mercoledì 29 settembre 2010

Via i gatti...


... i topi ballano, si dice dalle mie parti. O meglio, in dialetto ticinese, "Bala i ratt".
E' rimbalzata sui media italiani la notizia di una campagna pubblicitaria/politica che ha luogo in questi giorni nella Svizzera Italiana. Subito bollata come razzista, è già stata stigmatizzata a dovere.
Vedi qui per seguirne gli sviluppi e gli (in/evitabili?) commenti...
E qui un editoriale di uno dei più diffusi quotidiani locali, liberale di centrodestra...

Dietro il sito oggetto della campagna di affissioni pare ci sia l'UDC, che in Svizzera era il tradizionale partito della destra contadina delle vallate di lingua tedesca della Svizzera centrale (o meglio, di dialetto "schwyzerdütsch"), che da una quindicina d'anni s'è vista togliere una fetta d'elettorato dalla Lega dei Ticinesi (una pantomima di quella di Bossi capitanata da un cocainomane soprannominato "Il Nano")...
a Sud delle Alpi, però, le idee dello storico leader Christoph Blocher non sono mai passate di moda, e ultimamente si sono imposte portando al successo un referendum di cui vi mostro come promemoria, il manifesto:




Qualcuno se lo ricorderà...
Da quali soggetti "politici" può essere stata ripresa una tale iniziativa?
Ecco qua:


Serve un commento?






"Forse non tutti sanno che..." (chi ricorda la rubrica della Settimana Enigmistica?) in Ticino, il settimanale gratuito della Lega locale, esce ogni domenica con copertine come questa:



Che altro aggiungere?
I disoccupati che vivono nella Svizzera Italiana sono un decimo dei lavoratori italiani che ogni giorno varcano il confine per portare il loro sudore in Ticino. Senza italiani, senza contare gli altri "stranieri" che sostengono l'economia regionale, l'economia del Ticino fallirebbe più in fretta di quell dell'Islanda. E senza mutui subprime o derivati...
E se solo la Svizzera tassasse dell'1 per mille i depositi bancari (il 99,9% dei quali di cittadini stranieri, una percentuale incalcolabile dei quali frutto di illeciti di vario tipo), ci sarebbero soldi per risanare l'economia di qualche paese africano...
E se il 60% dei crimini è compiuto da "stranieri", beh sono pochi - perché se in proporzione, il 40% dei crimini è compiuto da svizzeri, che sono numericamente molti di più, vuol dire che tra la popolazione indigena c'è una percentuale di criminali parecchio più alta!
Eccetera eccetera eccetera
ma se i deliri dei razzistileghistifasciodemocentristi di tutte le risme si possono facilmente smontare con un minimo di razionalità e di cifre, perché da anni non è stato fatto?
Ad essersene andati, più che i gatti del titolo, sono forse i lumi?

lunedì 27 settembre 2010

Run and gun


Ho appena letto che per il suo nuovo documentario Spike Lee ha usato tra le altre "macchine da presa", anche delle Canon EOS 7D come quella che uso io.

(La foto è un autoscatto di prova di un adattatore fantastico che ho comprato qui, provato con un obiettivo Nikon di Eloisa)

Qui si può leggere una lunga intervista al direttore della fotografia di Lee che tesse le lodi di queste macchine, le cosiddette HDSLR (macchine fotografiche che girano anche video full HD...).

C'è un passaggio che mi ha fatto gonfiare il petto:
“Everyone got an opportunity to work with the cameras, including Spike, who shot some footage with the 7D. He would not have been able to shoot and direct if he was using anything larger than a DSLR camera.”

Più o meno vuol dire che Spike, mentre dirige l'operatore durante le riprese, contemporaneamente gira in prima persona con una 7D...

è quello che ho fatto anch'io in alcune occasioni, recentemente!
Per esempio per alcune recenti ricostruzioni di "Chi l'ha visto?".
Per chi ne fosse curioso, ecco qualche esempio:
1) Sul “caso Mollicone”:
a) puntata del 31.05.10
b) puntata del 07.06.10
c) puntata del 12.07.10 (da 1h01’35” a 1h18’35”)
2) e più di recente, alcuni pezzetti nel caso Maiorana

L'espressione "run-and-gun", gli americani la usano per quelle riprese fatte "al volo", a mano, senza treppiedi o altri accessori; spesso e volentieri si usa in ambiti documentaristici o televisivi, insomma in quelle situazioni in cui si usa tenere "carica" la telecamera andando in giro, sempre pronta a "sparare" al volo...
in inglese "girare/riprendere" si dice "to shoot" non a caso.

Insomma: un maestro del cinema mondiale utilizza la stessa macchina con cui lavoro io, in situazioni simili.
C'è solo una differenza: che per lui è un'opzione in più.
Per me, a volte, è una necessità: se non girassi in questo modo, le cose non verrebbero come le vorrei io.
Dunque nel mio caso la produzione risparmia tempo e mezzi (ce li metto io) e la qualità del risultato è notevolmente migliore (le troupe che la Rai ingaggia usano delle telecamere miniDV...).
Ne conseguirebbe che il mio investimento personale e la qualità del prodotto finale potrebbero essere ricompensate, anche economicamente.
E invece non frega niente a nessuno...

Il dono della sintesi

In moltissimi avranno visto il videomessaggio confezionato da Fini,
che ha me ha ricordato le autointerviste al caminetto preconfezionate in cassetta (all'epoca usava così) di Berlusconi.
Gilioli ha riassunto magistralmente in poche gli oltre nove minuti di solilocquio (nove minuti!).

«Dunque, io sono un cretino che si fa raggirare da un semicognato mascalzone.
Il mio alleato invece è un farabutto che tiene i capitali nei paradisi fiscali per non pagare le tasse, fabbrica dossier su chi non è d’accordo con lui e manda in giro per il mondo barbe finte pagate con i soldi dei contribuenti per fottermi.
Quindi, insieme, governiamo l’Italia per altri due anni e mezzo».


Nove minuti, eh.
No, perché tra l'altro sono molto più efficaci questi 54 secondi...

venerdì 24 settembre 2010

Ri-presentazioni

Ieri pomeriggio, alle 18.30, alla libreria FNAC del centro commerciale Porta di Roma, ho presentato il libro+DVD dell'amico e collega Filippo Vendemmiati "È stato morto un ragazzo".
C'erano quattro gatti, letteralmente: le persone sedute in platea si contavano sulle dita di una mano. Ma è stata comunque una chiacchierata piacevole e l'occasione di scambiare qualche opinione con Filippo.

Domani, nel giorno del quinto anniversario dell'uccisione di Federico Aldrovandi, a Ferrara, avrò l'onore di "presentare" una parte della giornata di manifestazioni (trovate il programma sul blog qui a fianco). Sicuramente ci sarà molta più gente, e sarà l'occasione per lanciare una associazione tra familiari di vittime di abusi "da uniforme".

Il giorno dopo, altro anniversario, altra presentazione: a Trapani verrà presentata un nuovo fumetto su Mauro Rostagno.
Non credo di riuscire ad esserci, ma mi farebbe molto piacere...

Per il resto, si tira a campare (sempre peggio)
in attesa che nel lavoro riesca a ritrovare stimoli
che da un pò di tempo vedo periodicamente sfumare
e non è che a me, fare il mio lavoro piaccia di meno, eh!!!

martedì 13 luglio 2010

il palazzo di vetro e il palazzo di sterco


L'ONU invita l'Italia a buttare nel cesso la legge-bavaglio. I soliti comunisti...
però pensiamoci bene, potrebbe essere un'idea: visto che da soli non ci riusciamo,
forse l'unico mezzo per liberarci da Berlusconi, sono i caschi blu!

sabato 10 luglio 2010

tuffati tu nel conto onlain!



Ci sono giorni che vado sul sito della mia banca, inserisco i codici, e vado a leggere gli ultimi movimenti per sapere se finalmente è arrivato quel bonifico che mi toglierà un pò di acqua dalla gola. Poi quando arriva prendo un bel foglio, magari già usato, e calcolo. Sottrazioni, ovviamente: affitto, rata della macchina, carta di credito, eccetera. E poi verso subito il 20% sul Contoarancio, giusto per non toccarlo fino a quando dovrò riversarlo sul conto "vero" per pagare l'IVA. E calcolo quanto mi rimane. E mi torna su un pò l'acqua. Eppure non guadagno poco, fatturo parecchio, dannazione. Ma in questo mondo virtuale, ormai, sono numeri senza sostanza.
E allora, visto che ieri il bonifico è arrivato, oggi sono andato lì, sul sito, ho inserito i codici, solo per la soddisfazione di leggere il saldo, quelle quattro cifrette più i centesimi. Lo sapevo già, quanto avevo, circa, centinaio d'euro più o meno.
Però mi è venuta una strana nostalgia. Invece di un numero blu, per una volta, prima che spariscano per tutte le spese virtuali un'altra volta, mi piacerebbe che quei soldi fossero qui accanto a me, in mucchi di monetine gialle come quelle di Paperone, per poterci fare un bagno dentro. Chi non ha mai sognato di farlo?
Lui è un vecchio taccagno, ma ti comunica il piacere fisico del possesso di denaro: invece di quell'enorme deposito, potrebbe avere qualche mucchio di banconote di grosso taglio ben impilate, o qualche altra forma meno voluminosa di denaro. E invece no, lui preferisce tonnellate di monetine, metri cubi di nichelini. E ci si tuffa dentro.
Ecco, io oggi vorrei farmi un bagno così. Altro che mare, sarebbe un giorno di vacanza perfetto, dopo un anno di lavoro come questo. Forse sto diventando venale? Ho compiuto quarant'anni, forse è un primo segno d'invecchiamento.
Ma per un giorno vorrei non pensare alla fatica, di portare carrettate di monete alla padrona di casa, sacchi di iuta con la $ sopra a Fastweb, Sky, Acea e compagnie brutte. Per un giorno vorrei tornare bambino così, nella palandrana di un vecchio taccagno che una cosa l'aveva capita: il piacere fisico del guadagno. E un piacere fisico, qualunque esso sia, non te lo può togliere nessuno.

giovedì 17 giugno 2010

damme na mano a faje dì de sììì


Roma, quartiere Parioli, ricco e residenziale. Albergo a 4 stelle, talmente chic che non pubblica neanche i prezzi sul sito web.
"Il calore che mettiamo nell'ospitalità, la grande professionalità del nostro staff e l'attenzione verso gli ospiti (...)"

Studentessa americana, 21 anni, in vacanza. Forse un pò brilla (ma non cambia un cazzo, al fatto).
E' stata stuprata, pare, dal portiere dell'albergo.

E così io adesso sogno orde di rom che da tutti i campi nomadi invadano gli alberghi della capitale con bastoni e altre cosette per una bella ronda...

Già, ma sti cazzo di zingari fannulloni manco una bella rappresaglia, sanno organizzà...

mercoledì 16 giugno 2010

niu luc

Sì, il blog ha cambiato faccia. Ma dentro è ormai sempre vuoto... mi sa che lo chiudo. Boh.

lunedì 24 maggio 2010

Apichatpong


A Cannes 2010 vince (inaspettatamente, dicono gli aspettatori) Apichatpong Weerasethakul, regista thailandese, con il suo nuovo film "Uncle Boonmee".

Weerasethakul è un regista visionario, delicatamente fantasmatico e di ironico surrealismo.
A Cannes 2004, dove presentò "Tropical Malady", io e la collega&amica Cristiana Paternò di Cinecittà News, lo intervistammo:
qui si può ancora vedere e sentire l'intervista!

giovedì 20 maggio 2010

Coagulazioni (pane e sangue secchi)

E se n'è andato anche Sanguineti
e ci son rimasti loro
a sugarci il sangue ogn'ora
Draquila, L'aquila, Vaquila, Ubiquila, Ubuquila Re.
Alla macelleria messicana sono rimasti solo gli scarti
i tagli più belli li han messi da parte per loro,
con vista sul Colosseo, sul colon suo,
i tagli le botte più belle
per fare documentari, da guardarci tra di noi,
i macellati, i salsicciati, i masticati, i sanguisugati.
Messi da parte, messe da porci,
questurini promossi, preti spostati,
fan tutti carriera, fan tutti caciara
sono buoni tutti
col culo degli altri.

E tu mi canti della seconda guerra mondiale,
un'emorragia di sole e di sangue di maiale,
e i ragazzi di Salò sorridono
basta stuprar ebree ora ci son le beduine,
le spose di Allah, le figlie di Maometto,
in Padania, in Allegria, Allahgria, cria grida strepita figlia mia,
figlia della macelleria,
scarto insanguinato, su cui hanno sputato
i promossi, gli spostati,
quelli col filetto da parte
e dall'altra sempre i manganelli
quelli che hanno sempre ragione, governo, giustizia,
quelli che hanno tutto
anche il culo degli altri.


A Claudio

Pane in concerto, "Emorragia di sole"

lunedì 17 maggio 2010

all we are is dust in the wind

Per chi del vulcano islandese ha solo sentito parlare, per chi è rimasto a terra da un volo, per chi ama ogni tanto sperdersi lo sguardo e la mente guardando un paesaggio inusuale, ecco un video indimenticabile.



Consiglio di vederlo in HD a pieno schermo qui.
Ah, è girato con una Canon 5DMarkII. Ma avrebbe potuto essere girato pure con la mia 7D!

martedì 11 maggio 2010

almeno lì

A Stefano Gugliotta è andata meglio che a Federico Aldrovandi.
Via Pinturicchio a Roma non è Via Ippodromo a Ferrara.
Almeno lì qualcuno si è affacciato, ha gridato "basta"
con lui, per lui,
qualcuno ha filmato...
forse ha salvato la vita a quel ragazzo.

Di quell'altro, qualcuno che è rimasto a spionare dietro le persiane
ha detto persino "avran fatto bene, si vede che si meritava una lezione".
Perché se la legge, lo stato, picchia, deve avere una qualche buona ragione
e alla fine è colpa tua.
Che sei troppo negro, ubriaco, vestito da centro sociale,
forse sei così spavaldo e incosciente da rilanciargli addosso il loro estintore,
forse indossi la maglietta del colore sbagliato e non il casco,
o solamente ti trovi lì per sbaglio,
nel posto sbagliato, al momento sbagliato, nel paese sbagliato...

lunedì 3 maggio 2010

venerdì 9 aprile 2010

minimizzare, sottovalutare, coprire, omettere e depistare

ALDROVANDI: PROCESSO BIS, AGENTI VOLEVANO EVITARE INDAGINI
MOTIVAZIONI CONDANNA PER DEPISTAGGI DI TRE POLIZIOTTI SU QUATTRO
(ANSA) - FERRARA, 7 APR - Il gup Monica Bighetti ha
depositato le motivazioni della condanna in cui accoglie in
pieno le accuse a tre dei quattro agenti imputati nel processo
'Aldrovandi bis', sui presunti depistaggi nelle indagini per la
morte del diciottenne Federico Aldrovandi, durante un intervento
di polizia il 25 settembre 2005 a Ferrara.
Per la morte del ragazzo erano gia' stati condannati l'estate
scorsa gli stessi tre poliziotti: Paolo Marino a un anno, Marco
Pirani a otto mesi e Marcello Bulgarelli a 10 mesi (il quarto,
Luca Casoni, ha scelto il processo e andra' a giudizio a parte).
La tesi dell'accusa e della famiglia Aldrovandi cosi' accolta
voleva dimostrare che le indagini partirono male perche' la
polizia fece di tutto per minimizzare, sottovalutare, coprire,
omettere e depistare. Ora le motivazioni della condanna del gup
spiegano in sintesi che Paolo Marino, funzionario che dirigeva
le Volanti, l'ufficio Upg della questura di Ferrara, il 25
settembre 2005 non disse la verita' al pm Mariaemanuela Guerra,
magistrato di turno, sulla morte di Federico per non
''compromettere i propri uomini''. Pirani, che era stato il
braccio destro del pm Guerra, durante le indagini invece non
fece cio' che doveva fare, ovvero mettere per iscritto cio' che
aveva scoperto sui brogliacci pasticciati del 113, ''per non
esporre a rischio Bulgarelli e Marino'' che li avevano
compilati, pasticciati e poi tenuti da parte. E Bulgarelli,
responsabile del 113 quella mattina, quando interruppe la
registrazione della telefonata con Casoni (esortandolo nel
dirgli: 'stacca') ''aiuto' i quattro agenti ad eludere le
possibili indagini a loro carico''.
Il gup Bighetti ha anche ribadito che le indagini ''per far
luce sulla morte del ragazzo stentarono a decollare e presero
forza solamente nella seconda quindicina di gennaio 2006, dopo
una campagna mediatica stimolata dall'apertura di un blog da
parte dei genitori del giovane''. Un'affermazione, questa del
giudice, quasi a contrastare quella del procuratore capo Rosario
Mina che intervenne in aula durante l'udienza preliminare,
innescando tensioni nel difendere l'operato della Procura
parlando di 'fogna mediatica' attorno al caso Aldrovandi.

lunedì 29 marzo 2010

ora (più o meno) legale


Ora ci vado anch'io, a votare. Ho espresso chiaramente la mia intenzione, dunque se arrivo un pò tardi non ci sono problemi, no?

6 a 3? No, 7 a 2!


La Bigelow batte l'ex-marito 6 a 3. Una donna "con le palle". The Hurt Locker meglio di Avatar...
ormai le abbiamo lette, sentite e digerite, le stronzate all'italiana sugli ultimi Oscar. Compresi i complimenti per gli "italiani" premiati (Mauro Fiore per la Fotografia di "Avatar", Michael Giacchino per la Colonna Sonora di "Up", Joe Letteri per gli Effetti Speciali Visivi di "Avatar")...

Vi parlerò di Stephen Nakamura e vi spiegherò perché a lui e Barry Ackroyd, secondo me, sarebbe dovuto andare (ex-aequo, ma per lo stesso film) l'Oscar 2010 per la "Cinematography", cioè per la Fotografia, di "The Hurt Locker".

Ora, non me la voglio prendere con l'unico che ha pure salutato l'Italia dal palco, ma il premio a Mauro Fiore secondo me è stato il più discutibile. A me era piaciuta la fotografia di The Hurt Locker come e forse più del montaggio, che ha vinto meritatamente una statuetta. Avevo gustato il backstage nel DVD, dove il DOP (Director of Photography) Barry Ackroyd spiega perché e come aveva utilizzato una cinepresa a spalla 16mm. La qualità del film è in gran parte dovuta a quelle riprese a mano, "embedded" nelle azioni di guerra non meno che in quelle emotive dei protagonisti... c'era qualcosa in quelle immagini (ovviamente pensate e decise dalla Bigelow, schizzate da bravi storyboarder, e composte da mille altri elementi tecnici e umani) che dava una qualità sottile e unica a quel film.
Che rimane un film strano, particolare.

Non voglio entrare nel merito della discussione sul fatto che possa essere considerato un film "contro la guerra" come la maggior parte dei film "sulla guerra" da quarant'anni a questa parte, o che per una volta sia "neutro" rispetto all'argomento (e dunque risultare più citazionale in sé del film di Tarantino) come certi vecchi film degli anni '50-'60, e dunque in quella (discussione) consecutiva per cui la Bigelow non sia da considerare la prima donna a vincere un Oscar, ma una maschiaccia androgina pro-army... per quelli che cucinano stronzate all'italiana, ci son state ovviamente pure le articolesse su quanto sia figa nonostante l'età, su quanto fosse elegante agli Oscar, e blablabla...

Ebbene, perché ne scrivo solo ora?
Perché ho letto un articolo molto molto interessante, che linko immantinente.
E grazie a questo articolo mi si è... messa a fuoco, la motivazione di quel mio dubbio sull'Oscar 2010 alla Cinematography.
Non condivido la banale considerazione che in "Avatar" più che di "Fotografia" sarebbe più corretto parlare di Effetti speciali, computergrafica e diavolerie digitali. Oggi la qualità visiva di un film, nel suo complesso, è dovuta a molti fattori e a molte personalità tecniche e artistiche.
E allora cos'è che mi aveva colpito quasi subliminalmente, nelle immagini di "The Hurt Locker", e perché? Ce lo spiega Stephen Nakamura, il colorist del film, nell'intervista linkata. Il suo lavoro di post-produzione sui colori e le luci del film, sottile e misurato, insieme alle riprese di Ackroyd, hanno contribuito alla qualità unica del film.
Insomma: leggetevi l'intervista in inglese, se vi interessa capirci di più...

martedì 23 marzo 2010

camminare nei prati


Ho cliccato su un link messo lì con un intento ben preciso, ho guardato e ascoltato un video piuttosto noioso, poi (a 6:30) ho pianto.

"Io posso morire anche adesso. Ma i miei nipoti devono poter camminare nei prati, salire sulle piante, fare quello che facevano tutti..."
Grazie, nonnina, per avermi ricordato un motivo semplice, vero, che ho ritrovato in fondo al cuore, per essere con voi NO TAV!

contro i criceti medi


Uolterueltroni, affanculoooo!

Così, gridato, sboccato, sdendato, maleducato, massimalista e minimalista, il mio vaffanculo
vuole unirsi a quello di Fulvio Abbate

PER OVVI MOTIVI

sulla richiesta ad Alfano (ad Alfano!), da parte dell'uomo che ha regalato Roma ai fasci lampadati e il paese ai "ma anche no", affinché venga (ri)aperta l'indagine sull'omicidio di Pasolini...
Veltroni, Pasolini l'hai ucciso pure tu!

Forse fu dopo lo sguardo immortalato in questa foto, che Pasolini scrisse in Petrolio:
«Carlo guardava quei fascisti che gli passavano davanti. Le persone che passavano davanti a Carlo erano dei miseri cittadini ormai presi nell'orbita dell'angoscia e del benessere, corrotti e distrutti dalle mille lire di più che una società "sviluppata" aveva infilato loro in saccoccia. I giovani avevano i capelli lunghi di tutti i giovani consumatori, con cernecchi e codine settecentesche, barbe carbonare, zazzere liberty; calzoni stretti che fasciavano miserandi coglioni. La loro aggressività, stupida e feroce, stringeva il cuore. Quella massa di gente sciamava per quella vecchia strada senza il minimo prestigio fisico, anzi fisicamente penosa e disgustosa. Erano dei piccoli borghesi senza destino, messi ai margini della storia del mondo, nel momento stesso in cui venivano omologati a tutti gli altri». (pp. 501-503)

(Detto questo, se ai miei capi di "Chi l'ha visto?" interessasse, sul "caso Pasolini" ci lavorerei ovviamente volentieri...)

lunedì 22 marzo 2010

le attraenti ossa


Ho letto il romanzo della Sebold, quando uscì, tutto d'un fiato. Trovai l'espediante narrativo non rivoluzionario, ma funzionale. E le atmosfere laicamente metafisiche... insomma, tutto sommato un buon libro.
Ora, di recente, è uscito il film di Peter Jackson, con il quale ho un debito quasi incolmabile (mi manca quasi tutto: non ho Heavenly creatures, né la trilogia tolkeniana...).

Ed è quasi banale, in questi giorni in cui la storia di Elisa Claps è riemersa alla cronaca, ripensare a quella storia. A lei che ha passato più tempo morta nel controsoffitto di quella chiesa di Potenza che viva, nell'aria e nel sole, a sorridere...
A lei che sa bene chi è il suo assassino, e chi lo ha aiutato allora e in tutti questi anni.
A lei, che era incastonata come il pinguino nella palla di vetro con la neve.

Perché Elisa Claps riguarda tutti noi? Perché ci viviamo un pò tutti, in una palla di vetro...
E allora, adesso che Elisa è saltata fuori, bisogna dare una bella scossa a quella palla di vetro, a quel verminaio mafiomassonico che ruota intorno (anche) a questa vicenda nel cuore nero della Basilicata, e che turbini la merda che ha ricoperto finora carte, legato mani, bendato occhi!
Che si squarci il velo di ipocrisia sulla realtà di quella cittadina, di questo paese, in cui la morte di Elisa e tutto quanto è stato fatto affinché NON si scoprisse la verità, ha la maschera di un potere senza volto, ma fin troppo riconoscibile intorno e sopra il nostro (siamo noi i nostri ministri della paura): nei giochetti retorici della quotidiana sopraffazione, in chi ha il cugino assessore e se la cava, come quello che si fa togliere le multe, o quell'altro che non ti fa la ricevuta ma vota a sinistra...

E che le ossa di Elisa, in queste ore così attraenti per i cani della De(in)formazione, vengano lasciate in pace. Ma prima della pace, servono Verità e Giustizia. Altrimenti nessuno di noi potrà sentirsi tranquillo, nella palla di vetro.
Perché un colpo di dadi non abolirà mai il caso...
e invece quanti staranno lì, stasera, o un'altra sera, a fissare la fluorescenza azzurrina, riflesso della loro palla di vetro. Semplicemente...

gruppettari


Ne avrete già letto altrove: alla loro manifestazione (meglio: cerimonia) a Roma erano un milione e più, secondo loro; 150'000 secondo la Questura.
E loro a lamentarsi dei dati della Questura, come quattro pulciosi manifestanti dei centri sociali...
ci sarebbe da ridere.

Ma non c'è.
Primo, perché comunque loro erano tanti. Troppi.
Poi perché loro avevano pure il servizio d'ordine con le croci celtiche, e ormai per loro è normale.
ma soprattutto perché loro sono al governo del paese. Loro.