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mercoledì 4 giugno 2008

un giorno verranno a prendere (un) te


Volevo parlare di questa cosa da un pò di tempo: ho (ri)letto queste parole scritte su un bigliettino lasciato sul posto dove Nicola Tommasoli è stato ammazzato, a Verona.
Ultimamente l'avrete già lette un pò ovunque..

Prima di tutto vennero a prendere gli zingari
e fui contento, perché rubacchiavano.
Poi vennero a prendere gli ebrei
e stetti zitto, perché mi stavano antipatici.
Poi vennero a prendere gli omosessuali,
e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi.
Poi vennero a prendere i comunisti,
ed io non dissi niente, perché non ero comunista.
Un giorno vennero a prendere me,
e non c’era rimasto nessuno a protestare.
(Bertolt Brecht)



Questo testo (che gira in diverse varianti) NON è di Brecht, ma di Martin Niemöller: cliccando qui potete trovare una dimostrazione documentata.

Questo "per la precisione".
Resta intatta la forza di quelle parole, l'avviso sul fatto che non si cade, non si inciampa nel fascismo, ma vi si scivola giorno per giorno: mandando in onda un rappresentante della legge (nel paese di Beccaria) che invoca la pena di morte; dando voce a chi senza prove accusa gli zingari di rapire bambini e propone di punirli deportandoli; censurando certe notizie per il fatto che per essere tali dovevano citare un partitucolo nazistoide...

giovedì 24 gennaio 2008

lui se fosse gaber


Ho letto da qualche parte che Neri Marcorè reinterpreta Gaber a teatro. Che bisogno c'era?

Marcorè: Io mi chiamo G.
Gaber: Io mi chiamo G.
Marcorè: No, non hai capito, sono io che mi chiamo G.
Gaber: No, sei tu che non hai capito, mi chiamo G. anch'io.
Marcorè: Il mio papà è molto importante.
Gaber: Il mio papà no.
Marcorè: Il mio papà è forte, sano e intelligente.
Gaber: Il mio papà è debole, malaticcio e un po' scemo.
Marcorè: Il mio papà ha tre lauree e parla perfettamente cinque lingue.
Gaber: Il mio papà ha fatto la terza elementare e parla in dialetto, ma poco perché tartaglia.
Marcorè: Io sono figlio unico e vivo in una grande casa con diciotto locali spaziosi.
Gaber: Io vivo in una casa piccola, praticamente un locale, però c’ho diciotto fratelli.
Marcorè: Il mio papà guadagna 31 miliardi al mese che diviso 31 che sono i giorni che ci sono in un mese, fa un miliardo al giorno.
Gaber: Il mio papà guadagna 10.000 lire al mese che diviso 31 che sono i giorni che ci sono in un mese fa 10.000 al giorno… il primo giorno, poi dopo basta.
Marcorè: Noi siamo ricchi ma democratici, quando giochiamo a tombola segniamo i numeri coi fagioli.
Gaber: Noi invece segniamo i fagioli coi numeri… per non perderli.
Marcorè: Il mio papà è così ricco che cambia ogni anno la macchina, la villa e il motoscafo.
Gaber: Il mio papà è così povero che non cambia nemmeno idea.
Marcorè: Il mio papà un giorno mi ha portato sulla collina e mi ha detto: "Guarda, tutto quello che vedi un giorno sarà tuo!".
Gaber: Anche il mio papà un giorno mi ha portato sulla collina e mi ha detto: "Guarda!". Basta.

mercoledì 9 maggio 2007

tana!


Capita a volte di leggere "delle cose" (articoli, blog, e-mail che copincollano cose da Internet) e accorgersi che aver studiato filologia può rovinarti, nel post-moderno ipertestuale della grande Rete.
Perché se ti vengono in mente due o tre paroline, tipo recensio, collatio e emendatio, quando leggi certa roba pubblicata di recente e che magari i colleghi spacciano per notizia fresca e originale, tu che hai in mente le fonti, ti senti un certo prurito sotto la pelle delle mani...

Tanto per fare un esempio, in un vecchio post avevo già parlato di una cosa del genere.
E guarda caso siamo ancora dalle parti di L'Espresso/Repubblica...

Ieri mi è capitato di intravedere una "cosa", che come dovrebbe essere prassi in Internet, cito mettendo il link relativo: si intitola "Sorpresa: ecco chi, come e quando ha deciso in Vaticano di sottrarre i preti pedofili alla magistratura. Non lo indovinereste mai…".
E invece io l'ho "indovinato" prima di leggere, o meglio: lo sapevo già che si tratta di Ratzinger.
E non perché l'altro giorno ne parlavo qui, ma perché lo avevo saputo da Daniele Luttazzi, da una sua battuta sentita e/o letta almeno un paio d'anni fa.
L'articolo è molto interessante e parla ovviamente della famosa lettera Crimen Sollicitationis: consiglio di leggere comunque (e anche il link)...

Ma alcuni passaggi mi suonavano di rimasticato...poi ho cliccato sull'homepage e oggi trovo quest'altro articolo datato domenica 6 maggio: "I più seri sono i tanto vituperati comici irriverenti"
e mi torna in mente il post di Luttazzi del 3 maggio, che riporto integralmente:
Libera satira in libero Stato
La satira non è nè terrorismo nè odio: è solo irriverenza. Se non si capisce questo, non se ne esce.
Tutta la mia solidarietà ad Andrea.

Non solo il titolo mi ha fatto sobbalzare, ma il contenuto, con quel ragionamento sulla bambina polacca uccisa a Napoli e la ragazza che ne ha uccisa un'altra con un'ombrellata in un occhio nella metropolitana di Roma (e nessuno ha fatto niente), francamente farraginoso (Nicotri non brilla certo per dono della sintesi), mi suonava di già sentito...infatti mi era arrivata sabato la newsletter dell'ottimo Gennaro Carotenuto dal titolo Italiano uccide "per errore" bimba polacca. Da Jon Cazacu, a Karolina, l'informazione razzista, articolo che trovate anche nel suo blog, esattamente qui.

P.S. Voglio con l'occasione ringraziare Carotenuto per il suo post sulla condanna al Ministero dell'Interno per le violenze nei confronti di Marina Spaccini (vedi mio post): io ho ripreso l'originale articolo ma devo alla sua newsletter di avermelo fatto scoprire.
E a Nicotri andrebbe a pennello un consiglio: si legga questo post di Carotenuto - Web 2.0: conoscenze comuni, abusi privati, parla proprio di lei! ;-)