su quanto sia figa nonostante l'età, su quanto fosse elegante agli Oscar, e blablabla...

Ebbene, perché ne scrivo solo ora?
Perché ho letto un articolo molto molto interessante, che linko immantinente.
E grazie a questo articolo mi si è... messa a fuoco, la motivazione di quel mio dubbio sull'Oscar 2010 alla Cinematography.
Non condivido la banale considerazione che in "Avatar" più che di "Fotografia" sarebbe più corretto parlare di Effetti speciali, computergrafica e diavolerie digitali. Oggi la qualità visiva di un film, nel suo complesso, è dovuta a molti fattori e a molte personalità tecniche e artistiche.
E allora cos'è che mi aveva colpito quasi subliminalmente, nelle immagini di "The Hurt Locker", e perché? Ce lo spiega Stephen Nakamura, il colorist del film, nell'intervista linkata. Il suo lavoro di post-produzione sui colori e le luci del film, sottile e misurato, insieme alle riprese di Ackroyd, hanno contribuito alla qualità unica del film.
Insomma: leggetevi l'intervista in inglese, se vi interessa capirci di più...

martedì 23 marzo 2010

camminare nei prati


Ho cliccato su un link messo lì con un intento ben preciso, ho guardato e ascoltato un video piuttosto noioso, poi (a 6:30) ho pianto.

"Io posso morire anche adesso. Ma i miei nipoti devono poter camminare nei prati, salire sulle piante, fare quello che facevano tutti..."
Grazie, nonnina, per avermi ricordato un motivo semplice, vero, che ho ritrovato in fondo al cuore, per essere con voi NO TAV!

contro i criceti medi


Uolterueltroni, affanculoooo!

Così, gridato, sboccato, sdendato, maleducato, massimalista e minimalista, il mio vaffanculo
vuole unirsi a quello di Fulvio Abbate

PER OVVI MOTIVI

sulla richiesta ad Alfano (ad Alfano!), da parte dell'uomo che ha regalato Roma ai fasci lampadati e il paese ai "ma anche no", affinché venga (ri)aperta l'indagine sull'omicidio di Pasolini...
Veltroni, Pasolini l'hai ucciso pure tu!

Forse fu dopo lo sguardo immortalato in questa foto, che Pasolini scrisse in Petrolio:
«Carlo guardava quei fascisti che gli passavano davanti. Le persone che passavano davanti a Carlo erano dei miseri cittadini ormai presi nell'orbita dell'angoscia e del benessere, corrotti e distrutti dalle mille lire di più che una società "sviluppata" aveva infilato loro in saccoccia. I giovani avevano i capelli lunghi di tutti i giovani consumatori, con cernecchi e codine settecentesche, barbe carbonare, zazzere liberty; calzoni stretti che fasciavano miserandi coglioni. La loro aggressività, stupida e feroce, stringeva il cuore. Quella massa di gente sciamava per quella vecchia strada senza il minimo prestigio fisico, anzi fisicamente penosa e disgustosa. Erano dei piccoli borghesi senza destino, messi ai margini della storia del mondo, nel momento stesso in cui venivano omologati a tutti gli altri». (pp. 501-503)

(Detto questo, se ai miei capi di "Chi l'ha visto?" interessasse, sul "caso Pasolini" ci lavorerei ovviamente volentieri...)

lunedì 22 marzo 2010

le attraenti ossa


Ho letto il romanzo della Sebold, quando uscì, tutto d'un fiato. Trovai l'espediante narrativo non rivoluzionario, ma funzionale. E le atmosfere laicamente metafisiche... insomma, tutto sommato un buon libro.
Ora, di recente, è uscito il film di Peter Jackson, con il quale ho un debito quasi incolmabile (mi manca quasi tutto: non ho Heavenly creatures, né la trilogia tolkeniana...).

Ed è quasi banale, in questi giorni in cui la storia di Elisa Claps è riemersa alla cronaca, ripensare a quella storia. A lei che ha passato più tempo morta nel controsoffitto di quella chiesa di Potenza che viva, nell'aria e nel sole, a sorridere...
A lei che sa bene chi è il suo assassino, e chi lo ha aiutato allora e in tutti questi anni.
A lei, che era incastonata come il pinguino nella palla di vetro con la neve.

Perché Elisa Claps riguarda tutti noi? Perché ci viviamo un pò tutti, in una palla di vetro...
E allora, adesso che Elisa è saltata fuori, bisogna dare una bella scossa a quella palla di vetro, a quel verminaio mafiomassonico che ruota intorno (anche) a questa vicenda nel cuore nero della Basilicata, e che turbini la merda che ha ricoperto finora carte, legato mani, bendato occhi!
Che si squarci il velo di ipocrisia sulla realtà di quella cittadina, di questo paese, in cui la morte di Elisa e tutto quanto è stato fatto affinché NON si scoprisse la verità, ha la maschera di un potere senza volto, ma fin troppo riconoscibile intorno e sopra il nostro (siamo noi i nostri ministri della paura): nei giochetti retorici della quotidiana sopraffazione, in chi ha il cugino assessore e se la cava, come quello che si fa togliere le multe, o quell'altro che non ti fa la ricevuta ma vota a sinistra...

E che le ossa di Elisa, in queste ore così attraenti per i cani della De(in)formazione, vengano lasciate in pace. Ma prima della pace, servono Verità e Giustizia. Altrimenti nessuno di noi potrà sentirsi tranquillo, nella palla di vetro.
Perché un colpo di dadi non abolirà mai il caso...
e invece quanti staranno lì, stasera, o un'altra sera, a fissare la fluorescenza azzurrina, riflesso della loro palla di vetro. Semplicemente...

gruppettari


Ne avrete già letto altrove: alla loro manifestazione (meglio: cerimonia) a Roma erano un milione e più, secondo loro; 150'000 secondo la Questura.
E loro a lamentarsi dei dati della Questura, come quattro pulciosi manifestanti dei centri sociali...
ci sarebbe da ridere.

Ma non c'è.
Primo, perché comunque loro erano tanti. Troppi.
Poi perché loro avevano pure il servizio d'ordine con le croci celtiche, e ormai per loro è normale.
ma soprattutto perché loro sono al governo del paese. Loro.

per una notte

Anch'io la faccio fuori dal vaso: giovedì 25 marzo 2010, dalle ore 21...
Ho donato 2,50€, ma mi sento mooolto più leggero!

martedì 9 marzo 2010

ombra e miele


Quando un genio si spara in testa, tutto il mondo perde qualcosa.
Se n'è andato Mark Linkous, sono finti gli Sparklehorse.
resterà la sua musica,
miele con dentro scintille di vetro scuro...

martedì 2 marzo 2010

figlio mio, quanto mi costi!


Per la serie "le grandi inchieste". Quelli di Repubblica hanno affrontato un tema scottante, un argomento spinoso, si sono battuti contro la lobby del pannolino, contro la mafia dello scaldabiberon!

E ci raccontano quanto costa il primo anno di vita di un figlio. Risposta: tanto... ma vah!?!

Il bello è che lo fanno con delle fotografie da National Geographic come quella riportata, e con dati che sconcertano.
Leggete attentamente la didascalia della foto: un ciuccio costa dai 26 ai 44€!?!
Un vero scandalo, non c'è che dire

sabato 27 febbraio 2010

no al triciclo!


Ho visto anch'io la puntata di "Annozero" sulle droghe. E ho sentito un maestro, Mauro Pagani, ragionare come da un bel pò non ero abituato a sentire in tv. Val la pena (ri)ascoltarlo...

Vorrei provare a spiegare perché, secondo me, il ragionamento per cui chi comincia con le canne arriva "inevitabilmente" alle droghe pesanti è mal posto... Chi dice così, pensa anche che "tutte le droghe sono uguali". E dunque proibizionismo a 360° e così via reprimendo...

Se questo modo di pensare fosse giusto, allora, visto che il 100% di chi provoca incidenti stradali mortali ha cominciato da piccolo pedalando su un triciclo, dovremmo proibire la vendita di questo giocattolo.

O no?

giovedì 18 febbraio 2010

un saluto dalla fogna


"Fogna mediatica".
Così Rosario Minna, capo della Procura di Ferrara (successore di Sewerino Messina, in carica all'epoca dei fatti), ha definito il "processo bis" sui depistaggi e le irregolarità intervenute nelle prime (non)indagini sulla morte di Federico Aldrovandi.

Tra i quattro funzionari della Questura ferrarese imputati, uno è Paolo Marino, colui che quella tragica mattina parlò al telefono con la PM di turno Mariaemanuela Guerra, che non si recò sul luogo, secondo l'accusa su suggerimento (depistatorio) dell'imputato.

Nell'udienza del 16 febbraio scorso, entrando a gamba tesa e "non invitato" in un processo in corso, Minna ha rovesciato l'ennesimo carico di fango (anzi, di fogna) su Federico, i suoi famigliari, i suoi amici, e anche sulla stampa che si era occupata del caso.
Non commento il fatto in sè, ma rimando al blog della mamma di Federico, quel blog da cui è partito tutto, per il sottoscritto. D'altronde c'è pure una risposta della Federazione Nazionale della Stampa.

Quello che mi viene da ricordare, perché ormai del "caso Aldrovandi" ho solo belli e durissimi ricordi, è che la "fogna mediatica" la contribuiscono a creare altri:
- i procuratori capi delle procure che non indagano, che convocano improvvide ed improvvisate conferenze stampa per divulgare solo certe parti di consulenze d'ufficio, di fatto censurandone parti importanti e facendole passare per la parola Fine sull'indagine (la prima, condotta dalla Guerra, che abbandonerà per "motivi familiari" mai chiariti un paio di mesi dopo quella conferenza stampa)...
- i questori capi, che invitano i giornalisti ad incontri informali dove esprimono liberamente le proprie convinzioni ("tanto verrà fuori che è morto per droga"), pregandoli poi di non riportare certi discorsi; e che magari poi incontrano tutta la stampa e arrampicandosi sugli specchi rendono merito a chi ha smascherato in televisione la balla (anzi, la fogna) dell'autolesionismo...
- i capi dell'ufficio stampa di un corpo di polizia di un paese democratico, che telefonano perché i servizi su quel "poveraccio" forse ucciso da quattro agenti non vadano in onda...

- ecc. ecc. ma la "fogna mediatica" non la creano coloro che cercano la verità, e che la trovano; naturalmente non la verità giudiziaria, ma quella accessibile ai mezzi di cui dispongono: telefono, telecamera e microfoni, per esempio...

Queste cose le so, le ricordo benissimo, ne avrei anche le prove, se servisse.
Ma ormai quello che so io, quello che so fare col mio lavoro, non interessa più, non importa.

Ci sono ben altre fogne, caro procuratore capo, di quelle mediatiche.
Sono le fogne dove le voci libere non risuonano nemmeno.
E a me fanno molta più paura.

Perchè dentro, mi creda, ci si sente molto più soli...

giovedì 4 febbraio 2010

settimana bianca

Finalmente si parte!

URCA, andiamo a sciare!


Nei prossimi giorni ci potreste venire a trovare qui:

Oppure potreste vedere mamma e papà su una delle webcam delle piste...

Io invece passerò le giornate conoscendo un pò di bimbi qui.


Tanti saluti
e Buon Carnevale
dal capitano Raf Bù!

lunedì 1 febbraio 2010

un'altra maschera

Anche se il giorno "vero" del Carnevale è il Martedì Grasso, che quest'anno cade il 16 febbraio prossimo, pubblico questa immagine in esclusiva (clic per ingrandire).




E' la pubblicità di una banca, che ho trovato in un opuscolo in un ristorante a Pforzheim (Germania):
Il testo recita:
"La nostra promozione della cultura. Buona per gli uomini. Buona per la regione.
Cassa di Risparmio di Pforzheim."





Notate qualche somiglianza?

giovedì 28 gennaio 2010

iNutile iMattonella


Ammetto di aver seguito, con qualche fatica, per la prima volta in vita mia una diretta via web. In realtà una diretta testuale, tra la pagina Twitter di Macity, il liveblogging di Gizmodo...

Ero lì, davanti al mio iMac, pronto ad essere stupito da Steve Jobs.
Aspettando il tanto atteso Tablet di Apple, immaginavo:
- e se il "fattore forma", a tavoletta, non fosse per niente una figata di novità? 10" non sono per niente "tascabili"; ovvio che sarà sottile, ma questo significa anche fragile (almeno come percezione)... poi come lo usi con due mani: lo reggi con...?
- la vera figata sarebbe, per dirne una, un "dorso" a celle fotoelettriche in modo che si ricarichi continuamente semplicemente lasciandolo "a pancia sotto" alla luce...
- quanto costerà? Troppo, se paragonato ad un qualunque netbook. Troppo anche perché avrà qualcosa in meno dei nuovi iPhone... Ma ai prezzi Apple sono abituato da sempre...
- a che servirà?

Ecco, l'ultima domanda è quella centrale. E le risposte venute ieri sera dal Yerba Buena dicono tre cose:
1) Fa tutto quello che fa un iPod Touch, ma più in grande. Non telefona, almeno per ora. Non ha un occhio (foto- o videocamera).
2) Fa quello che fa un Kindle, ma più in bello. E qui non c'è discussione: a guardare all'indietro, sembra quasi che il Kindle sia lo schizzo a matita da cui un artista (il "solito" Jonathan Ive) ha tratto il dipinto finale...
3) Fa un pò di cose "office" con il nuovo iWork: documenti di testo (alla Word), spreadsheet (tipo Excel) e presentazioni (tipo Powerpoint) - tutte cose già viste sulle precedenti versioni di iWork, solo che adesso lo "piloti" con le dita sul vetro. Ok.

Ecco, fa quello che già facevano altri aggeggi, non solo di casa Apple, ma non mi sembra possa sostituirne alcuno del tutto (a parte il Kindle) e soprattutto non mi pare per niente insostituibile.

Diciamola tutta: l'iPad è un gadget. bellissimo, cool, ma sempre un gadget.

E con questo, Apple segna una svolta davvero epocale. Jobs ha abbracciato definitivamente una politica commerciale dedicata al cazzeggio. Che è una tendenza mondiale, intendiamoci. Ma che mi fa temere per tutte quelle cose serie fatte fin qui: il rinnovamento dei Powermac, di Final Cut e di altre cose (hard e soft) per professionisti, latitano.

Intanto speriamo almeno che l'uscita della iMattonella faccia scendere il prezzo degli iPhone...