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lunedì 17 novembre 2008

La Ripubblica.it

Non è un refuso, avete capito bene: questo blog aderisce all'iniziativa di Jacopo Fo contro la censura di Repubblica nei confronti di Daniele Luttazzi. Viva!


Repubblica intervista Luttazzi e l'intervista non esce. Quel che dice Luttazzi non è potabile neanche per iscritto. Mi incazzo.
E vi faccio una proposta: vogliono togliere l'acqua a Luttazzi facendolo sparire?
Fottiamoli con la rete.
Luttazzi ha parlato chiaro, ha detto cosa pensa e è stato punito per questo.
Allora io propongo che tutti si ripubblichi l'intervista di Lutazzi che lui ha messo sul suo sito e che tutti facciano un link a Luttazzi.
Quanti lettori gli ha fatto perdere la censura di Repubblica? 2 milioni? Ok, noi possiamo far arrivare il suo articolo a più di 2 milioni di lettori. Ci basta un clic.
Insegnamo la libertà di stampa alla Repubblica. Ripubblica Luttazzi!
E lincalo!
www.danieleluttazzi.it
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Mandiamolo in testa ai motori di ricerca il suo sito ripetendo l'indirizzo ovunque! La classifica sul web la facciamo noi.

Attenzione, questo potrebbe essere anche un bel gioco-esperimento, un divertimento di nuovo tipo.
In questo momento Luttazzi Daniele fa 418000 citazioni su Google, su Technorati (http://technorati.com/blogs/www.danieleluttazzi.it?reactions)
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Authority: 393
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Rank: 7,874, è al ventisettesimo posto sulla classifica di http://www.blogitalia.it/elenco_dei_blog.asp, blog link ab: 396, link 704

Su http://siteexplorer.search.yahoo.com/search?p=www.danieleluttazzi.it&y=Explore+URL&fr=sfp vengono segnalati

Mi diverte vedere dove lo portiamo in 30 giorni.

www.danieleluttazzi.it
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(hai consigli da dare su come far salire Lutazzi o su altri sistemi per renderlo più visibile o per misurare la visibilità? (Si scende sul tecnico! Contribuisci con le tue idee. APRIAMO UN LABORATORIO SOLIDALE DI SCALATA DEI MOTORI DI RICERCA!
L'intervista che Repubblica non ha pubblicato
Parte Decameron a teatro, i quotidiani mi telefonano per le interviste di rito. Con Repubblica ne concordo una in anteprima ( doveva uscire lunedì scorso ). Memore del trattamento ricevuto dal gruppo Repubblica/Espresso sia quando La7 mi chiuse il programma, che in precedenti occasioni ( calci negli stinchi firmati da Michele Serra, Edmondo Berselli, Gianni Mura, Adriano Sofri, Sebastiano Messina, Curzio Maltese e Antonello Caporale ); e dato che il loro metodo consiste nel farti parlare per un'ora, poi loro riassumono quello che gli pare ( omisero la mia risposta critica alla loro domanda sul PD, quando gli stavano tirando la volata ); chiedo di poter rivedere il mio virgolettato prima della stampa. Ok. Martedì il giornalista mi fa sapere che al giornale non sono contenti perchè la mia intervista sembra un mio manifesto. ( Se fai le domande a me, cosa devo rispondere, quello che vuoi tu? ) E mi chiede di rispondere ad altre domande. Prego?
Questa è l'intervista che non hanno voluto pubblicare:
decameron
ll monologo s’intitola così perché è il proseguimento ideale del programma omonimo, censurato da La7 un anno fa dopo appena 5 puntate, nonostante gli ascolti formidabili. Sono due ore di satira incandescente contro la politica reazionaria del governo Berlusconi, contro l’oscurantismo del Vaticano e contro l’opposizione molle del PD.
tema/i
Con Decameron alludo alla peste attuale: il pensiero unico reazionario e guerrafondaio, che vuole governare il mondo col precariato di massa e le speculazioni finanziarie. Ne parlavo in tv un anno fa. Il disastro oggi è evidente.
rapporto con la tv
La censura è odiosa e mi fa incazzare parecchio: al pensiero unico non piace la satira, e allora la fanno fuori. Decidono loro per tutti noi. Non è giusto, e infatti la Costituzione tutela la satira. La satira è arte, intrattenimento e critica. Con la censura alla satira imbavagliano le opinioni non omologate. In questo modo, la tv diventa l’anestetico perfetto.
episodio interruzione Decameron su La7
La decisione mi ha colto di sorpresa. Prima si vantano di darmi carta bianca, e poi di colpo chiudono il programma con un sms a mezzanotte di un venerdì, dopo che avevo registrato il monologo sull’enciclica papale. La scusa ufficiale è stata che nella puntata precedente avevo insultato Ferrara. Insulto? Era una battuta satirica: lo stesso Ferrara lo ha ammesso. Il giorno dopo chiedo a Dall’Orto di ripensarci: niente, irremovibile. Miliardi di produzione tv gettati nel cesso per una battuta? Vorrei una spiegazione più sensata. Per Dario Fo, il motivo vero era il monologo sul papa.
eventuale diverso realismo, oggi
Non ho nulla di cui scusarmi. Deve vergognarsi chi censura. Io propongo ciò che fa ridere me, questo è l’unico criterio. Non faccio satira per andare in televisione: vado in tv per fare satira. Per essere riammesso in tv dovrei fare altro? E’ un ricatto inaccettabile.
di cosa si parlerà nello spettacolo Decameron odierno
Svelo il segreto che permette a Berlusconi di godere di un consenso personale massimo, con un governo così pessimo. E’ un paradosso solo apparente, c’è un trucco narrativo all’origine di questo successo, che Berlusconi conosce e applica continuamente. Con una miriade di esempi tratti dalle vicende politiche mostro come funziona questo trucco e perchè Veltroni, invece, non morde. Analizzo poi in dettaglio l’operato di tutti i ministri e di tutti i lacchè berlusconiani che operano nei media.
altri contenuti dello spettacolo
Nel capitolo sulla religione aggiorno con gli ultimi fatti il monologo censurato da La7 sulla “Spe Salvi” di papa Ratzinger. E’ satira sulla religione vista sia come collante ideologico del pensiero reazionario sia come favola per i gonzi. Né tralascio lo scandalo dei privilegi assurdi di cui gode il Vaticano: esenzione ICI e 8 per mille. C'è da divertirsi.
congeniali riferimenti ai temi del sesso e della morte
Sesso e morte si intrecciano a politica e religione in modo complesso: si va dal controllo del comportamento alla giustificazione di colpe orrende come la guerra criminale in Iraq e in Afganistan, in cui siamo impegnati contro l’art.11 della Costituzione. Abu Grahib è politica, sesso, religione e morte insieme.
comicità sadica, disumana
La satira non è roba per signorine. Per sua natura, procura il secondo sorriso: quello che appare quando una gola viene tagliata. Origina dalla rabbia: ride addossando responsabilità, fa nomi e cognomi. Io ho un gusto tutto mio per il grottesco, che riesce a esprimere meglio l’ambiguità del potere e la sua natura mortifera. Ma con Decameron il pubblico attraversa tutto lo spettro comico possibile, dalla satira all’umorismo surreale. Una battuta come “Dentro siamo tutti rosa” è un puro tuffo nell’inconscio. Qualcosa di inspiegabile, che tale deve restare: è il mistero dell’arte.
la musica
Con la satira esprimo la mia rabbia. Con la musica, le emozioni di altro segno: l’amore, la commozione. C’è una intimità che esprime la dolcezza d’uno sguardo sul mondo. La satira come tecnica è chiaramente agli antipodi, è impietosa. Sto ben attento a non confondere i territori dell’immaginario. Certe cose puoi dirle solo con la musica. Se le dici in un altro modo, stoni.
i giovani di adesso, di questi giorni
Le proteste degli studenti contro la Gelmini sono sacrosante. Dieci anni fa, attraverso un mio personaggio, il professor Fontecedro, mi scagliavo contro la degenerazione colpevole in cui era lasciata morire la scuola italiana, e invitavo gli studenti a ribellarsi. La scuola autoritaria prepara a una società autoritaria. E’ il pensiero unico reazionario che collega tutti gli atti di questo governo: dalla scuola alla repressione delle manifestazioni popolari a Chiaiano, a Vicenza o in Val di Susa, agli attacchi continui alle libertà di espressione, di pensiero e di riunione garantite dalla Costituzione. Siamo a una pagina drammatica di involuzione della nostra democrazia. Berlusconi dice adesso che farà di tutto perché la tv, pubblica e privata, sia meno ansiogena. Semplicemente perché quando la tv racconta la realtà, il suo governo cala nei sondaggi. Si vede che la realtà è comunista
la sua esperienza americana
Basta andare all’estero, negli Stati Uniti, in Inghilterra, in Francia, in qualunque paese civile, per vedere come gli artisti siano liberi di proporre le proprie cose, le proprie idee, la propria visione del mondo. La politica si guarda bene dal farli fuori per motivi ideologici. Il maccartismo negli USA è finito nel 1950. Da noi, l’ukase bulgaro su di me è ancora attivo: riguardava la Rai e, da allora, la Rai non mi ha più proposto un programma tv. Tutto sotto controllo.
un argomento solo, o una sola persona, da salvare nella maggioranza
Non salvo nulla e nessuno. Nè Tremonti per la sua finanziaria, nè Scaiola per il nucleare, né la Prestigiacomo per l’ambiente né la Gelmini per la scuola, nè Brunetta per i dipendenti pubblici e i precari, nè Alfano per il suo lodo salvapremier, né Confindustria per gli operai: è un blocco unico. Dovrei stimare qualcuno di questi? Non sono Enrico Letta.
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post scriptum
spiegazione del giornalista di Repubblica ( 10 nov ): lunedì scorso il pezzo era già in pagina, ma è stato sostituito all'ultimo momento ( why? ). Due giorni dopo esce la mia intervista sull'Unità, a quel punto il giornalista voleva farmi altre domande. E così la mia intervista ( peraltro già corposa ) non è uscita. Uh, ma che peccato.
La mail che conteneva le sue domande aggiunte cominciava così:
daniele, mi chiedono qualche tua argomentazione altra, trovando loro che il pezzo, così com'è, è troppo inerte, è solo una specie di tuo manifesto.
Da un giornale che pubblica di solito lenzuolate di interviste promozionali ai vari Albanese, Dandini, Fazio, Cortellesi, Crozza, Bisio, Littizzetto, Aldo Giovanni & Giacomo eccetera eccetera, tanta attenzione nei miei riguardi è davvero commovente.

www.danieleluttazzi.it
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giovedì 13 novembre 2008

non è la rai, è la bibbissì


Per la serie: mi stupisco del loro stupore... ovvero, le non-notizie.
Le immagini che mostrano il poliziotto che porta due molotov in un sacchetto azzurro dentro la Diaz, si erano già viste:
le girò un operatore Rai e vennero diffuse già poco tempo dopo i fatti, come per esempio si legge anche qui (link a un sito Rai!).

Non ho tempo e voglia di cercare i link, ma ricordo benissimo che si trattava di un operatore della sede regionale di Genova e che quel video stava già in diversi dossier di Indymedia e simili all'epoca.

E poi chiedono a noi perché abbiamo diffuso le immagini dei "cinghiatori" di Piazza Navona solo una settimana dopo... chi l'ha visto quello che sanno girare i bravi operatori Rai?!

venerdì 12 settembre 2008

la casalinga di viterbo sotto il platano di ippocrate


Mi dà uno strano brivido lungo la schiena la turista di Viterbo- discendente diretta della casalinga di Voghera- che fa inquisire tramite Interpol e mass-media (italiani in prima linea, of course) la donna albanese-zingara-strega che diceva di essere la madre di una bimba col torto di assomigliare a una bimba italiana molto più famosa di lei...

Come scriveva l'ANSA nelle scorse ore: "spezzeremo le reni alla Grecia"?
Mamma mia... che culo che non sei zingara!

P.S. Gli zingari NON rapiscono i bambini, ma le polizie rapiscono spesso i bambini degli zingari: cliccare per credere (un link Rai tanto per pararsi il culo).

venerdì 30 maggio 2008

fascio a me?!?


Allora non ci siamo capiti: a me non importa un fico secco se Dario Chianelli, che avrebbe* guidato la spedizione punitiva del Pigneto, ci ha il Che Guevara tatuato sul braccio; o se della squadraccia faceva parte pure un negro...
Unirsi in gruppo, col volto coperto, e devastare negozi a bastonate, e potendo pure i gestori visti come "nemici", è fascismo e basta. Lo era per i black-bloc a Genova, lo è sempre.


*avrebbe, e non "ha", secondo quanto correttamente fa notare la prima testimone dei fatti,
una giovane giornalista dell'AGI.

martedì 1 aprile 2008

pescedaprile


Uh, che divertente: oggi è il Primo Aprile... Sui giornali è tradizione pubblicare una notizia falsa e divertente...
aspetta, mò la trovo e la riconosco... forse è questa, forse è quest'altra... oddio, non la trovo... sono tutte divertenti, a loro modo...
oggi faccio fatica a trovare una notizia vera.

martedì 12 febbraio 2008

nodi


Avevo già sentito parlare di "sistema dei media", e di come certe notizie non diventano tali davvero finché a parlarne non sono "le principali testate". Che s'intrecciano, si legano tra di loro secondo percorsi tortuosi.
In Italia non c'era bisogno di aspettare il profeta Grillo per sentir parlare di una certa autoreferenzialità del mondo dell'informazione...
Ma di fronte all'eco avuta dal video della Polizia Scientifica su Federico Aldrovandi, mi sono un pò stupito.
N.B. Eco tardiva, ma sempre meglio tardi che mai, sia ribadito!

Presentato al processo nell'udienza dell'11 gennaio scorso, ripreso dal mio operatore dal monitor in aula, ne avevo incluso una buona parte nel filmato che "Chi l'ha visto?" ha mandato in onda il successivo 21 gennaio. Nel blog della famiglia un post dello stesso 21 gennaio, aggiornato un paio di giorni dopo, parlava di quella trasmissione e ne segnalava anche la "trasposizione" fatta su Youtube (in due parti: qui la prima, e qui la seconda).

"Improvvisamente" dallo scorso weekend pare si siano accorti in tanti (dal Corriere della Sera a Studio Aperto, fino ai fogli-spazzatura "regalati" in metropolitana) dell'esistenza di quel filmato.
Era doveroso tornare a mostrarne alcune parti, lasciando ai genitori di Federico un commento, riannodare con loro i fili di una storia lunga e da altri riassunta con lacune e imprecisioni...
Soprattutto era doveroso cercare di far sentire alcuni suoni: il cinguettìo degli uccellini mentre un ragazzo sta lì morto per terra, il suo cellulare che suona a vuoto e nessuno sa ancora cosa inventarsi e quindi nessuno risponde, una agghiacciante risata fuoricampo, i singhiozzi di pianto di uno dei quattro poliziotti imputati dell'omicidio (colposo) di Federico, le sue parole nel descrivere il punto "dove ha avuto luogo la prima colluttazione" negata quel giorno ai genitori e ammessa a fatica solo 4 mesi dopo, quando alla Camera il ministro Giovanardi rendeva pubblica la notizia che si fossero spezzati due manganelli sul corpo di quel diciottenne...

Era ancora più importante far ascoltare una telefonata tra Questura e Comando dei Carabinieri (la si può sentire qui), che ha rappresentato la vera grossa novità inedita della serata. Qualcuno la potrebbe definire la smoking gun, non tanto del delitto su cui è in corso un processo (che si svolge solo e soltanto dentro il tribunale), ma piuttosto dei depistaggi, degli insabbiamenti, delle versioni fasulle, degli accordi tra "colleghi" anche di corpi diversi dello Stato (deviati?)...
Un filo d'indagine, quello su quanto sia successo (e quanto non è successo) dopo la morte di Federico, che inevitabilmente si annoda a quello centrale, quello della vita di Federico, assurdamente strappato...

lunedì 21 gennaio 2008

discariche



Si è già detto tante volte. Forse ci siamo davvero. Il governo sta cadendo. A pezzi.

Speriamo non lascino i resti a puzzare lungo le strade d'Italia:
chiamate De Gennaro, che è pratico, a fare uno sgombero (rifiuti) al Parlamento.
Niente riciclaggio con leggi elettorali da inciucio, niente governi tecnici.
Tutti a casa e votazioni subito: anche se torna "quel nano infame" almeno lo sapevamo già da prima che faccia che era.

sabato 5 gennaio 2008

munnizza


Copio e incollo integralmente l'articolo di Saviano su "Le Repubblica" di oggi: lo trovate qui.

(Campania, Sicilia, Milano, Somalia: il succo, anzi il liquame è lo stesso... aggiungo solo una frasetta alla fine, nda)

J'accuse dell'autore di Gomorra: la tragedia è che Napoli si sta rassegnando all'avvelenamento
Imprese, politici e camorra ecco i colpevoli della peste
Gli ultimi dati dell'Oms parlano di un aumento vertiginoso, oltre
la media nazionale, dei casi di tumore a pancreas e polmoni
di ROBERTO SAVIANO


Roberto Saviano è l'autore di Gomorra, il best-seller che racconta un viaggio nell'impero economico e nel sogno di dominio della camorra È UN territorio che non esce dalla notte. E che non troverà soluzione. Quello che sta accadendo è grave, perché divengono straordinari i diritti più semplici: avere una strada accessibile, respirare aria non marcia, vivere con speranze di vita nella media di un paese europeo. Vivere senza dovere avere l'ossessione di emigrare o di arruolarsi.

E' una notte cupa quella che cala su queste terre, perché morire divorati dal cancro diviene qualcosa che somiglia ad un destino condiviso e inevitabile come il nascere e il morire, perché chi amministra continua a parlare di cultura e democrazia elettorale, comete più vane delle discussioni bizantine e chi è all'opposizione sembra divorato dal terrore di non partecipare agli affari piuttosto che interessato a modificarne i meccanismi.

Si muore di una peste silenziosa che ti nasce in corpo dove vivi e ti porta a finire nei reparti oncologici di mezza Italia. Gli ultimi dati pubblicati dall'Organizzazione Mondiale della Sanità mostrano che la situazione campana è incredibile, parlano di un aumento vertiginoso delle patologie di cancro. Pancreas, polmoni, dotti biliari più del 12% rispetto alla media nazionale. La rivista medica The Lancet Oncology già nel settembre 2004 parlava di un aumento del 24% dei tumori al fegato nei territori delle discariche e le donne sono le più colpite. Val la pena ricordare che il dato nelle zone più a rischio del nord Italia è un aumento del 14%.

Ma forse queste vicende avvengono in un altro paese. Perché chi governa e chi è all'opposizione, chi racconta e chi discute, vive in un altro paese. Perché se vivessero nello stesso paese sarebbe impensabile accorgersi di tutto questo solo quando le strade sono colme di rifiuti. Forse accadeva in un altro paese che il presidente della Commissione Affari Generali della Regione Campania fosse proprietario di un'impresa - l'Ecocampania - che raccoglieva rifiuti in ogni angolo della regione e oltre, e non avesse il certificato antimafia.

Eppure non avviene in un altro paese che i rifiuti sono un enorme business. Ci guadagnano tutti: è una risorsa per le imprese, per la politica, per i clan, una risorsa pagata maciullando i corpi e avvelenando le terre. Guadagnano le imprese di raccolta: oggi le imprese di raccolta rifiuti campane sono tra le migliori in Italia e addirittura capaci di entrare in relazione con i più importanti gruppi di raccolta rifiuti del mondo. Le imprese di rifiuti napoletane infatti sono le uniche italiane a far parte della EMAS, francese, un Sistema di Gestione Ambientale, con lo scopo di prevenire e ridurre gli impatti ambientali legati alle attività che si esercitano sul territorio.

Se si va in Liguria o in Piemonte numerosissime attività che vengono gestite da società campane operano secondo tutti i criteri normativi e nel miglior modo possibile. A nord si pulisce, si raccoglie, si è in equilibrio con l'ambiente, a sud si sotterra, si lercia, si brucia. Guadagna la politica perché come dimostra l'inchiesta dei Pm Milita e Cantone, dell'antimafia di Napoli sui fratelli Orsi (imprenditori passati dal centrodestra al centrosinistra) in questo momento il meccanismo criminogeno attraverso cui si fondono tre poteri: politico imprenditoriale e camorristico - è il sistema dei consorzi.

Il Consorzio privato-pubblico rappresenta il sistema ideale per aggirare tutti i meccanismi di controllo. Nella pratica è servito a creare situazioni di monopolio sulla scelta di imprenditori spesso erano vicino alla camorra. Gli imprenditori hanno ritenuto che la società pubblica avesse diritto a fare la raccolta rifiuti in tutti i comuni della realtà consorziale, di diritto. Questo ha avuto come effetto pratico di avere situazioni di monopolio e di guadagno enorme che in passato non esistevano. Nel caso dell'inchiesta di Milite e Cantone accadde che il Consorzio acquistò per una cifra enorme e gonfiata (circa nove milioni di euro) attraverso fatturazioni false la società di raccolta ECO4. I privati tennero per se gli utili e scaricarono sul Consorzio le perdite. La politica ha tratto dal sistema dei consorzi 13.000 voti e 9 milioni di euro all'anno, mentre il fatturato dei clan è stato di 6 miliardi di euro in due anni.

Ma guadagnano cifre immense anche i proprietari delle discariche come dimostra il caso di Cipriano Chianese, un avvocato imprenditore di un paesino, Parete, il suo feudo. Aveva gestito per anni la Setri, società specializzata nel trasporto di rifiuti speciali dall'estero: da ogni parte d'Europa trasferiva rifiuti a Giugliano-Villaricca, trasporti irregolari senza aver mai avuto l'autorizzazione dalla Regione. Aveva però l'unica autorizzazione necessaria, quella della camorra.

Accusato dai pm antimafia Raffaele Marino, Alessandro Milita e Giuseppe Narducci di concorso esterno in associazione camorristica ed estorsione aggravata e continuata, è l'unico destinatario della misura cautelare firmata dal gip di Napoli. Al centro dell'inchiesta la gestione delle cave X e Z, discariche abusive di località Scafarea, a Giugliano, di proprietà della Resit ed acquisite dal Commissariato di governo durante l'emergenza rifiuti del 2003. Chianese - secondo le accuse - è uno di quegli imprenditori in grado di sfruttare l'emergenza e quindi riuscì con l'attività di smaltimento della sua Resit a fatturare al Commissariato straordinario un importo di oltre 35 milioni di euro, per il solo periodo compreso tra il 2001 e il 2003.

Gli impianti utilizzati da Chianese avrebbero dovuto essere chiusi e bonificati. Invece sono divenute miniere in tempo di emergenza. Grazie all'amicizia con alcuni esponenti del clan dei Casalesi, hanno raccontato i collaboratori di giustizia, Chianese aveva acquistato a prezzi stracciati terreni e fabbricati di valore, aveva ottenuto l'appoggio elettorale nelle politiche del 1994 (candidato nelle liste di Forza Italia, non fu eletto) e il nulla osta allo smaltimento dei rifiuti sul territorio del clan.

La Procura ha posto sotto sequestro preventivo i beni riconducibili all'avvocato-imprenditore di Parete: complessi turistici e discoteche a Formia e Gaeta oltre che di numerosi appartamenti tra Napoli e Caserta. L'emergenza di allora, la città colma di rifiuti, i cassonetti traboccanti, le proteste, i politici sotto elezione hanno trovato nella Resit con sede in località Tre Ponti, al confine tra Parete e Giugliano, la loro soluzione.

Sullo smaltimento dei rifiuti in Campania ci guadagnano le imprese del nord-est. Come ha dimostrato l'operazione Houdini del 2004, il costo di mercato per smaltire correttamente i rifiuti tossici imponeva prezzi che andavano dai 21 centesimi a 62 centesimi al chilo. I clan fornivano lo stesso servizio a 9 o 10 centesimi al chilo. I clan di camorra sono riusciti a garantire che 800 tonnellate di terre contaminate da idrocarburi, proprietà di un'azienda chimica, fossero trattate al prezzo di 25 centesimi al chilo, trasporto compreso. Un risparmio dell'80% sui prezzi ordinari.

Se i rifiuti illegali gestiti dai clan fossero accorpati diverrebbero una montagna di 14.600 metri con una base di tre ettari, sarebbe la più grande montagna esistente ma sulla terra. Persino alla Moby Prince, il traghetto che prese fuoco e che nessuno voleva smaltire, i clan non hanno detto di no.

Secondo Legambiente è stata smaltita nelle discariche del casertano, sezionata e lasciata marcire in campagne e discariche. In questo paese bisognerebbe far conoscere Biùtiful cauntri (scritto alla napoletana) un documentario di Esmeralda Calabria, Andrea D'Ambrosio e Peppe Ruggiero: vedere il veleno che da ogni angolo d'Italia è stato intombati a sud massacrando pecore e bufale e facendo uscire puzza di acido dal cuore delle pesche e delle mele annurche. Ma forse è in un altro paese che si conoscono i volti di chi ha avvelenato questa terra.

E' in un altro paese che i nomi dei responsabili si conoscono eppure ciò non basta a renderli colpevoli. E' in un altro paese che la maggiore forza economica è il crimine organizzato eppure l'ossessione dell'informazione resta la politica che riempie il dibattito quotidiano di intenzioni polemiche, mentre i clan che distruggono e costruiscono il paese lo fanno senza che ci sia un reale contrasto da parte dell'informazione, troppo episodica, troppo distratta sui meccanismi.

Non è affatto la camorra ad aver innescato quest'emergenza. La camorra non ha piacere in creare emergenze, la camorra non ne ha bisogno, i suoi interessi e guadagni sui rifiuti come su tutto il resto li fa sempre, li fa comunque, col sole e con la pioggia, con l'emergenza e con l'apparente normalità, quando segue meglio i propri interessi e nessuno si interessa del suo territorio, quando il resto del paese gli affida i propri veleni per un costo imbattibile e crede di potersene lavare le mani e dormire sonni tranquilli.

Quando si getta qualcosa nell'immondizia, lì nel secchio sotto il lavandino in cucina, o si chiude il sacchetto nero bisogna pensare che non si trasformerà in concime, in compost, in materia fetosa che ingozzerà topi e gabbiani ma si trasformerà direttamente in azioni societarie, capitali, squadre di calcio, palazzi, flussi finanziari, imprese, voti. E dall'emergenza non si vuole e non si po' uscire perché è uno dei momenti in cui si guadagna di più.

L'emergenza non è mai creata direttamente dai clan, ma il problema è che la politica degli ultimi anni non è riuscita a chiudere il ciclo dei rifiuti. Le discariche si esauriscono. Si è finto di non capire che fino a quando sarebbe finito tutto in discarica non si poteva non arrivare ad una situazione di saturazione. In discarica dovrebbe andare pochissimo, invece quando tutto viene smaltito lì, la discarica si intasa.

Ciò che rende tragico tutto questo è che non sono questi i giorni ad essere compromessi, non sono le strade che oggi solo colpite delle "sacchette" di spazzatura a subire danno. Sono le nuove generazioni ad essere danneggiate. Il futuro stesso è compromesso. Chi nasce neanche potrà più tentare di cambiare quello che chi li ha preceduti non è riuscito a fermare e a mutare. L'80 per cento delle malformazioni fetali in più rispetto alla media nazionale avvengono in queste terre martoriate.

Varrebbe la pena ricordare la lezione di Beowulf, l'eroe epico che strappa le braccia all'Orco che appestava la Danimarca: "il nemico più scaltro non è colui che ti porta via tutto, ma colui che lentamente ti abitua a non avere più nulla". Proprio così, abituarsi a non avere il diritto di vivere nella propria terra, di capire quello che sta accadendo, di decidere di se stessi. Abituarsi a non avere più nulla.


(5 gennaio 2008)


Fin qui Saviano. Ci sarebbe da aggiungere che di traffico di rifiuti le mafie si occupano da decenni, insieme ad altri "traffici" (droga, armi, denaro sporco). E alla luce del sole, da Trapani a Malta, fino a seppellire bidoni di scorie sotto le strade della Somalia... ma questa è un'altra storia. O no?

E pensare che Gaber ne parlava nel 1976:
(...)Ogni giorno una città come Milano accumula duemilacinquecento tonnellate di rifiuti... duemilacinquecento tonnellate... C'è da pensarci. Intendiamoci, non si può dire alla gente di consumare di meno e di produrre di meno. È un'utopia. L'unica salvezza è il riciclaggio dei rifiuti... o la disintegrazione.(...)

martedì 20 novembre 2007

re-petizione

Ho trovato il link della petizione per chiedere al Capo dello Stato "Verità e Giustizia" per Mauro Rostagno. Ho firmato (sono il 1616°). Forza, pelandroni: click qui e seguite le istruzioni (semplici anche se in inglese)!


P.S. Un altro buon articolo si trova qui.

lunedì 29 ottobre 2007

nascere così


Appena avevo visto il manifesto di questa campagna contro l'omofobia promossa dalla Regione Toscana (di centrosinistra), qualche giorno fa, mi erano venuti i brividi. Ho letto che il Governo (la ministra per le Pari Opportunità Barbara Pollastrini) l'ha appoggiata. E addirittura Franco Grillini l'ha apprezzata. E i miei brividi crescevano...

Poi invece, per fortuna, ho scoperto che Vladimir Luxuria no. E stavolta io sto decisamente con Luxuria!

Perché mi fa orrore l'idea che la genetica ormai sia la Fede universale, che spiega l'origine di tutto il mondo, ogni aspetto della personalità, ogni caratteristica individuale, ogni comportamento umano.
E mi fa paura che passi come antiomofobico un concetto che secondo me è profondamente discriminatorio: se sei gay, ti tolgo anche la libertà di concepirla come una tua scelta; sei nato così, non è "colpa" (evviva!) né merito tuo...
non sono d'accordo, ma proprio per niente.

Nasciamo e viviamo continuamente condizionati da un'infinità di fattori: in parte la genetica sicuramente, ma anche l'ambiente, le condizioni sociali, l'educazione, l'interazione con altri esseri umani, lo sviluppo psicofisico, le esperienze... e le scelte.
Sennò non c'è più libertà.

giovedì 25 ottobre 2007

the pool


Su Repubblica, Bolzoni e D'Avanzo
suonano la campana (a morto) per il Pool Antimafia di Palermo.


Ci sarebbe una spaccatura interna tra alcuni PM più affini al modo di condurre le indagini e affrontare la Mafia dell'ex-Procuratore Gian Carlo Caselli (Antonio Ingroia, Roberto Scarpinato, Nico Gozzo, Gaetano Paci) e altri più vicini al suo successore Pietro Grasso (Giuseppe Pignatone, Maurizio De Lucia, Michele Prestipino).

Addirittura si parla di cannibalismo, di odio aperto tra gli uni e gli altri.

In sostanza da un lato ci sarebbero gli allievi della "scuola Caselli" che negli anni '90 portò ad arrestare quasi 9000 persone: ne portarono a processo circa un terzo, ma soprattutto arrivarono a lambire il "livello superiore" delle complicità tra mafiosi tout-court e politici, senza però riuscire ad ottenere condanne esemplari. La "Mafia dei colletti bianchi", molto più difficile da definire giuridicamente e dunque più sfuggente, sarebbe solo un "teorema" di alcuni magistrati visionari affini, secondo i loro detrattori, alle "toghe rosse" milanesi di quegli stessi anni.
La sentenza Andreotti (dichiarato contiguo alla Mafia fino al 1980, reato per il quale era scattata la prescrizione, e non "assolto", nda) avrebbe segnato l'inizio della fine, la prova secondo alcuni dell'inconsistenza delle prove raccolte sul livello superiore e quindi dell'intero metodo di lavoro della squadra.

Con l'arrivo di Grasso avrebbe preso piede un'altra scuola: la lotta è stata limitata a un livello più concreto, si è data (con ottimi risultati, senza dubbio) la caccia alla "Mafia che spara".
La cattura di Provenzano segnerebbe l'apice del successo di questa strategia.

E oggi, con il caso Cuffaro, saremmo di fronte alla prova del nove: Totò vasavasa, che forse non si arriverà a condannare in via definitiva come mafioso, sarebbe la prova vivente che tante "chiacchiere" sulla Mafia sarebbero senza fondamenta. Che la Mafia è stata sostanzialmente sconfitta militarmente e se esiste ancora, è limitata a ristretti ambiti territoriali: addirittura non ci sarebbe più neanche una Cupola, ma qualche vecchio pecoraro con la lupara qua e là.
Arrestato il "Capo dei capi" Provenzano, ultimo capostipite di quella mafia contadina rinchiusa in stalle a lume di candela e santine della Madonna, nessun Matteo Messina Denaro l'avrebbe sostituito dando alla "onorata società" un'organizzazione "federale" sul suolo siciliano e "globalizzata" in franchising con russi, cinesi, colombiani e via dicendo; gestendo con Internet, cellulari satellitari criptati, finanziamenti europei e propri uomini nei centri nevralgici del potere politico e finanziario del paese... quest'idea di una Mafia moderna come la società che le sta attorno, non ha prove da portare in tribunale per essere confermata. Dunque, si smentirebbe da sola.

Con l'anno nuovo, quelli della "scuola Caselli" stanno per essere sostituiti da altri, magari più in linea con Grasso. Si dice che questo avverrà per una "naturale" scadenza del loro mandato.
In realtà c'è una legge ben specifica varata da un governo ben specifico che stabilisce in un tot di anni la permanenza massima di certi magistrati in certe strutture.
C'è dietro un'idea di un perverso "turn-over" di giudici che farebbe ridere se non fosse tragico, che nasce da quel malinteso sui "professionisti dell'Antimafia" nato dalla penna, inacidita dall'età e dagli innamoramenti politici per certo pannellismo, di Leonardo Sciascia.

Una doverosa parentesi. Questa è una vicenda delicata, e il sottoscritto non ha né la verità in tasca, né soprattutto accetta il classico gioco all'italiana manicheo e da tifoseria calcistica "o da una parte o dall'altra": sono innumerevoli i meriti della gestione Grasso così come i limiti dell'azione della scuola Caselli... eppoi il personaggio Caselli non è che mi sia poi, umanamente, così simpatico: il metodo investigativo con cui affrontò la "emergenza terrorismo" nei suoi anni piemontesi mi lascia forti dubbi storici...

Detto questo, a Palermo va in scena la chiusura definitiva del sipario aperto, anzi, strappato negli anni che videro nascere l'idea stessa di un "pool" Antimafia. Del quale facevano parte Giovanni Falcone, che si era fatto le ossa come segugio delle piste bancarie fatte di conti cifrati nei paradisi fiscali, che andò a prelevare l'"amico americano" Buscetta per farsi raccontare la Cupola siciliana, eccetera; e Paolo Borsellino, che tra l'altro in una famosa ultima intervista toccò quel "livello superiore" che oggi sembra sia considerato una chimera, che era stato giovane fascista nel FUAN, e che diceva: "La lotta alla mafia, il primo problema da risolvere nella nostra terra bellissima e disgraziata, non doveva essere soltanto una distaccata opera di repressione, ma un movimento culturale e morale che coinvolgesse tutti e specialmente le giovani generazioni, le più adatte a sentire subito la bellezza del fresco profumo di libertà che fa rifiutare il puzzo del compromesso morale, dell'indifferenza, della contiguità e quindi della complicità." Eccetera, eccetera.

mercoledì 24 ottobre 2007

stamo a ffà er cinema


E' morto ed aveva solo due mesi.
E' morto sulle rive del Tevere, a pochi passi dalla Factory occupata, un laboratorio sociale su Via Riva Ostiense.
Questo bimbo si chiamava Francesco e muore in una notte freddissima qualsiasi, nella tenda posizionata a pochi passi dalle acque del Fiume. Con lui c'erano i genitori, giovanissimi, una famiglia Rom rumena che "abitava" sulle sponde del fiume insieme ad altri rom, come tanti delle migliaia di rom che vivono nelle baraccopoli improvvisate nei parchi della città, nelle zone meno battute della capitale.

Qui il sito della Factory.

Per un fascista che butta un bicchiere di inchiostro rosso nella Fontana di Trevi, titoloni sui TG e caccia all'uomo degna de "Il fuggitivo". Per Francesco neanche una riga sul giornale e per i ragazzi della Factory magari qualche sguardo schifato del pubblico radical-chic della Festa del Cinema o l'intervento dei buttafuori in giacca e cravatta dell'Auditorium veltroniano.

martedì 23 ottobre 2007

la notte dei coltelli


Da Repubblica:

Perugia, 14:02
TERRORISMO: IN CASA DEI 5 UMBRI ARRESTATI SOLO COLTELLI
Non sono state trovate armi, ma cinque coltelli di grandi dimensioni ai 5 arrestati nell'operazione "Brushwood". Sono tutti originari di Spoleto: un uomo di 42 anni, gli altri tra i 20 e 25 anni. Il reato contestato e' la violazione dell'articolo 270 bis del codice penale contro le "associazioni con finalita' di terrorismo anche internazionale o di eversione dell'ordine democratico". "Penso che i loro programmi siano stati interrotti dal nostro intervento, e' stato bene, nell'opera di prevenzione che svolgono le forze di polizia, mettere in condizione questa cellula che si collegava con il piu' importante movimento nazionale di non nuocere". Lo ha detto Nicola Miriano, Procuratore della Repubblica di Perugia. "Sono emersi interessanti indizi a carico delle persone arrestate - ha aggiunto - ma l'indagine prosegue a tutto campo, nella domanda di sicurezza sempre piu' pressante della regione e del Paese la risposta data dall'impegno dell'intera Procura, che ha operato in stretta sinergia, e' particolarmente significativo".Come ha detto il vicecomandante nazionale dei Ros Giampaolo Ganzer, "pur non essendoci ipotesi concrete sugli obiettivi futuri del gruppo non era difficile prevedere l'innalzamento del livello di scontro, la cellula umbra, gia' strutturata, era in fase di crescita e l'apparente spontaneismo rientrava all'interno di una progettualita' piu' ampia". I cinque arrestati (tutti spoletini, tra i quali sembra il figlio di un noto esponente politico locale di estrema sinistra) sono stati definiti "giovani in fase di crescita e di formazione ideologico operativa che costituiscono una componente di una certa pericolosita', soltanto uno ha precedenti legati a reati riconducibili all'ordine pubblico, alcuni sono studenti altri lavoratori".

Checcosa?!!
4 ragazzini di ventanni e un quarantenne arrestati per terrorismo, e in casa hanno solo dei COLTELLI?
Prevenzione del terrorismo o concezione fascista dei compiti delle forze dell'ordine?

Il procuratore di Perugia pensasse piuttosto a tirar fuori l'assassino di Sonia Marra dal convento in cui rimane nascosto,
o di ritrovare Fabrizio Catalano...
E quella faccia di Giampaolo Ganzer lo fanno ancora parlare in pubblico? Fate una ricerchina su Google per capire chi è sto simpatico carabinierone...
Che cavolo di spiegazione è: "arrestiamoli subito finché son piccoli, prima che diventino terroristi"? Questa si chiama repressione, abuso di potere, si vede lontano un miglio l'antidemocraticità di una tale affermazione!

E se uno è figlio di "un esponente di estrema sinistra", deve andare in galera?
No, ditelo: basta saperlo!

Uno solo ha dei precedentucoli: che avrà fatto? Schiamazzi, disturbo delle quiete pubblica?


Dobbiamo saperlo, sennò questa azione oltre che calunniosa può significare un precedente (uno dei tanti) per portare avanti logiche da sceriffi da Far West con lavavetri, figli-di-gente-di-sinistra, futuristi all'inchiostro rosso...

AIUTO!!!
Sto diventando anarco-incazzaturezionalista...

giovedì 18 ottobre 2007

separazioni


Parigi: Nicolas e Cecilia Sarkozy divorziano. I media italiani titolano: "separazione". Ma la separazione esiste solo in Italia, è uno dei tanti compromessi storici con la chiesa cattolica che ha fatto nascere questo "divorzio temporaneo e reversibile"...

Infatti:
Reggio Emilia: durante l'udienza di separazione, un uomo spara in aula. Due morti e feriti gravi per merito di questa bella istituzione italica che è la separazione.
E non c'entra un cazzo che quello squilibrato fosse albanese, ma nei titoli dei media italiani spicca questo.

Per un veloce ripasso su separazione e divorzio, clic qui.

lunedì 1 ottobre 2007

oktoberfesten


Il calciatore Luca Toni si è vestito così per esprimere solidarietà ai bavaresi oppressi ogni anno da ettolitri di birra. Di fianco a lui la fidanzata (quella senza scritte).

Intanto la Birmania è scivolata tra le notizie secondarie, più in basso dell'annuncio che a Fonzie verrà dedicata una statua di bronzo a Milwaukee. Hey!

venerdì 31 agosto 2007

la risposta di Uolter


Uolter (quello a sinistra) ha risposto al suo amichetto Lucagnello, ovviamente sulle pagine "di sinistra" del giornale del PD.

Senza stare a scrivere un pamphlet come quello di ieri (tanto le due lettere si assomigliano come due chiappe), il riassunto è:
"Beh, è il momento di cominciare a farci i pompini a vicenda"(Mr. Uolter in Pulp Diction).

martedì 28 agosto 2007

che cosa stiamo diventando


(clic sull'immagine per vederla ingrandita)

A parte che i giudici già hanno un fottio di lavoro arretrato e spesso manco i fondi per le fotocopie,
a parte che le galere sono già strapiene di gente che non c'entra un cazzo,
a parte che le multe sono una forma abusiva di tassazione indiretta,
a parte che vigili urbani e forze dell'ordine in genere avrebbero ben altro da fare che controllare i lavavetri ai semafori,
a parte che mi chiedo come fa un comune a fare una legge così,
a parte che l'etichetta "di centrosinistra" non è uno scudo antipirla per la giunta comunale o la coalizione di governo,
a parte tutto questo e tanto altro ancora,
ma
perché Repubblica.it fa sondaggi del genere (e non su altri argomenti),
perché a Firenze non multano i giapponesi che fotografano tutto, anche gli stronzi che galleggiano nell'Arno,
perché in Italia bisogna sempre inventare leggi nuove e non si impara a usare quelle che ci sono,
perché ho perso tempo a votare (no!) questo sondaggio capzioso e a commentare questa non notizia?

Perché sento le pareti del cervello di questo paese "di centrosinistra" stringersi sempre di più?

mercoledì 25 luglio 2007

Clem Clem!


Oggi, non per pigrizia, copincollo uno di quegli articoli di Travaglio che lo meritano dall'inizio alla fine
(fonte: L'unità)

Clementina, sia Clemente

Siccome in Italia, invece delle notizie, si preferisce commentare le fughe di notizie, e non è importante il fatto ma evitare che la gente lo conosca, proviamo a fare un po’ d’ordine nel casino organizzato del «caso intercettazioni». «Possibile - domanda Violante - che una Procura in grado di scoprire chi ha rapito Abu Omar non riesca a scoprire chi passa le intercettazioni ai giornali?». La risposta è semplice: le due ordinanze in cui il gip Clementina Forleo chiede al Parlamento il permesso di utilizzare (e dunque riporta) le intercettazioni tra i furbetti e sei parlamentari è stata depositata nella cancelleria del Tribunale venerdì alle 12.30. Da quel momento avvocati e indagati han potuto prenderne copia. Ed, essendo caduto il segreto, se qualche avvocato o indagato passa le carte ai giornali, non è affare dei magistrati e soprattutto non è reato né fuga di notizie.

Lo stesso giorno in cui i politici inscenavano il pianto greco, uscivano sui giornali le telefonate dei presunti terroristi arrestati a Perugia: perché nessuno ha protestato per la «fuga di notizie»? Perché le ordinanze erano pubbliche. Ecco: lo stesso vale quando c’è di mezzo qualche politico.

A questo punto, però, si lamentano i presidenti Marini e Bertinotti: «È grave che un’ordinanza destinata al Parlamento esca sui giornali prima di arrivare al Parlamento». In realtà, non è grave: è fisiologico, salvo che, depositata l’ordinanza, i giudici facciano pedinare gli avvocati per sincerarsi che non la passino ai giornalisti (peraltro senza commettere alcun reato). La terza obiezione è più seria. Non quella del ministro Mastella (la Forleo avrebbe addirittura «violato la Costituzione»: il che, detto da un Guardasigilli che pretende di sindacare l’atto di un giudice con lo strumento disciplinare dell’ispezione, fa dubitare che egli conosca la Costituzione). Ma quella mossa da giuristi insigni come Grosso e Grevi e da ex magistrati come D’Ambrosio e Casson: il gip non può «accusare» parlamentari non indagati rubando il mestiere alla Procura.

Grevi parla, sul Corriere, di «anomala forzatura» e «abnorme invasione di confini», perché «non è ammissibile che il gip prospetti ipotesi accusatorie, o anche soltanto apprezzamenti di colpevolezza, a carico di soggetti non sottoposti a indagine dal pm». In effetti, se fosse vero che la Procura non ha mai considerato l’ipotesi che qualche parlamentare a colloquio coi furbetti abbia commesso reati, si tratterebbe di un’invasione di campo da parte del gip. Ma nella richiesta inoltrata dalla Procura al Gip sulle telefonate da inviare al Parlamento, i pm han chiesto di poterle utilizzare a carico sia degli indagati (i furbetti) sia di «altre persone da identificare», cioè da indagare dopo l’eventuale autorizzazione.

Ed è evidente chi siano le «altre persone», visto che al telefono si è sempre in due: i politici non (ancora?) indagati. La Forleo potrà facilmente ribattere di aver semplicemente esplicitato il concetto espresso dai pm, illustrando - come la legge le impone - la rilevanza penale che a suo avviso hanno le posizioni dei soggetti coinvolti (sugli aggettivi usati, ciascuno può pensarla come crede). Così nessuno, al momento del voto in Parlamento, potrà dire di non aver saputo che, in caso di autorizzazione, le telefonate potrebbero essere usate contro qualche politico. La qual cosa spetterà comunque alla Procura.

Solo a fine indagine il gip, se riterrà che i pm abbiano dimenticato qualcuno, potrà ordinare l’«imputazione coatta». Che però il gip - preposto al controllo delle indagini - non possa «accusare» e debba tenersi sulle generali, è discutibile: basta leggere le ordinanze d’arresto, perquisizione, sequestro scritte dai gip per capire che i gip «accusano» eccome. Solo che non lo fanno in veste di «parte», ma di giudici «terzi», dunque le loro accuse sono più gravi.

È curioso che, dopo anni di polemiche sul presunto «appiattimento» dei gip sui pm, ora si rimproveri a un gip di non appiattirsi sui pm. Ancor più curioso che, dopo tante polemiche sullo scarso garantismo dei giudici, si voglia negare alle difese l’accesso agli atti per evitare che l’opinione pubblica sia tempestivamente informata. La prossima volta, se un gip vuole vivere sereno, sa quel che deve fare. Mai intercettare un Vip indagato, onde evitare il rischio che questi parli con politici. Se i reati risalgono a due anni prima, bruciare tutto perché «comunque è roba vecchia».

E se la Procura chiede di inoltrare certe intercettazioni al Parlamento, evitare di spiegare perché sono penalmente rilevanti o, meglio ancora, dire che son tutte fesserie e invitare le Camere a negare l’autorizzazione. In ogni caso, prima di prendere qualsiasi iniziativa, chiedere il permesso a Clemente Mastella, noto giureconsulto di scuola ceppalonica.

Marco Travaglio - L'Unità

giovedì 17 maggio 2007

differenze di stile

Che differenza di stile c'è tra Grillo che segnala (meglio tardi che mai) sul suo blog, correttamente cioè con un link, il documentario della BBC sul Vaticano e la pedofilia, e Repubblica che qualche ora dopo mette direttamente il video come fosse suo nel sito, senza una segnalazione né un grazie per il lavoro di traduzione, sottotitolatura e pubblicazione di Bispensiero.it?

E che differenza di stile c'è tra quel filmato della BBC, come durata, come ritmo, come immagini, come cura, come mezzi con cui è stato realizzato e un qualunque filmato di"Chi l'ha visto?" sullo stesso argomento (magari alla ricerca di quel padre Henn latitante a Roma, protetto dal Vaticano, quando in USA è ricercato per 13 abusi su minori) che non verrà realizzato?

Frustrato da queste domande retoriche, me ne sono uscito sul terrazzo a prendere una boccata d'aria
e a contemplare la differenza di stile che hanno i miei gatti quando dormono sul divanetto
(debitamente protetto con un vecchio tappeto perché non si impeli...):
l'unica differenza di stile che mi fa sorridere, oggi.


giovedì 10 maggio 2007

2 (giornali) italiani su 3 sono disonesti?


(foto dal sito di Repubblica.it - il dottor Sottile ritratto in posa di combattimento stile Geronimo Stilton)

A quanto pareva, vi erano state anche manifestazioni di ringraziamento al Grande Fratello per aver aumentato la razione settimanale di cioccolato, portandola a venti grammi. Ma se appena ieri, pensò Winston, avevano annunciato che la razione di cioccolato doveva essere abbassata a venti grammi! Possibile che potessero mandare giù una balla simile a distanza di sole ventiquattr’ore? Sì, era possibile. Parsons se l’era bevuta tranquillamente, con la stupidità di un animale. Quell’essere senza occhi seduto al tavolo di fronte se l’era bevuta con l’entusiasmo di un fanatico e avrebbe snidato, denunciato, vaporizzato come una furia chiunque avesse fatto notare che fino alla settimana precedente la razione di cioccolato era stata di trenta grammi. E pure Syme, magari in una maniera più complessa, implicante una qualche dose di bipensiero, pure Syme se l’era bevuta. Era quindi solo lui, Winston, a possedere una memoria?

(da: G. Orwell, "1984")