Martedì mattina.Dopo quasi due anni e mezzo passati a raccogliere documenti, leggere libri, guardare filmati, studiare articoli e collezionare contatti; dopo centinaia di telefonate a parenti, conoscenti, giornalisti, possibili consulenti; dopo settimane di riprese e una (prima) ventina di ore di "girato", decine di nastri riversati dagli archivi, fotocopie e stampe di articoli, fotografie; dopo 13 turni di montaggio; dopo discussioni, proposte, critiche, modifiche, tagli...
Dopo aver ottenuto una prima, precaria, superficiale, iniziale, accennata sintesi in due filmati di 17 e 10 minuti rispettivamente - due filmati che si completavano l'un l'altro dando il giusto spazio alla figura e alla biografia di una persona eccezionalmente originale, alle vicende personali di
un uomo che in poco più di quarant'anni aveva fatto di tutto (dall'aver anticipato e guidato il
sessantotto a Trento nel '67, aver co-fondato criticato a abbandonato Lotta Continua; dall'aver aperto Macondo, il primo "centro sociale" dieci anni prima degli altri; dall'aver propagandato l'antiproibizionismo sulle droghe leggere, all'aver inventato il "politichese" e all'aver aderito ad una setta ironica e piena di contraddizioni come quella degli "arancioni"; dall'aver inventato una delle prime e ancora una delle poche comunità laiche per tossicodipendenti, all'aver diretto una televisione locale ma non localistica e aver capito cos'era la globalizzazione dieci anni prima)
, ma che forse è stato ucciso per tutt'altro...Dopo aver tagliato e accorpato, in due ore scarse, due filmati autonomi e averli ridotti a uno solo da 14 minuti, andato alla fine in onda quasi per miracolo (tempi stretti nei palinsesti e tante storie da raccontare, l'eterno limite)...
dopo avere, per l'ennesima volta, promesso a parenti, amici, colleghi, conoscenti, estimatori, curiosi e tutti gli altri, grandi cose per il presente e il futuro
sul "caso" Mauro Rostagno...
stamattina, non so bene perché, ma mi sento come a metà di un tunnel.Da una parte, dietro, il lungo viaggio per arrivare fin qui - ma è il lavoro che amo, annessi e connessi (delusioni e lezioni di vita comprese) per un risultato che a me per primo sembra solo un vago e misero "antipasto";
dall'altra parte, in fondo davanti a me, innanzitutto oggi, l'incognito: il responso dei dannati dati d'ascolto; il
feedback di chi ha visto quel filmato, ieri sera; il riscontro del pubblico con segnalazioni, testimonianze, una voce che dia stimolo a continuare, che offra uno spunto per poter dire tutto il non-ancora-detto (e rimane fuori ancora il 95% di quello che "io so" sul caso Rostagno...); l'incognito che mi fa paura: paura che non ci sia possibilità di continuare, o che essa sia frustrata e frustrante...
paura di non aver sintetizzato abbastanza, di aver tralasciato nella prima (ma forse unica) occasione l'essenziale, le cose davvero più importanti; di aver deluso aspettative, di aver tradito promesse...
ecco, stamattina sento come un forte bisogno di chiedere scusa.Per quello che non sono riuscito a fare, a dire. Per ora(?).
Stamattina ho paura del dopo. In fondo al tunnel c'è sempre una luce, certo. Ma ho paura di scoprire se dopo, continui o no la strada percorsa fin qui con fatica. Una strada che deve andare molto più avanti di così.